Tanti i club che lo hanno salutato con un post sui social: il Milan, il Real Madrid, i rivali dell'Inter.

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Il calcio italiano, il Milan in particolare, piange una leggenda, un pezzo della sua storia. Ci ha lasciato stamattina Franco Baresi, ex capitano della Nazionale e del Diavolo. Nel 2025 era stato operato per rimuovere una nodulazione polmonare. Aveva 66 anni ed era sposato con Maura dai primi anni Ottanta: ha due figli, Edoardo e Gianandrea.

Il Milan piange il suo capitano: ci lascia Franco Baresi

Orfano a soli 14 anni, nel 1974 entra nel Milan e da quel momento giura fedeltà eterna alla maglia rossonera. Lui, che era tifoso nerazzurro, viene scartato dall'Inter e notato da Italo Galbiati. Esordirà con il Milan di Nils Liedholm in panchina nel 1978. Diventerà capitano del Diavolo a soli ventidue anni e lo rimarrà per quindici stagioni consecutive: una fedeltà assoluta. Tanto che, alla fine della sua carriera, avrà disputato 719 partite con il Milan e ne sarà stato il capitano anche nel periodo della retrocessione in Serie B. Nel 1982 Enzo Bearzot lo convoca per il Mondiale di Spagna: non gioca mai ma diventa comunque campione del Mondo. Le non brillanti prestazioni del club rossonero di quegli anni, prima dell'avvento di Berlusconi, potrebbero portare qualsiasi giovane emergente ad andare verso altri lidi ma Baresi sceglie di rimanere, nonostante le offerte non gli manchino, e il tempo gli darà ragione.
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Franco Baresi del Milan gareggia per la palla con Roberto Baggio della Juventus durante la partita di Serie A tra il Milan e la Juventus allo stadio Meazza di Milano, 1992-93

La lunga carriera tra il rossonero e l'azzurro

Nel 1986 la sua carriera, con l'arrivo di Berlusconi e la costruzione del Milan di Sacchi e dei tre olandesi, vive una svolta. Ha già vinto uno Scudetto, quello della stella, nel 1979 ma ne arriveranno, sotto la guida di Sacchi e Capello, altri cinque. E non solo: è l'epoca dei grandi successi internazionali. Tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e due Supercoppe Europee. Il numero 6 diviene una colonna portante della squadra tra gli anni Ottanta e Novanta. Ed è sempre e comunque il capitano. Si ritira, dopo aver vinto una ultima Serie A, nel 1997 e il club ritira la maglia numero sei in suo onore.

Gli manca un secondo trionfo, da protagonista con la Nazionale, dopo quello del 1982. Con la maglia azzurra colleziona 81 presenze. E una grande delusione: quella del Mondiale del 1994. Fu il primo a sbagliare il rigore nella finale contro il Brasile ma la sua dedizione all'Italia rimarrà nella storia: si infortunò nella seconda partita della fase a gironi, contro la Norvegia, e poi tornò in tempo per la finale dopo appena 25 giorni. Dopo il ritiro ha lavorato a lungo per il suo vecchio club, del quale era vicepresidente onorario, occupandosi soprattutto delle giovanili.

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