Il tecnico catalano spiega le chiavi del successo del suo Como, ormai realtà da Champions. L'empatia nello spogliatoio e il ruolo centrale dell'allenatore sul mercato

US Cremonese v Como 1907 - Serie A

Como, il discorso da brividi di Fabregas dopo il piazzamento Champions

L'approdo in Champions League del Como, a due sole stagione di distanza dalla promozione in massima serie, non è certamente frutto del caso. Alla base del progetto tecnico e societario guidato da Cesc Fabregas c'è una profonda armonia di intenti tra la scrivania e il campo. Il manager iberico ha voluto fare luce sul suo approccio molto metodico al calciomercato, un sistema fortemente incentrato sull'individuo prima ancora che sull'atleta, in un'intervista a The Athletic: "Io nei miei incontri la prima volta non parlo mai di calcio, ma solo di vita personale. Voglio capire la loro mentalità, spiegare loro chi siamo, come lavoriamo. Prima si definiscono alcuni aspetti chiari sulla cultura della squadra e del club e solo dopo si inizia a parlare di calcio".

Fabregas Como

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Il peso della panchina e la cura dei giovani

Una strategia puramente umanistica che sta garantendo dividendi altissimi e che si scontra, di fatto, con le moderne logiche di scouting guidate esclusivamente dagli algoritmi. Fabregas rivendica con orgoglio il ruolo imprescindibile dell'allenatore nella scelta dei nuovi innesti: "Io credo ciecamente nei miei giocatori e non capisco quei club che ingaggiano un calciatore senza che l'allenatore lo conosca. Siamo noi tecnici che dobbiamo farli giocare e migliorarli. Questo è l'aspetto che più amo del nostro lavoro: passare del tempo con i giocatori, soprattutto con i più giovani, e aiutarli a migliorare. Li tratto come se fossero miei figli".

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UDINE, ITALIA - 6 APRILE: L'allenatore del Como, Cesc Fabregas, osserva la partita di Serie A tra Udinese Calcio e Como 1907 allo Stadio Friuli il 6 aprile 2026 a Udine, Italia. (Foto di Timothy Rogers/Getty Images)

L'intuizione Butez: da scommessa a saracinesca

Il manifesto perfetto di questa gestione tecnica ed emotiva porta il nome di Jean Butez. Atterrato in riva al lago di Como senza i grandi favori della critica, l'estremo difensore si è trasformato a suon di parate nel portiere meno perforato del campionato italiano. Il mister catalano ha esaltato così il clamoroso impatto tattico del suo numero uno: "Cercavamo un profilo abile con i piedi. I suoi dati erano buoni, ma non eccezionali. Invece è stato una sorpresa incredibile. Ha capito in fretta il nostro modo di giocare, se gli proponiamo 4 soluzioni lui trova sempre anche la quinta migliore di quelle che gli abbiamo proposto. E' stato un acquisto fantastico".

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