Tredici giocatori, un ct dimissionario e l’Uruguay campione in carica: il primo Mondiale scozzese durò appena due partite.

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Domani sera Scozia e Svizzera entreranno ad Hampden Park da avversarie. Settantadue anni fa era stato il contrario: gli svizzeri aprivano le porte di casa al mondo e gli scozzesi arrivavano per la prima volta alla competizione che fino ad allora avevano osservato da lontano. Il soggiorno sarebbe durato appena quattro giorni.

La prima Scozia mondiale cominciò il 16 giugno 1954 a Zurigo contro l’Austria e finì il 19 al St. Jakob di Basilea. Dall’altra parte c’era l’Uruguay, campione in carica e ancora imbattuto nella storia della Coppa del Mondo. Finì 7-0, allora come oggi la sconfitta più larga mai subita dalla nazionale scozzese.

21st June 1954:  Scottish goalkeeper Martin rushes out as Uruguay's Miguez heads the ball over the bar, and Scotland's Davidson tries to intercept, during their World Cup match in Basel, Switzerland. Uruguay won the match 7-0.  (Photo by Edward Miller/Key

Il risultato racconta soltanto l’ultima parte della storia. La Scozia era arrivata in Svizzera con tredici giocatori, maglie troppo pesanti per il caldo e il primo commissario tecnico della propria storia ancora costretto a convivere con un comitato incaricato di scegliere la squadra. Quattro anni prima, invece, a un Mondiale aveva semplicemente deciso di non andare.

Il Mondiale lasciato agli altri

La prima qualificazione era arrivata nel 1950. Il British Home Championship valeva anche come torneo eliminatorio per il Mondiale in Brasile e la FIFA aveva assegnato un posto alle prime due classificate. La Scozia terminò seconda dietro l’Inghilterra: abbastanza per andare in Sudamerica, ma non per rispettare una condizione che la propria federazione aveva fissato prima ancora di cominciare.

La Scottish Football Association aveva deciso che sarebbe partita soltanto da campione britannico. Il 15 aprile l’Inghilterra vinse 1-0 ad Hampden e gli scozzesi si ritrovarono nella situazione più insolita possibile: qualificati per il Mondiale e intenzionati a non disputarlo. I giocatori chiesero alla federazione di ripensarci, senza riuscirci.

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Quattro anni dopo il British Home Championship servì nuovamente da qualificazione e la classifica produsse quasi lo stesso risultato: Inghilterra prima, Scozia seconda. Stavolta il secondo posto bastò anche alla federazione e la nazionale partì finalmente per il suo primo Mondiale.

Tredici uomini in Svizzera

L’apertura al resto del mondo non aveva ancora cancellato alcune vecchie abitudini. Per accompagnare la Scozia in Svizzera era stato nominato Andy Beattie, primo manager nella storia della nazionale. L’incarico era part-time e la selezione della squadra rimaneva però in larga misura nelle mani di un comitato federale.

Il particolare più difficile da dimenticare riguarda la rosa. Ventidue calciatori potevano essere iscritti al torneo, ma soltanto tredici raggiunsero effettivamente la Svizzera; gli altri rimasero a casa come riserve. A distanza di oltre settant’anni, la fotografia di quella spedizione sembra già sufficiente a raccontare quanto il calcio internazionale stesse correndo più velocemente dell’organizzazione scozzese.

Anche l’equipaggiamento apparteneva a quel contrasto. Tommy Docherty, uno dei tredici, avrebbe ricordato le pesanti maglie e i pantaloncini utilizzati dagli scozzesi mentre altre nazionali disponevano di materiale più leggero per affrontare l’estate svizzera. Non persero per quello, naturalmente, ma il dettaglio completava l’immagine di una squadra arrivata al proprio primo Mondiale senza averne ancora assunto completamente le misure.

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Il debutto contro l’Austria fu quasi rassicurante. Il 16 giugno, all’Hardturm di Zurigo, Erich Probst segnò l’unico gol della partita al 32’: 1-0 per una nazionale che avrebbe poi concluso il torneo al terzo posto. Prima della seconda gara, però, Beattie rassegnò le dimissioni. Il primo manager della Scozia stava lasciando il primo Mondiale scozzese quando mancava ancora una partita da giocare.

Basilea, 19 giugno 1954

L’avversaria non era quella che una squadra in quelle condizioni avrebbe scelto. L’Uruguay aveva disputato due Mondiali e li aveva vinti entrambi: quello inaugurale del 1930 e quello del 1950, chiuso con il Maracanazo contro il Brasile. Non aveva partecipato alle edizioni del 1934 e del 1938 e, quando arrivò a Basilea, nessuno l’aveva ancora battuto in una partita di Coppa del Mondo.

Al St. Jakob erano ancora presenti alcuni uomini del titolo conquistato quattro anni prima: Roque Máspoli, Obdulio Varela, Víctor Rodríguez Andrade e Juan Alberto Schiaffino. Sugli spalti c’erano circa 34 mila persone; in campo, per diciassette minuti, la Scozia riuscì almeno a tenere fermo il risultato.

Poi Carlos Borges segnò l’1-0. Óscar Míguez trovò il secondo prima dell’intervallo e nella ripresa il divario diventò impossibile da contenere: Borges completò la tripletta, Míguez la doppietta e Julio César Abbadie segnò altre due volte. Al fischio finale dell’arbitro italiano Vincenzo Orlandini il tabellone indicava Uruguay 7, Scozia 0.

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Non sarebbe servita una terza partita. Il particolare formato di quel Mondiale prevedeva che nel girone le teste di serie affrontassero soltanto le non teste di serie: il calendario scozzese comprendeva Austria e Uruguay, non la Cecoslovacchia. Due partite, due sconfitte, nessun gol segnato e otto subiti. La prima esperienza mondiale era già terminata.

L’Uruguay sarebbe tornato nello stesso stadio una settimana più tardi per battere 4-2 l’Inghilterra nei quarti. Soltanto in semifinale, contro l’Ungheria e dopo i tempi supplementari, avrebbe conosciuto la prima sconfitta della propria storia mondiale. Basilea aveva quindi messo la Scozia davanti a una delle squadre più forti della sua epoca, nel momento peggiore possibile per incontrarla.

Da Basilea ad Hampden

La Scozia tornò ai Mondiali quattro anni più tardi e con il tempo quelle partecipazioni sarebbero diventate parte della sua storia calcistica. Il 1954 rimase però qualcosa di diverso: non soltanto il primo tentativo, ma l’incontro brusco tra una delle nazioni che avevano contribuito a codificare il calcio e un torneo internazionale che nel frattempo aveva imparato a vivere senza di lei.

Domani la Svizzera sarà dall’altra parte del campo per una storia molto meno estrema. La Scozia torna ad Hampden dopo lo 0-0 in Slovenia, mentre gli elvetici arrivano dal 3-0 sulla Macedonia del Nord. In palio ci saranno i punti della Nations League e, questa volta, saranno gli scozzesi ad aprire le porte di casa.

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Nel 1954 il viaggio era andato nella direzione opposta: La Scozia era entrata in Svizzera con tredici giocatori e ne era uscita quattro giorni più tardi, dopo aver scoperto quanto fosse cambiato il calcio oltre i propri confini. Settantadue anni dopo sarà la Svizzera a entrare ad Hampden. I tredici uomini, almeno quelli, appartengono ormai soltanto alle fotografie.

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