Caos nel ritiro dell'Irlanda prima della sfida contro Israele: la squadra salta allenamento e conferenza stampa. Gavin Bazunu rifiuta di giocare e altri calciatori valutano il boicottaggio
La vigilia della delicata sfida di Nations League tra Irlanda e Israele sprofonda nel caos più totale. La selezione irlandese diserta infatti la sessione di allenamento programmata, restando chiusa a lungo in riunione per decidere se i singoli calciatori debbano effettivamente scendere in campo. I giocatori hanno organizzato un primo vertice già nella giornata di ieri per confrontare le proprie opinioni sulla partita.
Anche se l'ordine del giorno iniziale non prevedeva un boicottaggio di tutta la squadra, l'incontro puntava a definire una posizione formale e a valutare un'eventuale protesta prima del fischio d'inizio. Proprio durante questo confronto, nella serata di ieri, il portiere Gavin Bazunu ha scosso lo spogliatoio, annunciando ai compagni la sua ferma decisione di non partecipare al match contro Israele. La presa di posizione dell'estremo difensore ha aperto una crepa profonda nel gruppo: diversi altri giocatori valutano ora seriamente l'idea di seguire il suo esempio e ritirarsi dalla contesa.
Allenamento annullato e il giallo della conferenza stampa
Come svela il giornalista Daniel McDonnell dell’Irish Independent Football, le lunghissime consultazioni interne hanno stravolto il programma ufficiale della vigilia, facendo saltare sia la conferenza stampa sia l'allenamento previsto al Nagyerdei Stadium di Debrecen. Lo staff ha rinviato l'incontro con i giornalisti, fissato inizialmente per le 10:15 ora locale, con appena 19 minuti di preavviso. Mentre i media irlandesi e israeliani affollavano già la sala stampa dell'impianto ungherese, gli addetti stampa hanno inviato un messaggio su WhatsApp ai cronisti irlandesi, annunciando un ritardo fino a due ore e spostando le interviste al termine dell'allenamento.
Contemporaneamente, la squadra ha informato del ritardo il delegato UEFA senza fornire alcuna motivazione ufficiale, salvo poi non presentarsi affatto sul terreno di gioco per la seduta. L'ufficio comunicazione della FAI ha mantenuto un rigoroso silenzio davanti alla sala stampa vuota, costringendo i giornalisti a spostarsi in massa all'esterno dell'hotel della squadra.
I vertici in hotel e la spaccatura nello spogliatoio
Dentro l'albergo, i calciatori hanno avviato un fitto colloquio con il commissario tecnico Heimir Hallgrímsson e il suo staff, dopo aver già incontrato in precedenza l'amministratore delegato della FAI, David Courell. Per tutta la settimana la Federcalcio irlandese ha ribadito con fermezza la volontà di giocare regolarmente la partita, ma il fronte interno resta caldissimo.
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Lo stesso Hallgrímsson ha ammesso nei giorni scorsi che i componenti della rosa non condividono la stessa opinione, né la medesima intensità di vedute, sull'opportunità di affrontare Israele. Alla vigilia dell'incontro, gli addetti ai lavori attendevano un comunicato ufficiale dei calciatori per chiarire la posizione del gruppo prima della conferenza stampa. Tuttavia, la nota non è mai arrivata proprio a causa della totale mancanza di unanimità all'interno dello spogliatoio irlandese.
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