Ventinove giornate di Serie A, più vittorie di quelle conquistate nell'intera stagione precedente, e una salvezza che si avvicina. Il Parma di Carlos Cuesta ha sorpreso in molti, ma non Luigi Apolloni. L'ex difensore e capitano crociato, che ha allenato il club emiliano nella sua rinascita dalla Serie D, aveva visto qualcosa negli altri quando il tecnico spagnolo fu scelto la scorsa estate tra mille perplessità. In questa esclusiva a DerbyDerbyDerby.it, Apolloni racconta ai nostri microfoni il valore di Cuesta, il modello di sviluppo costruito attorno ai giovani, e lancia uno sguardo al futuro del Parma — con un messaggio chiaro alla società: non interrompete questo percorso. Secondo l'intervistato, per la salvezza del Parma servono cinque punti da fare nelle prossime otto partite.
ESCLUSIVA
Apolloni ESCLUSIVA: “Parma, Cuesta scelta azzeccata. Salvezza? Mancano cinque punti”


Il Parma ha vissuto due stagioni consecutive con allenatori esordienti — Chivu l'anno scorso, Cuesta oggi. È un modello di lavoro che La convince, oppure a un certo punto serve un timoniere di esperienza consolidata?
"Il progetto del Parma è chiaro, nel senso che è arrivato questo nuovo presidente statunitense che ha portato tanto entusiasmo e le risorse, che sono fondamentali in un ambiente un po' in depressione dopo quello che è accaduto. Ma tramite 'i sette salvatori' - chiamiamo così quei sette che hanno ripreso in mano il Parma dal fallimento Ghirardi -, stanno portando avanti questo progetto con l'obiettivo di far crescere i giovani, valorizzarli e poi autofinanziarsi. E chi meglio di un allenatore giovane che conosce anche l'ambiente dei giovani?
Perché, comunque, Carlos Cuesta ha esperienza con i settori giovanili e quindi devo dire che hanno fatto una scelta azzeccata, tanto che è subito entrato in empatia e sintonia con l'ambiente del calcio italiano. Lui si è adattato velocemente alla strategia di consolidare la fase difensiva negli sviluppi che poi vengono fatti e, secondo me, sta raggiungendo l'obiettivo della salvezza. Nonostante una buona parte dell'opinione pubblica avesse storto il naso sul suo arrivo".
A inizio estate in tanti erano scettici sulla sua scelta. Lei invece aveva già intravisto qualcosa che gli altri non vedevano?
"Sì. Una volta mi ha colpito molto vedere un allenamento in video dove ho notato la cura del particolare che lui aveva nella gestione del pallone, soprattutto nella postura, per velocizzare l'azione e cercare di evitare il pressing degli avversari… una cosa che pochi hanno curato negli anni, e Cuesta ha capito molto bene. Questo mi ha fatto capire il suo valore come allenatore".
Alla 26ª giornata, il Parma ha raggiunto più vittorie di quante ne avesse raccolte nell'intera Serie A 2024-2025. Questo è legato a una continuità di lavoro basata su una mentalità giovane o è proprio merito di Carlos Cuesta?
"Sicuramente Cuesta ha dei meriti. Prima di tutto perché è un ragazzo molto intelligente che sta cercando di tirare fuori dai giocatori le loro qualità. Ed è uno preparato perché, da quello che ho capito, parla sei lingue; e siccome il calcio italiano negli ultimi anni ha fatto riferimento soprattutto all'estero per i giocatori… non c'è più quello che c'era una volta ai miei tempi, quando gli stranieri erano soltanto tre all'inizio, poi si è passati a cinque e gli italiani erano la maggior parte.
Adesso è il contrario ed è un problema per la Nazionale, come dicevamo prima. Il calcio giovanile italiano ha delle risorse importanti, ha società che valorizzano molto i calciatori e soprattutto ha allenatori preparati che possono mettersi in evidenza, anche se forse il difetto più grosso che c'è in Italia adesso è che gli allenatori dei settori giovanili pensano al risultato e a fare carriera arrivando nelle prime squadre chiaramente. Secondo me, servono proprio figure dedicate che valorizzino i calciatori scegliendo di rimanere nel contesto del settore giovanile".
Una nuova generazione in panchina
—Recentemente, Lei ha descritto questo Parma come "molto pragmatico", capace di far giocare male gli avversari e di ottimizzare la fase difensiva. Questo tipo di calcio può entusiasmare i tifosi nel lungo periodo?
"Dal punto di vista del tifoso, non entusiasma, ma Cuesta, come Fàbregas all'inizio, è stato bravissimo proprio nel capire che la fase difensiva è una cosa fondamentale. Ed è stato bravo soprattutto a fargliela capire ai giocatori che hanno più qualità tecniche e meno propensione nella fase di non possesso. Il fatto è che un giocatore su tutti, come Bernabé, che ha qualità straordinarie, sta facendo un grandissimo lavoro nell'aspetto difensivo, ma forse questo lo porta a essere meno lucido nella fase di costruzione, nell'innescare quelle qualità che lo scorso anno aveva fatto intravedere. Quest'anno lui sta cercando di riproporsi, però non è semplice ribaltarsi a livello mentale, e soprattutto fisico.
Però, secondo me, Cuesta è stato bravo nel far capire l'importanza di quello che va fatto oggi. Ad esempio, D'Aversa è arrivato al Torino e dalla prima partita ha responsabilizzato Simeone e Zapata dicendo loro che era fondamentale che fossero i primi difensori, per contrastare l'avversario con determinazione, con foga, con impegno, così da permettere ai compagni dietro di andare in conclusione, com'è successo. Quindi, questo vuol dire tanto entrare nella testa dei giocatori e far capire quanto sia determinante fare entrambe le fasi per il successo della squadra".
Il Parma con Cuesta, il Como con Fàbregas, il Cagliari con Pisacane… anche l'Inter di Chivu capolista della Serie A. Lei pensa che stiamo vivendo un momento di apertura verso allenatori più giovani in Italia?
"Sì, c'è un'apertura anche per un cambiamento di mentalità verso nuove idee in Italia. È un calcio un po' più tattico e tecnico, un po' sull'aspetto spagnolo, con allenatori con un rapporto stretto con i settori giovanili. Cuesta, Fàbregas, Pisacane e Chivu sono tutti allenatori che hanno idee nel cercare di valorizzare le risorse dei giovani. In Serie A, chi ha avuto l'opportunità maggiore è Fàbregas, che ha una società forte dietro, che non bada a spese, ed è riuscito ad acquistare i giovani più promettenti, valorizzandoli alla grande. Però c'è da dire che anche Chivu sta puntando su Bonny e soprattutto su Pio Esposito, il quale potrebbe rappresentare una nuova apertura nel cercare giocatori giovani italiani che possano incrementare anche il nostro calcio e dare al CT più possibilità di scelta."

Apolloni: "Tornare ad allenare il Parma? Mi piacerebbe"
—Lei ha allenato il Parma in un momento difficilissimo della storia del club, di rifondazione... cosa Le mancò allora che invece vede nella società oggi? E Le piacerebbe tornare ad allenare il Parma un giorno?
"Quando arrivai, era la rinascita del Parma in Serie D, in fretta e furia. Mi ricordo che il Centro Sportivo di Collecchio era chiuso per il fallimento e i curatori fallimentari ci diedero l'opportunità di allenarci lì; c'era un cantiere in costruzione, una squadra ancora incompleta. Man mano, con tutto lo staff e insieme ai dirigenti, abbiamo messo le basi. Devo dire che è stato fatto un bel lavoro perché quell'anno abbiamo vinto il campionato senza subire sconfitte, un record che porto dentro di me.
L'anno dopo ci sono state delle problematiche perché, non è per fare polemica però, da parte della società c'era un progetto di arrivare in Serie B in tre anni e il primo anno era di studio; poi quando mandarono via me, perché le risorse erano limitate, misero altre risorse importanti, e questo mi dispiacque molto perché sconfessavano un po' il progetto che avevano iniziato. Però alla fine hanno fatto una scelta giusta: è arrivato D'Aversa e ha fatto quella cavalcata trionfante fino alla Serie A. Tornare ad allenare il Parma mi piacerebbe, certo, è la squadra che rappresenta il punto più importante della mia carriera e ho avuto il piacere di allenarla… è chiaro che le cose sono cambiate, ma magari un giorno mi piacerebbe trasmettere ai giovani quello che ho imparato".
Nonostante i punti in classifica, il Parma è ancora nella lotta salvezza. Quanto manca per poter dormire davvero sonni tranquilli? E vorrei chiederLe già una proiezione sulla partita di questo fine settimana in casa contro la Cremonese.
"È una partita non semplice, ma per la Cremonese lo è sicuramente di più. Sapendo che si gioca contro una squadra che ha appena cambiato allenatore — il che significa che ci saranno delle energie rimesse in gioco — il Parma dovrà essere bravo a contrastarle nel modo più concentrato possibile. Sono 10 punti di vantaggio sulla Cremonese, terzultima in classifica… secondo me, il Parma deve fare altri cinque punti per essere completamente tranquillo, però deve cominciare subito, senza pensare 'vabbè, perdiamo questa, non fa niente'. Devono pensare ad arrivare subito a quell'obiettivo, e poi quello che verrà in più penso sarà un'opportunità per tanti giocatori di mettersi in mostra in maniera più serena".
Posso chiedere una proiezione del Parma per il prossimo anno?
"Ma questa è una domanda da fare più ai dirigenti che a me. Comunque io penso che se il progetto che hanno iniziato sta portando dei frutti, è giusto dare continuità a Cuesta. Magari a livello di gioco si può migliorare sicuramente, lavorare un po' meglio sulla fase offensiva perché è quella che si richiede, cercare di essere 'più spettacolari'... ma l’allenatore ha fatto e sta facendo benissimo, e sarebbe un peccato interrompere il percorso, anche perché a un progetto si deve dare continuità: hanno trovato un allenatore giovane e stanno valorizzando i giovani, penso che questo sia il punto fermo su cui costruire sopra la base del lavoro che hanno iniziato la società e Cuesta".
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