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LE SORPRESE DELLA...STORIA

E’ accaduto anche questo: quando Pelé ha fatto espellere l’arbitro….

SAO PAULO, BRAZIL - OCTOBER 22: A general view of a street work of art by Luis Bueno, known as BuenoCaos, that depicts soccer player Pelé hugging Mona Lisa as a tribute to the player during his 80th birthday on October 22, 2020 in Sao Paulo, Brazil. Bueno recreates his street poster art by referring to a classic photo of Pelé kissing Muhammad Ali during his farewell to the football games. He started making this art 10 years ago and in celebration of Pelé's 80th birthday he has created new versions and displayed them throughout the city of São Paulo. (Photo by Alexandre Schneider/Getty Images)

Pelè era così grande che quando, durante una tournèe, l'arbitro lo ha espulso, poi in realtà ha finito per essere espulso lui...

Redazione DDD

di Luigi Furini -

Nella favela di Tres Coracoes è appena arrivata la corrente elettrica. E’ il 1940. Lui nasce e il padre gli vuole dare il nome dell’inventore della lampadina, Edison. Ma l’ufficiale d’anagrafe  forse capisce male. Viene registrato come Edson. Il cognome è Arantes (quello della madre) Do Nascimento (quello del padre). Per tutti sarà semplicemente Pelé. Ma quel nomignolo non lo ha mai voluto. Glielo affibbiano gli amici in quando lui, con qualche problema di pronuncia, non riesce dire “Bilè”, cioè il nome del portiere della squadra locale. Come tutti i ragazzi del suo paese, gioca scalzo, con un pallone di pezza. Ha solo 15 anni quando il suo allenatore lo mette su un treno e lo porta a Santos, per un provino. Lo prendono subito e gli regalano un paio di pantaloni lunghi (non li aveva mai avuti). In campo segna che è una meraviglia.

(Photo by Alexandre Schneider/Getty Images)

La Fifa ha provato a fare i conti: gli riconosce il record di gol segnati in carriera: 1281 in 1363 partite. In gare ufficiali le reti sono 761 in 821 incontri. Nel 1964, in Santos-Botafogo (11-0) segna otto gol. In altre sei partite riesce a segnarne cinque. E i poker, ovvero 4 gol? In ben trenta incontri. Per non parlare delle triplette, ne ha fatte 92. Se ci mettiamo a contare i gol non la finiamo più. Basti dire che al millesimo (su rigore), il 19 novembre 1969 (Santos-Vasco da Gama), la folla e i fotografi entrano in campo e la gara viene sospesa per 20 minuti. Negli anni Sessanta e Settanta, il Santos (vi ha giocato senza interruzione per 19 stagioni) gira il mondo per esibire il suo gioiello. Sono tournée molto ben pagate e, nel luglio 1968, c’è in programma la sfida con la nazionale della Colombia. E che cosa succede? L’arbitro, Guillhermo Ramirez, per un fallo neanche tanto grave, espelle Pelé. Ma come? La folla non ci sta. Ha pagato caro il biglietto per vedere “O Rei” e l’arbitro lo butta fuori? Finisce con Pelé richiamato in campo e l’arbitro che resta negli spogliatoi. In pratica il primo caso di un giocatore che fa espellere il direttore di gara.

L’anno prima, nel ’67, il Santos va in Nigeria, nella capitale Lagos, sempre per un’amichevole. Lì c’è in corso una guerra civile fra due fazioni, ma i capi militari si mettono d’accordo: decidono il cessate il fuoco per 48 ore, il tempo per vedere giocare Pelé. Nella sua carriera gioca quattro volte il Campionato Mondiale con il Brasile. Vince tre volte, in Svezia (1958), in Cile (1962) e in Messico (1970) con finale contro l’Italia (4-1 per i verdeoro e gol azzurro di Boninsegna). Perde, invece, il Mondiale (1966) in Inghilterra perché prima un difensore bulgaro e poi uno portoghese, lo mettono fuori uso con falli da galera.

Altra nota: il Brasile non ha mai perso una partita quando, insieme, hanno giocato Pelé e Garrincha. E pensare che lo   psicologo della Nazionale li aveva esclusi perché considerati immaturi. In Italia lo volevano Juve e Inter, ma il Brasile per non farlo partire, lo ha dichiarato “patrimonio nazionale”. Pazienza: ci siamo consolati con il Quartetto Cetra. Cantava: “Vavà, Didì, Pelé, tre brasiliani neri-neri come chicchi di caffè”. Un successone.

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