derbyderbyderby calcio italiano Malagò spiazza tutti: “Non sono ancora candidato, ma c’è coesione. La chiamata fu prima della Bosnia”

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Malagò spiazza tutti: “Non sono ancora candidato, ma c’è coesione. La chiamata fu prima della Bosnia”

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Da un evento a Milano, Giovanni Malagò ha fatto il punto sulla presidenza della FIGC: candidatura, piani futuri e il rapporto con la politica
Samuele Dello Monaco
Samuele Dello Monaco

Nel corso del prestigioso evento intitolato “Il Foglio a San Siro”, una cornice di grande rilevanza per il dibattito sulle tematiche legate al mondo dello sport e alle sue complesse dinamiche gestionali, i riflettori si sono concentrati sull'intervento di Giovanni Malagò. Lo storico ex presidente del CONI ha sfruttato il palcoscenico milanese per affrontare i temi più caldi del momento. Durante il suo discorso davanti alla platea, Malagò ha voluto rispondere e partire dalle recenti dichiarazioni pubbliche formulate da Andrea Abodi, attuale Ministro per lo Sport e i Giovani (“Serve un cambio di regime, non di presidente”). Queste le dichiarazioni di Giovanni Malagò.

Le parole di Malagò

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SULLE DICHIARAZIONI DI BINAGHI - “Non so a cosa si riferisca, quando il Coni commissaria una Federazione, come accadrebbe anche oggi, dipende dalla tipicità del commissariamento. Se non ci sono irregolarità amministrative, che non ci sono e non c’erano all’epoca, se non ci sono problemi sui campionati o sulla giustizia sportiva, non è che puoi cambiare gli aspetti statutari, se non passi da un’assemblea straordinaria. Poi però lo ringrazio, forse è una delle prime volte che mi ha fatto un complimento”.

CANDIDATO UFFICIALE ALLA FIGC? -“No, assolutamente. Possiamo dire che uno riflette, che mi hanno contattato ancora prima della Bosnia e ho detto che non ero disponibile, poi in pochi giorni sono raddoppiate le società e sono diventate 19. Per decenni hanno combattuto per arrivare a undici, quantomeno c’è un discorso di credibilità e di rispetto”.

CONTATTI PRIMA DEI PLAY-OFF? -“Non credo di dire qualcosa di nuovo. C’era preoccupazione, ma credo anche che lo stesso presidente Gravina abbia rappresentato il suo desiderio di portare fino in fondo il mandato, nel pieno rispetto del consenso che aveva avuto e delle considerazioni esterne o interne, di rispetto alla Federazione”.

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L'INCONTRO CON GIOCATORI E ALLENATORI - “Sì, ci saranno anche i confronti con altre componenti, credo sia giusto. Ho l’impressione che le componenti tecniche siano disponibili a parlare, non si può rimanere fermi. Per citare Binaghi, le cose si possono fare a colpi d’ascia, ma non credo ci siano gli strumenti. Oppure mettendo in ballo la propria credibilità e convincere tutti a fare sintesi”.

EX-GIOCATORE NEL TEAM? -“Leggo tanti nomi. Non ho pensato a niente in particolare, non ho impegni con me stesso e figuriamoci se qualcuno va avanti. Quello che penso, ma credo tutti siano d’accordo, è che non mi vengono in mente presidenti di federazione che non abbiano coinvolto almeno un atleta nella gestione della rispettiva federazione. Se non altro per questioni di consiglio federale, poi ci sono specificità come nel calcio: un campione è un valore aggiunto in campo”.

RAPPORTI CON LA POLITICA -“Credo che sia giusto che, entro certi limiti, si interessi alla questione. Negli anni ho sempre avuto ottimi rapporti con chiunque si occupi di politica. Ieri ho iniziato la mia giornata con una videoconferenza con il CIO: ci hanno fatto i complimenti perché abbiamo mantenuto continuità organizzativa negli anni e rispettato il mondo che abbiamo rappresentato. La cosa migliore è sperare di andare d’accordo su ogni cosa, ma poi non credo si possa avere un rapporto idilliaco con tutti: l’importante è avere rispetto”.

LA MANCATA CONFERMA ALLA GUIDA DEL CONI - “Non mi spaventa. È una storia passata, credo non ci sia niente di peggio che rimanere agganciati ai rimpianti e ai rimorsi. Mi sembra di avere altri interessi: i miei figli mi prendono in giro perché parlo sempre di volare alto... Io sono fatto così, il mondo si divide in tantissime categorie: io sono uno che cerca di pensare che, anche con chi non mi ha voluto bene, un giorno si possa trovare la strada di volersi bene. Invece c'è qualcuno che, mentre si fa la barba, pensa ad aprire nuovi fronti e creare polemiche: è un problema serio, non per lui ma per il Paese. Questo succede in tutti i settori: c'è una specie di modus vivendi per cui dicono: siccome quella persona non è mio amico, più che mio nemico, io gli vado contro pur di far sì che non ottenga qualcosa”.