Chi è davvero Oliver Glasner? Matt Woosnam, firma del The Athletic e voce autorevole sul Crystal Palace, racconta in esclusiva il tecnico austriaco
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Un'identità prima di tutto: il calcio secondo Glasner
Molti tifosi del Milan conoscono i risultati ottenuti da Oliver Glasner, ma sanno meno del suo stile di gioco. Come descriveresti la sua identità tattica a chi non ha mai seguito da vicino le sue squadre?"Se dovessi riassumere l'identità tattica di Glasner direi che si basa su alcuni principi molto chiari e riconoscibili. Le sue squadre tendono generalmente ad avere meno possesso palla degli avversari e a costruire gran parte della loro efficacia attraverso le transizioni rapide. L'obiettivo non è dominare il gioco attraverso il controllo del pallone, ma essere estremamente pericolosi quando si recupera il possesso."
"Dal punto di vista tattico predilige una struttura con tre difensori centrali, spesso descritta come un 3-4-2-1 o, se si preferisce, come un sistema a cinque difensori in fase di non possesso. In realtà, quando la squadra attacca si vede soprattutto una linea a tre, mentre in difesa la struttura diventa più chiaramente una linea a cinque. Le sue squadre difendono generalmente con un blocco medio e utilizzano pressioni organizzate attraverso specifici trigger, ovvero situazioni prestabilite che fanno scattare il pressing collettivo."
"A centrocampo si affida molto all'intelligenza dei suoi giocatori. Solitamente cerca un regista capace di rompere le linee con il passaggio e di accelerare le transizioni, affiancato da un centrocampista più aggressivo e dinamico, in grado di recuperare palloni e vincere duelli. Un altro elemento caratteristico riguarda i due trequartisti alle spalle della punta. Glasner non ama particolarmente utilizzare esterni offensivi tradizionali. Preferisce giocatori che si muovano in zone interne, attacchino gli spazi tra le linee e vadano in profondità alle spalle della difesa avversaria. Per questo motivo, quando si trova a disposizione degli esterni, spesso cerca di trasformarli in trequartisti. È ciò che ha fatto anche al Crystal Palace con diversi giocatori offensivi."
"La cosa più importante da capire è che Glasner non modifica frequentemente la propria idea di calcio. Dall'Austria all'Eintracht Francoforte fino al Crystal Palace, i principi fondamentali del suo gioco sono rimasti sostanzialmente invariati. Crede molto nella continuità, nella familiarità con il sistema e nella ripetizione dei meccanismi. Per lui è fondamentale che ogni giocatore sappia esattamente cosa fare in ogni situazione di gioco. Quando questo accade, le sue squadre funzionano molto bene. Quando i meccanismi si rompono o mancano interpreti adatti, il sistema perde efficacia."
"Per certi aspetti mi ricorda Roy Hodgson sotto il profilo dell'organizzazione e della disciplina tattica, anche se il paragone si ferma lì. Le squadre di Hodgson difendevano molto più basse e proponevano un calcio più prudente. Quelle di Glasner, invece, cercano di essere aggressive, verticali e rapide nelle transizioni. Infine, c'è un aspetto che Glasner considera fondamentale: il collettivo. Non ama le individualità che giocano per sé stesse. Vuole che tutti lavorino per la squadra e che il gruppo funzioni come un unico organismo. Il suo calcio si basa molto più sulla forza del sistema e della collaborazione tra i giocatori che sul talento dei singoli, anche se al Crystal Palace ha avuto a disposizione calciatori di altissimo livello come Eberechi Eze, Marc Guéhi e Michael Olise, capaci di fare la differenza individualmente."
Una delle domande più frequenti tra i tifosi del Milan riguarda il suo sistema di gioco preferito. Glasner è un allenatore che ha bisogno di una rosa costruita appositamente attorno alle sue idee oppure è capace di adattarsi ai giocatori che ha a disposizione?"È decisamente un allenatore che ha bisogno di una squadra costruita attorno alle sue idee e al suo modo di giocare. Ha principi molto definiti e una chiara identità calcistica. Ci sono alcuni aspetti del suo approccio in cui sa essere tatticamente flessibile, ma in generale tende a rimanere fedele a un sistema che funziona per lui, piuttosto che adattare il proprio calcio ai giocatori che trova in rosa. Se dovesse accettare il Milan, sarebbe perché ritiene che i giocatori già presenti possano adattarsi alle sue richieste, non perché sia disposto a modificare radicalmente il proprio modo di giocare per loro. Anzi, probabilmente vorrebbe anche l'arrivo di alcuni calciatori funzionali al suo sistema."
"Esiste un certo margine di adattamento, ma per la maggior parte della sua carriera il calcio di Glasner è rimasto coerente e riconoscibile. Ed è proprio questa continuità che gli ha permesso di ottenere il meglio dalle squadre che ha allenato. Le sue squadre sono generalmente meno orientate al possesso palla e più focalizzate sulle transizioni. Non sono formazioni che si chiudono in un blocco basso, ma preferiscono difendere con un blocco medio, per poi colpire in ripartenza e nelle situazioni di transizione. Questo però non significa che siano squadre povere tecnicamente o poco spettacolari da vedere. Semplicemente non cercano di dominare le partite attraverso il possesso del pallone. Non sono squadre costruite per controllare costantemente il gioco, ma per essere estremamente efficaci nei momenti chiave della partita."
Wharton e Sarr, i volti perfetti del calcio di Glasner
Esiste un solo giocatore allenato da Glasner che incarna perfettamente la sua filosofia calcistica, chi sarebbe e perché?"Non credo che esista un singolo giocatore che incarni perfettamente la filosofia di Glasner. Se però dovessi indicarne due, sceglierei sicuramente Adam Wharton e Ismaïla Sarr. Wharton rappresenta perfettamente un aspetto fondamentale del calcio di Glasner: la velocità delle transizioni. Tutto ciò che fa Glasner si basa sulla capacità di portare rapidamente il pallone in avanti. Se la squadra non riesce a risalire il campo velocemente dopo il recupero del possesso, il sistema perde gran parte della sua efficacia. Wharton eccelle proprio in questo. Ha una straordinaria capacità di leggere il gioco, controlla continuamente ciò che accade intorno a lui e spesso sa già cosa fare prima ancora di ricevere il pallone. Questo gli permette di rompere le linee avversarie e servire rapidamente i compagni nelle zone più pericolose del campo."
"L'altro giocatore è Ismaïla Sarr. Glasner ama avere calciatori capaci di attaccare gli spazi alle spalle della difesa e di muoversi continuamente tra le linee. Sarr incarna perfettamente queste caratteristiche grazie alla sua velocità, alla sua intelligenza nei movimenti e alla capacità di occupare le zone di campo più pericolose. Uno degli aspetti più interessanti è che Glasner lo ha trasformato da esterno offensivo o attaccante in un numero dieci ideale per il suo sistema. La sua crescita sotto la guida dell'allenatore austriaco è stata evidente, soprattutto nella comprensione del gioco e nella finalizzazione."
"Probabilmente la risposta migliore sarebbe una combinazione dei due: Wharton rappresenta la velocità e la qualità della prima transizione, mentre Sarr rappresenta l'attacco degli spazi e la fase offensiva che Glasner ricerca nelle sue squadre. Insieme descrivono molto bene il tipo di calcio che vuole vedere in campo."
Se dovessi evidenziare un punto debole o un limite di Glasner come allenatore, quale sarebbe?"Credo che il principale limite di Glasner sia la sua ostinazione. Sia dentro che fuori dal campo. Sul piano tattico non rappresenta necessariamente un grande problema, perché la sua convinzione nelle proprie idee è anche una delle ragioni del suo successo. Tuttavia, fuori dal campo questa caratteristica può diventare più complicata da gestire. In passato ha avuto attriti con le proprietà sia dell'Eintracht Francoforte sia del Crystal Palace."
"Glasner è talmente determinato a migliorare continuamente e a spingere tutti verso standard sempre più elevati che fatica ad accettare quando chi lo circonda non condivide la sua stessa ambizione o non gli concede il livello di influenza che ritiene necessario per ottenere il massimo dalla squadra. Vuole che tutto sia al massimo livello possibile e, quando questo non accade, tende a viverlo in modo molto emotivo. Da questo punto di vista è un allenatore estremamente passionale. Questa può essere una grande qualità, ma quando si combina con una certa impazienza può trasformarsi in un limite."
"La sua impazienza nasce dal desiderio costante di raggiungere gli obiettivi che ha in mente il più rapidamente possibile. Da una parte è un aspetto positivo, perché trascina il club in avanti, alza l'asticella e spinge tutti a migliorare. Dall'altra, però, deve trovare un equilibrio migliore. Quando i rapporti personali si deteriorano, diventa difficile lavorare nel lungo periodo. Al Crystal Palace, ad esempio, questa situazione è arrivata vicino a provocare una separazione anticipata e alla fine ha comunque portato alla conclusione del suo percorso prima della naturale scadenza del contratto."
"In generale Glasner tende a firmare accordi relativamente brevi. Ovunque vada, sembra essere sempre alla ricerca della sfida successiva. Non considero questo un difetto in sé. Il vero limite è piuttosto l'impazienza che lo accompagna e che, a volte, rischia di compromettere rapporti che potrebbero invece durare più a lungo. Se riuscisse a trovare un equilibrio migliore tra la sua enorme ambizione e la gestione delle relazioni all'interno del club, probabilmente diventerebbe un allenatore ancora più completo di quanto non sia già oggi."
"Il principale limite di Glasner, dal punto di vista tattico, emerge quando la sua squadra è costretta ad avere il controllo del possesso palla e a fare la partita. Le sue squadre rendono al massimo quando hanno meno possesso degli avversari, difendono in un blocco medio e possono sfruttare le transizioni rapide. È in quel contesto che il suo calcio diventa particolarmente efficace."
"Al contrario, incontra maggiori difficoltà contro squadre che si chiudono in un blocco basso e lasciano volontariamente il pallone ai suoi giocatori. In queste situazioni sembra faticare a trovare soluzioni alternative per adattare il sistema e creare con continuità occasioni da gol contro difese molto chiuse. Questo è stato particolarmente evidente durante il percorso in Conference League. Molte squadre affrontavano il Crystal Palace con un atteggiamento estremamente prudente, rinunciando al possesso e cercando soprattutto di limitare gli spazi. In parte era una scelta tattica, in parte una conseguenza della differenza tecnica tra le due squadre. Il risultato, però, era lo stesso: il Palace si ritrovava spesso a dover costruire il gioco contro difese schierate."
"In Premier League il problema si è visto meno, perché la maggior parte delle squadre tende a giocare in maniera più aperta e concede maggiori opportunità di transizione. In Conference League, invece, le avversarie cercavano deliberatamente di frustrarne il gioco. Per questo motivo credo che la sua principale area di miglioramento sia la capacità di trovare soluzioni più efficaci contro le difese basse e organizzate. Non è ancora un aspetto che ha completamente padroneggiato e probabilmente è il fattore che oggi limita maggiormente la sua crescita e il numero di squadre adatte al suo calcio. Se riuscisse a sviluppare maggiormente questo lato del suo gioco, potrebbe diventare un allenatore ancora più completo e adatto anche a quei grandi club che dominano il possesso palla nella maggior parte delle partite."
Pressione, risultati e visione: le condizioni di Glasner per avere successo al Milan
Al Milan, Glasner si troverebbe ad affrontare un livello di pressione mediatica e ambientale molto diverso rispetto a quello vissuto al Crystal Palace. Ha il carattere e la personalità per avere successo in un contesto del genere?"Nel complesso credo di sì. Glasner sa gestire abbastanza bene i rapporti con i media e l'attenzione che accompagna il ruolo di allenatore ad alti livelli. Tuttavia, c'è un aspetto del suo carattere che potrebbe rendere il contesto milanista particolarmente impegnativo. Quando ritiene che qualcosa sia ingiusto o scorretto, difficilmente riesce a trattenersi. Non è una persona che nasconde facilmente le proprie emozioni. Anzi, è stato lui stesso a definirsi recentemente 'una persona molto emotiva.""
"Questa sincerità può essere una qualità, ma può anche trasformarsi in una difficoltà quando la pressione aumenta. Nel corso della sua esperienza al Crystal Palace ci sono stati momenti in cui è apparso piuttosto irritato e acceso durante alcune conferenze stampa. È successo anche in passato, sebbene forse con minore frequenza rispetto a quanto visto in Inghilterra. Detto questo, non credo che la grandezza del Milan rappresenti di per sé un problema. Glasner ha già lavorato in contesti importanti come la Bundesliga e la Premier League, due dei campionati più seguiti e mediaticamente esposti al mondo. Certamente il Milan rappresenterebbe un ulteriore salto di livello in termini di prestigio e aspettative, ma non penso che sia questo l'ostacolo principale."
"La vera differenza la farebbero i risultati. Se le cose dovessero andare bene, credo che sarebbe perfettamente in grado di convivere con la pressione e l'attenzione mediatica. Se invece arrivassero momenti difficili, allora la sua natura emotiva potrebbe rendere più complicata la gestione delle critiche e delle tensioni esterne. In sintesi, non vedo nella dimensione del Milan un problema per Glasner. Piuttosto, la sfida sarebbe mantenere equilibrio e lucidità nei periodi più complicati, quando la pressione mediatica aumenta e i risultati non arrivano con continuità."
Molti tifosi del Milan sono ormai convinti che il club non sia in grado di garantire una struttura tecnica stabile e una direzione sportiva chiara. Quanto è importante per Glasner lavorare all'interno di una società con ruoli ben definiti e una visione condivisa a lungo termine?"Per Glasner è assolutamente fondamentale lavorare all'interno di una struttura con ruoli ben definiti e una visione condivisa nel lungo periodo. È un tema che aveva già affrontato durante la sua esperienza al Crystal Palace. Già mentre si discuteva del suo futuro, aveva spiegato al presidente che per restare avrebbe avuto bisogno di vedere progressi non soltanto sul campo, ma anche nel modo in cui il club veniva gestito."
"Non parlava esclusivamente di aspetti tecnici o di mercato. Arrivò persino a citare aree come il dipartimento media, lo staff e le strutture del club, sostenendo che tutto dovesse migliorare per permettere alla società di compiere un ulteriore salto di qualità. Glasner è un allenatore che pretende crescita continua. Vuole percepire che il club stia andando nella stessa direzione in cui vuole andare lui. Ha bisogno di sentirsi allineato con la visione della società, anche se sa che probabilmente non rimarrà nello stesso posto per dieci anni."
"Ciò che conta per lui è vedere un progetto che avanza, che evolve e che condivide la sua ambizione. Quando questa sintonia esiste, il rapporto funziona molto bene. Quando invece non la percepisce, emergono quelle caratteristiche del suo carattere di cui abbiamo parlato prima, in particolare l'impazienza. Per questo motivo credo che una mancanza di chiarezza nei ruoli, nella struttura dirigenziale o nella direzione sportiva possa diventare un problema. Ha bisogno di sapere chi prende le decisioni, quali sono le responsabilità di ciascuno e quale sia il piano per il futuro."
"Probabilmente non sarebbe un ostacolo nei primi mesi, perché Glasner tende a concentrarsi soprattutto sul lavoro quotidiano e sui risultati immediati. Tuttavia, nel medio-lungo periodo potrebbe diventare una fonte di tensione. Se non trovasse una struttura organizzata, una dirigenza forte e una visione condivisa, il rischio sarebbe quello di vedere emergere frustrazioni che potrebbero compromettere il progetto. Non necessariamente all'inizio, ma sicuramente con il passare del tempo."
Da Guardiola al Milan: perché l'austriaco non smette di convincere
In Italia c'è chi ritiene che Glasner sia ancora sottovalutato rispetto ad allenatori più mediatici e celebrati. Pensa che la sua reputazione sia meno prestigiosa di quanto meriterebbe?"Penso che la reputazione di Glasner sia migliorata notevolmente da quando è arrivato in Premier League. Si tratta naturalmente di un campionato estremamente prestigioso, che offre una visibilità molto maggiore rispetto ad altri contesti. I grandi risultati ottenuti al Crystal Palace hanno sicuramente contribuito a far crescere la sua considerazione. Credo che l'unico aspetto che abbia in parte limitato la sua reputazione sia quello relativo alla componente emotiva e caratteriale."
Detto questo, ritengo che la reputazione di Glasner dovrebbe probabilmente essere leggermente più alta di quanto sia oggi, anche se ormai è molto vicina al livello che merita. Forse è ancora un po' inferiore rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare considerando il suo curriculum: la vittoria dell'Europa League con l'Eintracht Francoforte e i successi ottenuti con il Crystal Palace, tra cui Conference League, FA Cup e Community Shield. Questi traguardi gli hanno garantito molta più attenzione e visibilità rispetto al passato, ma credo che i club più grandi siano ancora prudenti nel valutarlo."
"Allo stesso tempo, il semplice fatto che il suo nome venga accostato a una società come il Milan dimostra quanto la sua reputazione sia cresciuta negli ultimi anni. Se un club della dimensione del Milan sta prendendo seriamente in considerazione Glasner, significa che oggi gode già di una reputazione molto solida. Tuttavia, penso che abbia ancora margini per essere considerato tra gli allenatori più apprezzati e rispettati del panorama europeo."
Se dovessi convincere un tifoso del Milan scettico nei confronti di Oliver Glasner con una sola frase, cosa gli diresti? "Oliver Glasner ha dimostrato costantemente di ottenere successi nel corso di tutta la sua carriera da allenatore. Al Crystal Palace ci è riuscito contro ogni previsione, ma soprattutto ha spinto tutti a dare il massimo e a diventare la migliore versione di sé stessi. Ha cambiato la mentalità del club. È una persona incredibilmente ambiziosa e determinata e farà di tutto per tirare fuori il meglio da ogni componente del Milan.""C'è un aspetto che non mi è stato chiesto ma che credo descriva perfettamente chi sia Oliver Glasner come allenatore. Dopo una sconfitta contro il Manchester City in Premier League, dichiarò in conferenza stampa di aver detto a Pep Guardiola che, qualora si fossero affrontati nuovamente, il City non avrebbe potuto giocare allo stesso modo. Era convinto che avrebbe trovato una soluzione, che avrebbe capito come risolvere il problema tattico che aveva di fronte."
"Molti allenatori avrebbero considerato quella frase una semplice dichiarazione di fiducia. Glasner, invece, l'ha trasformata in realtà. Quando Crystal Palace e Manchester City si sono ritrovati di fronte nella finale di FA Cup, Guardiola ha proposto il suo consueto calcio e Glasner è riuscito a trovare le contromisure giuste. Il Palace ha vinto il trofeo e ha dimostrato che quelle parole non erano arroganza, ma la convinzione assoluta di un allenatore che crede nella propria capacità di analizzare, imparare e migliorare."
"Penso che questo episodio riassuma perfettamente Oliver Glasner. È un tecnico estremamente sicuro delle proprie idee, convinto di poter trovare soluzioni ai problemi che incontra e determinato a migliorare continuamente. A volte questa fiducia può trasformarsi in ostinazione, ma è anche una delle qualità che gli hanno permesso di raggiungere risultati così importanti nel corso della sua carriera."
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