Il derby lombardo tra Cremonese e Como mette di fronte due stadi simbolici e due modi opposti di vivere il calcio di provincia
La Cremonese svela i ricordi più belli del 2025 tra vittorie, firme e gol
Appuntamento con il destino: domenica 24 maggio alle 20.45, allo stadio Giovanni Zini di Cremona si gioca Cremonese-Como. La squadra di casa si gioca la permanenza in Serie A, ma deve vincere e sperare che il Lecce non faccia altrettanto; al Como, invece, servono i tre punti e una giornata storta delle altre contendenti per staccare un biglietto per la prossima Champions League. La posta in gioco è alta, e rende ancora più interessante un derby lombardo che vede fronteggiarsi due squadre che dicono molto delle rispettive provincie.
A fare da sfondo, lo Zini, un impianto compatto e profondamente legato alla storia sportiva della città, uno spazio liminale che sembra lontano anni luce dal Sinigaglia, affacciato sul lago e con tante celebrità sempre sedute sugli spalti, diventato negli ultimi anni il simbolo della trasformazione del Como in un club dalle ambizioni internazionali.
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Lo Zini e l'anima popolare della Cremonese
Lo stadio della Cremonese viene inaugurato nel 1919 ed è intitolato a Giovanni Zini, portiere grigiorosso morto durante la Prima guerra mondiale. Da allora, è diventato uno dei luoghi simbolo della città: motovelodromo, campo polisportivo e finalmente stadio vero e proprio. Oggi la sua struttura architettonica è molto cambiata, ma qualche traccia del passato è rimasta, come il celebre arco monumentale all'ingresso.Lo Zini è uno stadio che sembra costruito attorno al concetto di "provincia", ma non in senso riduttivo: è inserito nel tessuto urbano di Cremona, un'operosa città di pianura, lontana dal grande calcio. Negli ultimi anni, l'impianto è stato ristrutturato e adeguato agli standard della massima serie, ma non ha perso quella dimensione casalinga che di solito si ritrova nelle vecchie riprese anni Ottanta. È uno stadio "all'inglese", con le tribune molto vicine al campo e un'atmosfera più raccolta che ostile.
La Cremonese non è mai stata troppo glamour, nemmeno nei suoi anni migliori, della Serie A di Emiliano Mondonico e Gianluca Vialli. Qui il pallone ha il sapore delle domeniche senza troppe pretese, delle trasferte brevi in pullman e delle bandiere appese ai balconi. E, malgrado gli alti e bassi, o forse proprio grazie a quelli, il contatto con la città non si è mai perso.
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Il Como e il Sinigaglia, tra lago, turisti e ambizioni
Lo stadio Giuseppe Sinigaglia, la casa del Como, racconta una storia completamente diversa. Progettato dall'architetto Giovanni Greppi e inaugurato nel 1927, è uno dei primi esempi di architettura razionalista applicata ad un impianto sportivo in Italia. Sorge sulle rive del Lago di Como, dettaglio che negli ultimi anni è stato utilizzato in modo strategico nel glow up del club a livello internazionale.Nelle riprese video delle partite, a fare da fondale al campo ci sono le montagne e il lago. Questa combinazione, innegabilmente telegenica, attira turisti, semplici curiosi o tifosi stranieri di passaggio per la città. Nel 2019, il Como è stato rilevato dagli imprenditori indonesiani Robert e Michael Bambang Hartono, recentemente deceduto: è stato l'inizio di una scalata che, dalla Serie D ha portato fino alla zona più interessante della classifica di Serie A, grazie a importanti e intelligenti investimenti nel marketing, allo scouting di profili interessanti e alla costruzione di una nuova identità che mescola una gestione internazionale a elementi più locali, che richiamano l'estetica della "vita lenta" italiana.
Cremonese-Como: due modi diversi di essere provincia
Il Sinigaglia non potrebbe essere uno stadio più diverso dallo Zini. Se Cremona sembra voler proteggere la propria dimensione popolare, Como appare proiettata verso un futuro più internazionale e spettacolare. Un indizio di questa ambizione è proprio il dibattito sui progetti di riqualificazione dell'area e l'idea di progettare uno stadio più moderno senza rinunciare al posto in prima fila sulle sponde lariane.Eppure, nonostante le differenze, entrambe le squadre incarnano un modo di vivere il territorio lombardo fuori dall'orbita milanese. Lo Zini parla la lingua della memoria operaia e del calcio-nostalgia; il Sinigaglia quella di una città diventata famosa in tutto il mondo come immagine del lusso italiano, ma che non ha perso del tutto la sua identità lariana.
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