Il racconto

Sabatini, la Salernitana e il 7%: “Impresa unica, ho sbagliato a ritornare”

Sabatini
Nel corso della lunga intervista a NetBetNews, Walter Sabatini ha ricordato con grande emozione la sua parentesi alla Salernitana.
Luca Paesano
Luca Paesano Redattore 

Quando Walter Sabatini ha preso in mano la Salernitana dopo la chiamata del presidente Iervolino, la salvezza sembrava una missione impossibile. Il gap con le altre pareva fin troppo marcato anche solo per poterci sperare, ed è lì che il direttore sportivo trova il suo credo nel 7%, che diventa ben presto il mantra di tutta la squadra, la società, la piazza. Sabatini ripercorre questo ed altri momenti, come il suo ritorno un anno e mezzo dopo, nel corso dell'intervista rilasciata a NetBetNews.it.

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Sabatini ricorda la salvezza con la Salernitana

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La salvezza della Salernitana nel 2022 sembrava impossibile. La formazione granata versava in condizioni disastrose ed era sull'orlo del tracollo societario, prima che, nella serata del 31 dicembre, arrivasse l'offerta salvifica di Danilo Iervolino. In fretta e furia si provò ad abbozzare il nuovo organigramma e si tentò di tracciare le linee di un mercato che avrebbe dovuto rivoluzionare il campionato della squadra campana. Per farlo, il presidente nominò Walter Sabatini: “Cosa mi ha spinto ad accettare la Salernitana? Il senso della sfida di cui ho sempre vissuto. La sfida è sempre stata motivante per me. Quando ero piccolo e si giocava con gli amici in piazzetta, volevo sempre giocare in inferiorità numerica perché c’era un senso eroico nel vincere. Un sentimento che mi è rimasto anche da professionista”.

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Un eroe. Quello che poi è diventando per la tifoseria granata il direttore sportivo, che in 15 giorni portò a Salerno ben 11 giocatori e cambiò volto alla squadra. Federico Fazio, Verdi, Dragusin, Sepe, Mazzocchi, il colpaccio Ederson, lo svincolato Perotti... Il direttore ci mise la sua mano: “Sono andato a Salerno proprio perché volevo una sfida impossibile, e quella era una sfida impossibile. Poi si è mostrata una sfida possibile perché ci siamo salvati. Ed è stata una bella storia, per noi, per la città, e anche per il calcio. Questi ribaltamenti, una sfida vinta, sono grande stimolo per le persone. La gente si affeziona molto a queste storie, come successe per il Cagliari o il Verona quando vinsero i campionati. Noi siamo un po’ romantici in Italia, queste cose fanno bene a tutti”.

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Sabatini, il 7% e il ritorno a Salerno

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Nacque casualmente nel corso di una conferenza stampa e diventò per mesi la stella polare della Salernitana, dei giocatori e dei suoi tifosi. Il 7% era, secondo un calcolo di Walter Sabatini, la percentuale corrispondente alle possibilità di salvezza dei granata a metà gennaio. “Non ho mai fatto celebrazioni perché non sono abituato, ma da un punto di vista professionale quella è stata veramente un’impresa fenomenale - spiega il direttore sportivo a NetBetNews. Chi era con me sa bene cosa ha rappresentato il 7%. Veniva fuori semplicemente da un calcolo che emergeva dai sondaggi sui media che ci davano retrocessi al 93%. Questo significava che avevamo il 7% di possibilità di salvarci. È stata una cosa dialetticamente fortunata. È stata una mia piccola invenzione, ci serviva un mantra che unisse le persone. Ed è stata una grande gioia per Salerno, che è una città generosa, educata”.

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E tuttavia, è innegabile che non manchi il rimorso per non esser riuscito a lasciare il segno anche nella sua seconda parentesi granata. Anzi, a distanza di tempo, Sabatini rivela di essersi pentito di aver accettato di tornare: “Un mio imperdonabile errore è stato ritornarci, perché non ho potuto incidere come avrei dovuto. Nel giro di un mese sono stato vittima di tutte le sciagure scheletriche immaginabili. Prima mi si è mossa una vertebra e ho dovuto passare le mie giornate a letto. Subito dopo essermi operato mi son fratturato il femore. Significa che a Salerno non sono mai potuto andare, e quando sei in quel tipo di lotta la presenza fisica conta più di qualsiasi altra cosa”.

Infine, Walter Sabatini conclude ribadendo la profonda delusione per non esser riuscito a dare nuovamente il suo contributo alla squadra: “La mia presenza ha un senso, perché il mio impatto con i gruppi è sempre stato notevole. Non esserci stato ha messo la firma sulla retrocessione e chiedo profondamente scusa a una città che mi ha amato e che io ho ricambiato”.

 

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