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IN ATTACCO NELL'INTER, DAVANTI ALLA DIFESA NEL MILAN

Giuseppe Meazza, il primo big italiano a fare pubblicità: per la brillantina e i dentifrici

Giuseppe Meazza è stato lo scopritore di Alessandro Altobelli.  Nel 1980 il Comune di Milano gli ha intitolato lo stadio di San Siro.

Redazione DDD

di Luigi Furini -

Un po’ Roberto Baggio, un po’ Pelé, un po’ Maradona. Nel 1939 l’Inter lo regala al Milan perché ha uno stipendio altissimo e perché ha il “piede gelato”, cioè una lesione a un’arteria del piede sinistro che impedisce il regolare flusso di sangue. E’ il primo calciatore a fare pubblicità: lo chiamano una fabbrica di brillantina (di cui è grande consumatore) e un produttore di dentifrici. Giuseppe Meazza, per tutti “Peppin”, nasce nel 1910 a Milano, perde il padre nella prima guerra mondiale, gioca con un pallone di stracci. Fa un provino al Milan ma viene scartato perché ha un fisico troppo esile. Lo vede Fulvio Bernardini, osservatore dell’Inter, che lo segnala all’allenatore, Arpad Weisz. Questi vede in Meazza l’uomo giusto per l’attacco. Una domenica legge la formazione nello spogliatoi: dentro Meazza e fuori Conti, fino ad allora titolarissimo. Che reagisce: “Ma come, adesso facciamo giocare anche i balilla”? Balilla erano i ragazzini dagli 8 ai 14 anni, assistiti dall’Opera Nazionale Balilla, perché orfani o figli di mutilati nella grande guerra. E Meazza, da quel giorno, e per sempre, sarà “il Balilla”. Una parola che lo accosta al fascismo, anche se Peppin non hai voluto immischiarsi con la politica.

Da quella domenica sarà sempre in campo. Gioca nell’Inter 14 stagioni, vince tre campionati e una Coppa Italia. Segna 286 gol in 409 partite. Vittorio Pozzo lo chiama in Nazionale e, con lui, vince i Mondiali del 1934 e del ’38. Meazza è famoso in tutta Europa. L’Italia va a Budapest per la finale della Coppa Internazionale e lui segna tre dei cinque gol ai maestri di calcio dell’Ungheria. Poi, nell’inverno del ’39, la storia del “piede gelato” e il suo passaggio al Milan. I tifosi dell’Inter sono contrari all’affare, quelli del Milan non sono entusiasti. Alla base del regalo, si è detto, le sue non perfette condizioni e la sua vita dissoluta: gran lusso, donne, auto sportive e vestiti all’ultima moda. Comunque, anche nel Milan, Meazza fa il suo. Segna 9 gol in due stagioni, giocando davanti alla difesa. Poi va alla Juve (10 reti in 27 partite, in coppia con Sentimenti III), quindi al Varese, all’Atalanta e il ritorno alla sua Inter nel 1946-47.

La sua specialità? Il “gol a invito”. Meazza non è un ariete in area (alto solo 169 centimetri) ma ha un’astuzia incredibile. “Invita” il portiere a uscire, lo fa secco con un dribbling e va  a depositare la palla in rete. Clamoroso un suo rigore contro il  Brasile, realizzato mentre gli cadono i pantaloni per la rottura dell’elastico. E’ anche il primo italiano ad allenare all’estero (cinque mesi al Besiktas). Torna all’Inter come osservatore e scopre un ragazzino che darà tante soddisfazioni.

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