Alberto Brignoli racconta l’esordio contro il LASK e ripercorre le tappe della sua carriera, da Bucchi e Palermo fino ai prossimi incroci con Donnarumma, Como e Gasperini.
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“Sì, è arrivato il momento di aggiungere una nuova foto in casa”. Alberto Brignoli può farlo dopo aver aspettato fino a 35 anni per vivere il suo debutto in Champions League. Dal Montichiari in Serie D nel 2009 all’AEK Atene nel 2026, il portiere italiano ha attraversato categorie, squadre e Paesi prima di arrivare alla massima competizione europea.
L’esordio è arrivato martedì sera nella vittoria per 1-0 dell’AEK contro il LASK, dopo l’infortunio di Thomas Strakosha. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Brignoli ha raccontato le circostanze che gli hanno consegnato l’occasione: “Sono stato ‘fortunato’ nella sfortuna altrui, perché Tommy (Strakosha, ndr), poverino, si è infortunato domenica. Un infortunio strano in una partita dove non hanno nemmeno tirato in porta. Purtroppo è il calcio. Io quando è arrivata l’occasione ho cercato di prenderla”.
Brignoli e il debutto in Champions: “Il coronamento di un sogno”
Durante la partita c’è stato poco spazio per realizzare fino in fondo ciò che stava accadendo. Le emozioni sono arrivate soprattutto intorno ai novanta minuti: “È stato il coronamento di un sogno, ma devo essere sincero: lì per lì non te la godi più di tanto perché sei concentrato. Le emozioni le vivi solo prima e dopo, in campo tutto il resto passa in secondo piano. Meritavamo di vincere almeno 2-0, ma avrei messo la firma prima anche solo per l’1-0. Quella partita però è andata, testa alla prossima”.
Il debutto, del resto, è già alle spalle. Brignoli racconta così il modo in cui ha imparato a gestire soddisfazioni e difficoltà: “È il bello e il brutto del calcio, non hai modo di fermarti. Come le cose belle passano in fretta, poi arrivano quelle brutte. Bisogna gestire tutto sempre nello stesso modo, con equilibrio. Ci sono momenti che vanno sfruttati e io devo farmi trovare pronto quando serve”.
E nella scala delle soddisfazioni, la categoria conta fino a un certo punto: “Sicuramente è stato l’obiettivo più grande che ho potuto raggiungere. È uno dei momenti belli, ma non è che le soddisfazioni cambiano in base alla categoria. Sono stato felicissimo tanto quanto per la vittoria del campionato in Serie D”.
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Il messaggio di Bucchi: “Ha creduto in me e mi ha dato fiducia”
Tra i tanti messaggi arrivati dopo l’esordio, Brignoli si sofferma su quello di Cristian Bucchi, oggi allenatore dell’Arezzo e già suo tecnico al Perugia.
“Tanti in realtà, da quelli degli amici a mia moglie. Ne ho ricevuti tanti da chi c’è sempre stato. Non sarebbe carino citarne uno nello specifico, ma quello di mister Cristian Bucchi (oggi all’Arezzo) mi ha reso felicissimo. Dico lui perché mi ha preso a Perugia dopo le esperienze alla Sampdoria e al Leganes. Non stavo bene mentalmente e fisicamente, ma lui ha creduto in me e mi ha dato fiducia. Ho percepito nel suo messaggio la soddisfazione come persona e questo va oltre tutto il resto. Gli sono troppo riconoscente per quanto ha fatto per me. Un giorno mi piacerebbe tornare a lavorare con lui, ridargli indietro l’1% di quello che mi ha dato lui”.
La Grecia e quel legame rimasto con Palermo
Brignoli ha lasciato l’Italia nell’estate del 2021 dopo l’avventura all’Empoli. Cinque anni più tardi, con Calabria al Panathinaikos e Pirola all’Olympiacos, il portiere racconta cosa renda la Grecia una destinazione interessante anche per i calciatori italiani: “Il campionato è competitivo e ti dà grande visibilità. Se avessi avuto questa chance prima, forse l’avrei sfruttata ancora meglio. Ad Atene si vive da dio, le strutture e l’organizzazione sono da top club”.
Tra le esperienze vissute prima della partenza, ce n’è una che occupa ancora un posto particolare: “Sono rimasto legato a quasi tutti i club in cui ho giocato per vari motivi. Ma se dovessi dirne uno, direi il Palermo. Per tutto quello che è successo durante quell’anno, per come Palermo vive il calcio, per le persone che lavoravano per il Palermo, per com’è fallito. Più che rimpianto, dico che è dove mi sarebbe piaciuto rimanere se le condizioni fossero state diverse e non fossimo falliti con Zamparini. Ora vorrei rivederlo in Serie A. Non per salvarsi, ma per lottare per le prime dieci posizioni”.
Nello spogliatoio dell’AEK c’è anche Luka Jovic, passato in Italia da Fiorentina e Milan. Brignoli lo osserva oggi da compagno di squadra: “Luka è un giocatore molto forte, se no non vai al Real. Parlando con lui, penso sia una questione caratteriale. Vuole essere protagonista e vuole giocare. Secondo me ha bisogno di un ambiente dove si senta importante”.
I giovani greci e il salto immediato in prima squadra
La crescita del calcio greco passa anche da una generazione di giovani che negli ultimi anni ha iniziato a trovare spazio fuori dai confini nazionali. Brignoli individua uno dei punti di forza proprio nel lavoro dei club:
“Penso la qualità dei club nella formazione. Poi ci vuole il momento e la fortuna. Qui la Serie B e la Serie C non sono così competitive, perciò dovrebbe essere più difficile perché non ci sono punti intermedi come in Italia. In realtà, ho visto ragazzi di 17-18 anni che se sono bravi giocano subito in prima squadra. C’è poi un alto livello nei settori giovanili delle squadre importanti, soprattutto nelle U19”.
Auvi, il progetto di Brignoli fuori dal campo
In Grecia, Brignoli ha sviluppato anche Auvi, una società nata per aiutare gli atleti nella gestione della loro vita e coordinare le diverse figure professionali che lavorano con loro.
“L’idea di fondo è che il giocatore debba pensare solamente a giocare e rendere al meglio sul campo. Così abbiamo creato una piattaforma dove ogni persona che lavora con l’atleta organizza il lavoro per lui. Il ragazzo può inserire l’orario di allenamento con la squadra, ad esempio il pomeriggio, di conseguenza il preparatore atletico inserisce un programma ad hoc per la mattina e il nutrizionista il piano alimentare specifico in base all’attività svolta. Tutto ciò vale anche per l’extra campo: investimenti, gestione della casa, assicurazioni”.
City, Haaland e Donnarumma: nove anni dopo Benevento
Il 20 ottobre la Champions porterà l’AEK all’Etihad Stadium contro il Manchester City. Per Brignoli, però, la possibilità di giocare passa prima dal recupero di Strakosha: “Da un lato mi piacerebbe giocare, ma dall’altro spero che rientri Tommy perché se lo merita. È stato protagonista per arrivare fino a qui e sarebbe giusto così. Abbiamo un grande rapporto. Poi se toccherà a me, mi farò trovare pronto. Sarà una bella esperienza e spero di godermela”.
Manchester può significare anche un nuovo incontro con Gianluigi Donnarumma. L’ultimo porta inevitabilmente a Benevento-Milan del 2017, quando Brignoli segnò di testa nel recupero il gol del 2-2. “No, no (ride, ndr). Sarà bello, lui è un campione ed è un ragazzo d’oro. Sicuramente gli chiederò la maglia, perché non ho la sua del Milan. Sono già passati 9 anni, è tantissimo”.
Il Sinigaglia, dalla Serie C alla Champions
Un altro incrocio con il passato arriverà il 24 novembre. L’AEK affronterà il Como al Sinigaglia, lo stesso stadio nel quale Brignoli giocò un Como-Lumezzane terminato 2-1 nella stagione 2011/12 di Serie C.
Questa volta, però, ad incuriosirlo è soprattutto ciò che il Como è diventato: “Affronteremo una squadra molto forte. E poi a me affascina il progetto: come lo comunicano, cosa fanno, come hanno costruito e la mentalità che hanno. Ho ascoltato dei podcast con il presidente Suwarso ed è una grande fonte di ispirazione. Pensare che al Sinigaglia ho giocato in Serie C un Como-Lumezzane… (2-1 nella stagione 2011/12, ndr). Tanta roba”.
Quindici anni dopo quella partita, Brignoli tornerà quindi nello stesso stadio per giocare in Champions League.
La Roma di Gasperini e il legame con Bergamo
Il 19 gennaio sarà invece la Roma a raggiungere Atene. Sulla sua panchina ci sarà Gian Piero Gasperini, un nome che per Brignoli, bergamasco, porta il discorso ben oltre la prossima partita dell’AEK: “Tocca un punto debole. Io sono bergamasco e per me lui è qualcosa che va oltre al calcio, perché ha risvegliato quella passione calcistica che avevo da bambino con il percorso che ha fatto con l’Atalanta. Quando vedevo quella squadra, rimanevo incollato alla tv. Io andavo allo stadio a vederla lottare per salvarsi in Serie A. Pensare che dieci anni dopo ha vinto l’Europa League è veramente incredibile. Ha portato l’Atalanta e Bergamo nel mondo, è un grosso orgoglio”.
Se a Donnarumma chiederà la maglia, con Gasperini potrebbe arrivare almeno una foto: “Vediamo come va a finire (ride, ndr). Ma sì, quella sicuramente”.
Una foto che si aggiungerebbe a quella del debutto in Champions con cui Brignoli aveva aperto il suo racconto. Nel mezzo c’è una carriera partita dalla Serie D e passata per l’Italia, la Spagna e la Grecia. Adesso il calendario gli mette davanti Donnarumma nove anni dopo Benevento, il Sinigaglia dopo la Serie C e Gasperini, legato alla Bergamo della sua infanzia. La Champions è arrivata a 35 anni e, proprio come ha detto Brignoli dopo l’esordio, c’è già una prossima partita a cui pensare.
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