Parla il vecchio mentore

Parla lo scopritore di Kean: “Bel colpo per la Fiorentina. Da Moise…”

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Abbiamo intervistato il primo mentore del neoattaccante della Fiorentina che ci ha dato una visione a 360 del suo pupillo
Giuseppe Martorana

Maurizio Molinelli, attualmente responsabile delle giovanili del Mirafiori, è stato anche il primo mentore del neoattaccante della Fiorentina Moise Kean per via del suo passato nelle giovanili della Juventus. Oggi abbiamo scambiato due chiacchiere con lui per sapere cosa ne pensa del trasferimento del suo pupillo in Toscana.

Kean alla Fiorentina, il primo mentore Molinelli "E' un ottimo colpo"...

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Buongiorno Mister, Moise Kean, dopo una stagione in chiaroscuro con la Juventus si è appena trasferito alla Fiorentina. Cosa pensi possa portare in Viola e come questo trasferimento può aiutarlo a rilanciarsi?

“Io penso che Moise abbia fatto bene ad andare alla Fiorentina dopo una stagione un po’ difficile per lui. Ha avuto qualche infortunio che ne ha limitato il suo utilizzo, poi è scivolato indietro nelle gerarchie di Allegri. Non era una prima scelta alla Juventus e questo lo ha condizionato. Parliamo di un ragazzo giovane, del 2000. Secondo me non può che fargli bene questa nuova avventura. Alla Juventus, per come è andata la scorsa stagione, si era già capito, che per lui sarebbe stato difficile giocare. Il fatto di aver accettato la Fiorentina non può che giovargli”.

Moise Kean

 

Quale consiglio gli daresti per avere successo in questa nuova avventura? La piazza di Firenze è calda e molto esigente…

“Io penso che l’esperienza in Toscana, per lui sia una grandissima opportunità, perché in questa grandissima società, lui avrà la possibilità di dimostrare tutto il suo valore. Il consiglio che gli do è di allenarsi bene, partire bene e fare le cose che lui sa fare. Che sono tante! Secondo me, lui è un ottimo giocatore e la Fiorentina ha fatto un ottimo acquisto”.

Cosa ti senti di dire ai tifosi viola che hanno storto il naso dopo l’arrivo di Kean?

“Io dico che i tifosi, devono fare i tifosi e devono giudicare il giocatore per quello che fa in campo, non perché ha un trascorso in una società che a loro non sta simpatica.  Io, ai tifosi viola, direi di incoraggiare Kean, perché lui è il classico calciatore che se sente l’amore della piazza rende ancora di più e può fare tanti goal. I tifosi devono sostenerlo e non storcere il naso perché arriva dalla Juve. Loro devono pensare che adesso è un giocatore viola e devono passare oltre a queste cose di campanilismo. Loro devono essere superiori”.

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Secondo te, data anche la scarsa vena realizzativa di Scamacca e Retegui in Nazionale, Kean può diventare il prossimo centravanti azzurro?

“Si, anzi io mi sono addirittura stupito che Spalletti non l’abbia portato ad Euro2024. Col fatto che in Italia, non ci sono dei grandissimi attaccanti, uno come lui poteva servire. Noi, in Italia, fatichiamo. O si punta su qualche giovane e soprattutto lo si difende, lo si fa crescere senza troppe pressioni oppure si deve essere consapevoli che si può incorrere in brutte figure. I giovani vanno difesi, vanno tutelati”.

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 Un esempio è Lamine Yamal, che a 17 anni ha trascinato la Spagna in finale di Euro2024…

“Si, ma anche lui nel Barcellona ha sbagliato qualche partita, ma la società l’ha sempre sostenuto. La forza di una società è questa, quella di visionare i giovani, farli giocare e farli crescere. Perché i giovani possono peccare di esperienza, questo è normale, ma non bisogna subito "metterli in croce". Non si può assolutamente pretendere che un ragazzo giovane abbia tutto e che sia esperto. Qualche peccato di gioventù può anche farlo. Per questo ti dico, Kean, che è del 2000, io se fossi stato in Spalletti, lo avrei portato in Germania. Capisco anche lui però. Quest'ultimo guardava i suoi equilibri e sicuramente avrà fatto una scelta per il bene della Nazionale. Tornando al vecchio discorso, per Kean, quest’anno, è l’anno zero. Se fa una stagione “alla Kean” guadagna punti, l’amore della piazza toscana e può rientrare anche per il discorso Nazionale”.

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Mister, sei il responsabile di tutte le giovanili del Mirafiori Calcio dopo un trascorso di 12 anni nelle giovanili della Juventus e di 8 al Torino. Chi vedi pronto per ripercorrere le orme di Moise Kean e diventare un calciatore professionista?

“Al Mirafiori è diverso rispetto a qualche anno fa. Quest’anno abbiamo mandato un sacco di bambini nella scuola calcio della Juventus. Abbiamo molti bambini con un sacco di talento, ma è ancora presto per fare quest’ulteriore step. Io, dopo aver fatto 12 anni nelle giovanili della Juventus ed 8 al Toro, di ragazzi bravi ne ho visti tanti. Per arrivare a quei livelli ci vogliono delle caratteristiche particolari. Non è per nulla facile. Può infatti capitare che uno sia bravo, ma soltanto tra i Dilettanti, ma poi, quando fa il salto di qualità fa fatica. Abbiamo tanti ragazzi promettenti nelle nostre giovanili, ma bisogna ancora lasciarli crescere. Quest’anno, avremo 6 – 7 ragazzini che rientreranno di nuovo nel panorama Juve e questo ci rende orgogliosi per il lavoro svolto”

 

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