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L'UOMO DI ROMA E DELLA ROMA

Compleanno e vigilia derby, l’omaggio dei grandi: Mazzone “Roma, e mi brillano gli occhi…”

Compleanno e vigilia derby, l’omaggio dei grandi: Mazzone “Roma, e mi brillano gli occhi…”

Allenatore, padre e un nonno speciale, quello che tutti vorrebbero. Il 19 marzo, un segno del destino, nel giorno in cui il mondo celebra la festa del papà Carlo Mazzone compie 85 anni.

Redazione DDD

I grandi del calcio festeggiano Carletto Mazzone nel giorno del suo compleanno, della festa del papà e della vigilia del derby di Roma. Con quel suo accento romanesco, inconfondibile, e quella schiettezza, che a volte poteva spiazzare, l’ex allenatore della Roma, tra le altre, ha segnato un’epoca e ancora oggi rappresenta un vero e proprio esempio calcistico per tanti colleghi che intraprendono questo mestiere. Un uomo senza filtri, ad avercene oggi, e un amore incondizionato per i suoi calciatori, una guida, un punto di riferimento. La sua grande carriera d’allenatore ebbe inizio da Ascoli, sotto la guida del mitico presidente Costantino Rozzi, che le affidò inizialmente la panchina delle giovanili e poi quella della prima squadra. Che ricordo ha di questa persona? Costantino Rozzi è stato fondamentale per la mia vita, la persona più importante della mia carriera. Quando giocavo ad Ascoli mi feci male rompendomi tibia e perone ed a quel punto la mia avventura da calciatore venne interrotta in maniera brusca. Da quel momento in poi iniziarono le mie vicissitudini da allenatore nelle giovanili dell’AscoliRozzi all’epoca mi diede spesso l’opportunità di sedere sulla panchina ascolana ed ogni volta che succedeva le cose andavano bene. Di conseguenza mi affidò la panchina della prima squadra in maniera continuativa e con il presidente feci una sorta di patto”.

“Io in quel periodo non stavo lavorando, ero già sposato ed avevo figli e per avere una sorta di ancora di salvataggio chiesi a Rozzi di poter lavorare nella sua azienda nel caso fosse andata male come allenatore. Le cose per fortuna andarono bene e riuscì a fare tre promozioni dirette dalla Serie C alla Serie A, riuscendo anche a salvare la squadra nel primo anno nella massima serie. Rozzi era una persona fantasticaschiettaveragenuinaeducata e rispettosa. Molte persone ancora oggi lo ricordano con grandissima emozione ed anche io come sento quel nome mi commuovo”.

Roma-Brescia sarà un'occasione per far tornare alla memoria l'operato di Carlo Mazzone con le due squadre.

Ho cercato durante gli anni di provargli a dare insegnamenti soprattutto fuori dal campo, perché in una piazza come quella di Roma era molto importante. Mi ricordo che quando Totti finiva gli allenamenti usciva con i capelli bagnati con il motorino ed io gli dicevo di lasciarlo perdere e di fare attenzione. In alcune occasioni andai a parlare direttamente con la madre di Francesco dicendo alla signora che il figlio aveva grandi potenzialità e che noi avremmo dovuto avere un occhio di riguardo per lui. Adesso i tempi sono decisamente cambiati e questo difficilmente potrebbe accadere”.

Nel 2000 venne chiamato alla guida del Brescia e grazie alla sua presenza arrivò Roberto Baggio. In quella squadra c’era anche un giovanissimo Andrea Pirlo e la sua decisione di spostarlo da mezza punta a regista di centrocampo, cambiò per sempre la carriera del ragazzo. Come nacque questa idea? Mi ricordo che Andrea Pirlo arrivò dall’Inter ed avendo già Baggioin quel ruolo gli dissi di provare da regista durante un’amichevole, con la promessa che se non gli fosse piaciuta quella nuova posizione in campo avremmo fatto in maniera differente. Andrea durante quella gara fece molto bene e da quel momento in poi quello rimase il suo ruolo. A Brescia sono stati anni bellissimi con il grande presidente Luigi Corioni che mi diede la possibilità di acquistare Roberto Baggioche si allenava nei campetti vicino casa“.

Ricordo della famosa clausola legata a me, nel senso che in caso di mia partenza da Brescia, Roberto sarebbe stato libero di andarsene. Quando seppi del suo arrivo ufficiale entrai nello spogliatoio e scrissi il suo nome su un foglio dicendo: “Qui c’è il nome di un vostro nuovo compagno, lui farà quello che vorrà, perché è un fenomeno ed un campione”. Mi dispiace solamente che nel 2002 non andò al Mondiale, perché se lo sarebbe meritato. Quel Brescia era veramente una squadra fantastica, c’erano i vari: Luca ToniGuardiola, i gemelli FilippiniBoneraIgli TarePetruzziCaloriDainelliSereni e tanti altri”.

Nel 2019 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano, insieme a tecnici del calibro di Lippi, Sacchi, Trapattoni, Capello, Ancelotti e Mancini. Cosa ha rappresentato quel premio per lei e per la sua carriera? Quello è stato un traguardo bellissimo ed un premio gradito che dedico a tutti i tifosi che ho avuto. Loro sono la parte più bella e saranno sempre la parte meravigliosa di questo sport. Adesso tramite i social mi arrivano tanti messaggi ed attestati di stima da parte di tifosi da tutta Italia che mi ricordano con tanto affetto“.  Segue ancora le squadre che ha allenato? Seguo sempre la Roma, così come tutte le mie ex squadre: AscoliLecceBolognaBresciaCagliariPerugiaLivorno e poi non mi perdo una partita del Manchester City di Guardiola. Sono tutte squadre alle quali auguro il meglio e spero che vincano sempre”.

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