Il Sunderland torna a giocare una competizione europea per la prima volta dal 1973. Un match che racconta il legame tra il club, i tifosi ed Elvis Presley.
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Cinquantatré anni per tornare in Europa e una canzone che da generazioni accompagna il Sunderland. Questa sera lo Stadium of Light ospiterà l’AZ Alkmaar per la prima giornata di Europa League, segnando il ritorno dei Black Cats nelle competizioni UEFA per la prima volta dal 1973. E quando la squadra entrerà in campo, una parte della storia del club passerà anche dalle note di Elvis Presley.
Can’t Help Falling in Love è diventata negli anni uno dei simboli del rapporto tra il Sunderland e la sua gente. Come raccontato da L’Équipe, il brano accompagnerà così anche una serata che riapre una porta rimasta chiusa per 53 anni.
Sunderland ed Elvis Presley: una storia iniziata nel 1977
È il 1977 quando Can’t Help Falling in Love, uno dei brani più conosciuti di Elvis Presley, entra nella tradizione dei tifosi del Sunderland. La canzone viene adottata sugli spalti e, con il passare degli anni, diventa parte dell’identità del club.
L’Équipe accosta la sua evoluzione a quella di You’ll Never Walk Alone a Liverpool: due brani nati lontano dal calcio e successivamente fatti propri dalle rispettive tifoserie. Nel caso del Sunderland, le parole di Can’t Help Falling in Love hanno finito per rappresentare anche il rapporto dei Mackems con la squadra.
Un legame rimasto intatto attraversando categorie e generazioni diverse, fino a una stagione che riporta il club su un palcoscenico che mancava da più di mezzo secolo.
Il rapporto con Elvis è tornato visibile anche nell’estate del 2026. Il Sunderland ha infatti realizzato una divisa ispirata al cantante statunitense, indossata dalla squadra nell’amichevole contro lo York City del 18 luglio. Qualche settimana più tardi, in occasione dell’amichevole contro il Lens, allo Stade Bollaert-Delelis è stata invece fatta risuonare Can’t Help Falling in Love come omaggio agli ospiti inglesi.
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L’ultima volta in Europa era il 1973
Per ritrovare il Sunderland in una competizione europea bisogna tornare alla stagione 1973/74. I Black Cats arrivarono in Coppa delle Coppe grazie alla storica conquista della FA Cup del 1973, ottenuta battendo il Leeds in finale nonostante il club militasse allora in Second Division.
L’avventura cominciò contro il Vasas Budapest. Dopo aver superato gli ungheresi, il Sunderland affrontò lo Sporting Lisbona, che pose fine al percorso europeo degli inglesi. Sarebbe rimasta, fino a oggi, l’unica esperienza continentale del club.
Quel Sunderland giocava ancora a Roker Park. Il Guardian ricorda come le partite europee fossero viste dalla dirigenza anche come un’occasione per raccogliere il denaro necessario all’ammodernamento dell’impianto di illuminazione dello stadio. Per il ritorno contro il Vasas vennero raddoppiati i prezzi dei biglietti e sugli spalti si presentarono meno di 23mila spettatori.
Cinquantatré anni più tardi lo scenario è completamente diverso. Per Sunderland-AZ Alkmaar sono attesi quasi 49mila spettatori allo Stadium of Light.
Dalla League One all’Europa: il viaggio dei Black Cats
La distanza tra le due campagne europee non si misura soltanto con gli anni. Ancora cinque stagioni fa Luke O’Nien giocava con il Sunderland in League One; contro l’AZ potrà invece far parte della squadra chiamata a inaugurare la seconda avventura europea della storia del club.
Il ritorno è stato conquistato sul campo nella scorsa stagione, chiusa al settimo posto in Premier League. Ora Régis Le Bris dovrà gestire insieme il campionato e l’Europa League, con una rosa che può contare anche sull’esperienza internazionale di giocatori come Granit Xhaka.
Il capitano conosce bene questa competizione: ha disputato due finali di Europa League con Arsenal e Bayer Leverkusen. Alla vigilia della partita con l’AZ non ha nascosto l’ambizione di provare ad arrivare lontano anche con il Sunderland.
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Prima, però, c’è una notte attesa per 53 anni. E allo Stadium of Light il ritorno in Europa avrà una colonna sonora che i tifosi conoscono bene. Il Sunderland è cambiato, lo stadio è cambiato e nel mezzo il club è arrivato fino alla terza serie inglese. Can’t Help Falling in Love, invece, è ancora lì.
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