Il palmares del tecnico portoghese non si discute, così come l’abilità nel deviare l’attenzione dai flop. A Roma ha creato un bel clima, ma...
Finalmente! Cremonese, il video della prima vittoria era pronto da ottobre...
analisi di Stefano Agresti per Gazzetta.it
In questa stagione la Cremonese ha vinto, nei novanta minuti, tre partite su ventotto: l’8 agosto ha battuto la Ternana nei trentaduesimi di finale della Coppa Italia, e poi ha sconfitto due volte la Roma (gli altri due turni di Coppa li ha superati uno ai supplementari, con il Modena, e uno ai rigori, con il Napoli). Proprio contro i giallorossi, la squadra di Ballardini martedì ha conquistato il primo successo in campionato: era la giornata numero 24, in precedenza non aveva mai centrato l’obiettivo. Per Mourinho, insomma, la batosta è pesante. Pesantissima. Eppure – avete notato? – anche stavolta si parla quasi esclusivamente di altro e poco, molto poco della partita.
Cosa c’è di più interessante rispetto a una bella lite tra lo Special One e il quarto uomo?
Mourinho è un grande allenatore, lo racconta il suo palmares. Nella Roma è diventato anche un maestro di – diciamo così – depistaggi (ma forse lo è sempre stato). Crolla 6-1 contro il Bodo Glimt, una delle sconfitte più clamorose nella storia del club? I responsabili sono quattro o cinque ragazzi che lui stesso ha messo in campo: tutti a casa, non li vuole più vedere. Fatica a andare in Champions? Colpa della scarsa consistenza dell’organico, in fondo dove vuoi andare se hai solo Dybala e Matic, Pellegrini e Abraham, Cristante e Smalling, ora anche Spinazzola e Wijnaldum? E se perde partite importanti, spesso è a causa dell’arbitro. C’è sempre un artefice del misfatto, e sempre diverso da lui. Anche questa è un’arte, del resto: confondere le idee, mischiare le carte, uscire da ogni situazione come vittima (dei giocatori, della società, degli arbitri) e mai come colpevole.
A proposito di arbitri e affini. La Procura federale ha aperto un’inchiesta per capire cosa sia accaduto tra Mourinho e il quarto uomo ai margini di Cremonese-Roma. Giusto. Servirà a fare chiarezza, o almeno a provaci, in merito alle frasi che Serra ha rivolto all’allenatore. E anche il contrario, naturalmente. In seguito a quella sceneggiata, il portoghese è stato espulso e ha preso posto in tribuna, ma non ha sofferto di solitudine: ha trovato a aspettarlo il suo vice Foti, squalificato per un mese dopo Roma-Cremonese di Coppa Italia. Potrà tornare in panchina alla prossima gara, lui: una staffetta non proprio edificante con il suo capo.
Mourinho a Roma ha portato anche cose belle, ci mancherebbe. Ad esempio ha vinto la Conference, sfruttando le qualità dei giocatori che per mesi ha messo in discussione. Ma straordinario è soprattutto il clima che ha creato, o che ha contribuito a creare (ci sono anche grandi meriti da parte dei Friedkin), attorno al suo gruppo. Al punto che, quando giocano i giallorossi, l’Olimpico è sempre pieno. José dovrebbe però fare anche qualcos’altro, ad esempio dare un’identità e un gioco migliore alla squadra. Ed esaltare, anziché sminuire, il valore di calciatori per i quali i suoi datori di lavoro hanno speso e spendono molto denaro. Se poi Mou riuscisse anche a prendersi la responsabilità di qualche grave sconfitta, non sarebbe male. Ma questo forse è impossibile: perché una vittima deve diventare colpevole?
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