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LE FATICHE DI MOURINHO

Amantino Mancini, il ricordo più bello: “Il gol di tacco nel derby, invece a Manchester…”

Amantino Mancini, il ricordo più bello: “Il gol di tacco nel derby, invece a Manchester…”

Dal gol di tacco al derby a quello iconico col Lione...

Redazione DDD

Segui sempre con piacere la Roma, cosa manca alla squadra giallorossa per tornare ai vertici? Vedi un Mourinho in fase calante? “Mourinho non è in fase calante ma lo vedo un po’ preoccupato per la situazione in cui si ritrova la squadra. La Roma ha una rosa composta da buoni giocatori ma non da campioni, quindi sta facendo un po’ di fatica a far rendere al meglio la squadra. I giallorossi hanno tanti giocatori giovani, quindi è difficile trovare una continuità nei risultati. É una squadra che oscilla molto nelle prestazioni e deve trovare più equilibrio e continuità: secondo me se trovano questi due fattori possono raggiungere l’obiettivo del quarto posto. Mourinho è l’uomo giusto per questo progetto che la società ha deciso di intraprendere“.

Rimanendo in tema Roma, hai giocato in quella di Spalletti che è stata una squadra a tratti devastante: cosa è mancato per ottenere qualche vittoria in più? “Come detto in precedenza la Seria A era piena di grandi squadre - racconta Mancini a FootballNews24 - e grandi campioni: c’era la Juventus di Del Piero, Trezeguet e Zambrotta; c’era il Milan di Kakà, Cafu, Maldini, Pirlo e Seedorf; c’era un’Inter molto forte. Le squadre erano forti e piene di individualità importanti in grado di fare la differenza. Il nostro unico campione era Totti. Eravamo una squadra operaia ma avevamo la qualità per far divertire la gente e negli anni con Spalletti in panchina abbiamo giocato il miglior calcio in Italia“. Il tuo ricordo più bello e quello più brutto in giallorosso. “Ho tanti ricordi belli della mia avventura alla Roma: penso al gol di tacco nel derby, alle undici vittorie di fila, al 6-2 sull’Inter nella finale di Coppa Italia, al gol al Lione in Champions League e alle vittorie in Coppa Italia e Supercoppa. Il più brutto è purtroppo il 7-1 col Manchester“.

Quella Roma aveva già due capitani in campo, Totti e De Rossi: puoi raccontarci le principali differenze tra i due all’interno dello spogliatoio? “De Rossi era molto partecipe all’interno dello spogliatoio, parlava di più e gli piaceva chiacchierare col gruppo. Totti era sempre molto sereno e tranquillo invece, un leader silenzioso“. A Roma sei diventato uno dei migliori esterni offensivi del campionato, ma nel tuo passaggio successivo all’Inter non sei riuscito a confermarti su quei livelli. Cosa non ha funzionato nella tua parentesi in nerazzurro? “L’impatto in nerazzurro è stato difficile, perché l’Inter aveva una squadra con molti campioni. É difficile dare una risposta al perché non sia riuscito a rendere come ai tempi della Roma. Io fisicamente stavo bene e anche mentalmente l’approccio è stato quello giusto“.

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