Madrid come seconda casa, la gratitudine verso Mourinho e la voglia di portare il Milan dove merita
Il Milan regna del derby con la grande festa di Modric e compagni a San Siro
Luka Modric, a quasi 41 anni, compete ancora ai massimi livelli. E lo fa con la scrupolosità, l'intelligenza e l'umiltà che lo hanno sempre contraddistinto nel corso della sua lunghissima e ricchissima carriera. Il croato ha scelto di continuare al Milan, nonostante il triste epilogo della passata stagione e promette di portare un trofeo a San Siro. L'intervista esclusiva a MARCA.
Madrid: la seconda casa
Il Pallone d'Oro 2018 ha vissuto gli anni d'oro della propria vita al Real Madrid, dal 2012 al 2025, diventando il giocatore più titolato delle merengues. In campo è sempre stato corretto, leale e sportivo; esattamente gli stessi valori che giornalmente intende trasmettere ai suoi figli, nati e cresciuti a Madrid, la loro casa: "Il mio primo figlio è nato quando eravamo in Inghilterra e aveva due anni quando siamo arrivati, ma ricorda tutta la sua infanzia a Madrid. Ora ha 16 anni. Quando parli con loro, quando siamo in vacanza o non so dove, ti chiedono: "Quando torniamo a casa?" E si riferiscono a Madrid".
Immancabile la domanda su José Mourinho, allenatore di Modric soltanto durante la prima stagione del croato ai Blancos e tornato alla guida del club questa estate: "Il Madrid ha preso Essien in prestito e solo me come acquisto. La trattativa con il Tottenham non fu facile. È stata difficile e lunga. E se Mourinho non fosse stato così insistente, forse il Madrid si sarebbe ritirato dalla trattativa. Mourinho è stato il primo che mi ha voluto e sarò sempre grato per quel trattamento, per quell'affetto fin dal primo giorno. L'unico peccato è che non mi sono allenato con lui per più di un anno. Ma ehi, è la vita. Ho imparato molto in quell'anno, ma mi sarebbe piaciuto allenarmi più tempo con lui".
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Dare tutto per il Milan
Nella seconda parte dell'intervista, Modric si è soffermato sulla decisione di andare al Milan, presa l'anno scorso: "Quando ero piccolo, guardando il calcio italiano, il Milan era la mia squadra preferita. Quindi diverse cose si sono incastrate per rendere la decisione più facile dopo Madrid, perché ho sempre avuto molto affetto e rispetto per il Milan. Quando si è presentata questa opportunità dopo il Madrid, non avevo molti dubbi".
Il numero 14 rossonero è tornato sulla passata annata, iniziata alla grande e terminata in modo disastroso: "L'obiettivo è fare meglio dell'anno scorso. Per molto tempo abbiamo fatto molto bene, siamo stati quasi lì a lottare per lo Scudetto fino a marzo e poi, nelle ultime partite, abbiamo quasi buttato via tutto e non siamo entrati in Champions League". Il suo pensiero sul nuovo corso targato Ruben Amorim e quella voglia, innata e mai accantonata, di vincere: "Ci sono molti cambiamenti quest'anno nella squadra, nuovo allenatore, parecchi nuovi giocatori, e il club mi ha visto come una parte importante, mi volevano qui ed è per questo che sono qui. Voglio competere, dare tutto e cercare di far vincere di nuovo il Milan. Tutti insieme. Un giocatore non può farcela da solo, ma insieme dobbiamo impegnarci per cercare di riportare il Milan dove deve essere".
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