Gli Stati Uniti hanno negato l'ingresso negli Stati Uniti al tifoso statua, conosciuto come Lumumba Vea, simbolo del Congo.

RD Congo

Da statuario a ballerino: Lumumba festeggia così il passaggio ai sedicesimi del Congo

In mezzo alla folla presente negli spalti, spicca sempre la figura solitaria di un sostenitore della Repubblica Democratica del Congo che rimane completamente immobile, dritto e impassibile davanti a ogni gol, fischio arbitrale ed esplosioni di gioia. Intorno a lui la gente urla, si dispera e si abbraccia, ma la sua postura non subisce la minima oscillazione, trasformandolo in una vera e propria statua vivente persa nel mezzo alla marea di tifosi. Il suo nome è Michel Kika Mboladinga, conosciuto come Lumumba Vea, che significa "Lumumba Vive".

Negato l'ingresso negli Stati Uniti a Lumumba Vea

Per tutta la durata dei novanta minuti di gioco, l'uomo indossa abiti formali ed eleganti richiamando i colori della bandiera nazionale e mantiene il braccio destro sollevato verso il cielo. Questa precisa postura non è casuale, ma replica fedelmente le sembianze e la posa della celebre statua monumentale dedicata a Patrice Lumumba, l'eroe nazionale e primo premier del Paese dopo l'indipendenza dal Belgio, situata a Kinshasa.
Michel Kuka Mboladinga.

Patrice Lumumba Protest March, 1960
TRAFALGAR SQUARE, LONDRA - SETTEMBRE 1960: Manifestanti in marcia con cartelli a sostegno di Patrice Lumumba a Trafalgar Square, Londra, nel settembre 1960. Lumumba era stato deposto dalla carica di Primo Ministro della Repubblica del Congo. (Foto di Daily Express/Hulton Archive/Getty Images)

Questo rito è nato originariamente durante le sfide continentali della Coppa d'Africa, attirando rapidamente le attenzioni delle telecamere di tutto il mondo. Il legame tra il tifoso e la squadra è diventato talmente viscerale che i calciatori stessi lo considerano un vero e proprio amuleto e un pilastro motivazionale del gruppo. Le rigide restrizioni delle autorità statunitensi gli hanno invece negato il visto per varcare il confine americano, impedendogli di raggiungere la città di Atlanta per sostenere i suoi ragazzi nella partita contro l'Uzbekistan e costringendo tutti a riflettere sulle barriere che ancora limitano la mobilità di tifosi e sportivi provenienti dall'Africa.

Non è il primo caso in questo Mondiale, infatti anche l'arbitro proveniente dalla Somalia, Hussein, fu respinto dagli Stati Uniti dopo essere stato trattenuto e interrogato per quasi 10 ore dalla polizia per via di sospetti collegamenti dell'arbitro con associazioni terroristiche del suo paese.

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