Dalla Masia alla Dinamo a sedici anni: a Zagabria, Olmo ha imparato a muoversi tra più ruoli e a reggere il peso del calcio professionistico.

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Domani sera Dani Olmo affronterà una Nazionale che conosce molto meglio di quanto suggerisca la maglia che indossa. La Spagna torna davanti al proprio pubblico da campione del mondo e al Ramón Sánchez-Pizjuán trova la Croazia, arrivata come la Roja alla seconda giornata di Nations League con tre punti. Olmo sarà dalla parte spagnola, con il numero 10 che aveva già indossato sabato a Wembley. Una parte del giocatore che lo porta, però, è nata dall’altra parte.

Tra il 2014 e il gennaio 2020 Zagabria è stata casa sua: Dani ci arrivò a sedici anni lasciando il settore giovanile del Barcellona e ne ripartì a ventuno, dopo cinque campionati croati, tre coppe, una Supercoppa e due riconoscimenti come miglior giocatore dell’anno nel Paese. I trofei raccontano quanto abbia vinto, meno ciò che era diventato: il ragazzo partito dalla Masia come attaccante ed esterno aveva imparato a giocare anche dentro il campo, tra le linee e a centrocampo.

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La Spagna arriva dal 3-2 sull’Inghilterra, la Croazia dal 2-1 in Repubblica Ceca. La partita vale già per il primo posto nel gruppo A3, ma per Olmo riporta insieme due parti della stessa formazione. A Barcellona aveva imparato a interpretare il gioco; a Zagabria avrebbe dovuto imparare a sostenerne la responsabilità.

La scelta di Zagabria

Olmo entra nella cantera del Barcellona nel 2007, dopo gli inizi all’Espanyol, e trascorre sette anni alla Masia. Il percorso sembra quello abituale per uno dei talenti più interessanti della sua generazione, finché nell’estate del 2014 prende una decisione che sorprende anche in Croazia. Lascia il Barça e firma per la Dinamo Zagabria, scegliendo di allontanarsi da casa proprio quando il passaggio verso il calcio professionistico comincia a diventare il tema centrale della sua crescita.

Nenad Bjelica, che qualche anno dopo lo avrebbe allenato in prima squadra, ha ricordato alla FIFA quanto fosse insolito vedere un prodotto della Masia scegliere la Croazia a quell’età. La Dinamo offriva però qualcosa che per Olmo contava più del prestigio del punto di partenza: un club costruito per sviluppare giovani e portarli rapidamente tra i grandi, anche perché la valorizzazione dei talenti rappresentava una parte essenziale del proprio modello.

L’adattamento richiede tempo. Dani arriva senza conoscere il croato e con un inglese ancora limitato, alterna il lavoro con la prima squadra al percorso nelle formazioni inferiori e il 7 febbraio 2015 debutta in campionato contro la Lokomotiva Zagabria. A diciassette anni non è ancora il centro del progetto, ma sta già affrontando avversari adulti e allenamenti con professionisti, un passaggio che il ct dell’Under 17 spagnola Santi Denia avrebbe indicato pochi mesi più tardi come uno dei vantaggi della sua scelta.

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La distanza da Barcellona, quindi, non abbrevia soltanto i tempi. Li rende più esigenti. Alla Dinamo il talento deve convivere con una squadra abituata a giocare per vincere il campionato, con la competizione interna e con partite in cui l’errore pesa diversamente rispetto al calcio giovanile. Dani ha raccontato anni dopo di avere portato via dalla Croazia soprattutto mentalità, ambizione e quella “fame di vittoria” che aveva trovato entrando nel calcio professionistico.

Il cambio di posizione

La trasformazione più interessante avviene qualche metro più indietro. Olmo aveva cominciato a giocare come centravanti, con il numero 9, prima di essere spostato sulla fascia durante gli anni alla Masia. È alla Dinamo che il percorso continua verso il centro del campo, come avrebbe raccontato lui stesso dopo il ritorno al Barcellona nel 2024.

Il cambiamento non lo allontana dalla porta, ma gli offre più strade per arrivarci. Olmo può ricevere dietro la prima linea di pressione, girarsi e trovare l’uomo successivo, partire largo e stringere oppure muoversi alle spalle della punta. Quando l’azione avanza, conserva i tempi dell’attaccante e occupa l’area. È un giocatore offensivo a cui la Dinamo ha insegnato a entrare nella costruzione senza chiedergli di rinunciare all’ultimo passaggio o alla conclusione.

Nel tempo questa ambiguità diventa una qualità. Chiamarlo esterno non basta, perché passa troppo tempo nelle zone interne; definirlo semplicemente trequartista ignora quanto possa allargarsi o abbassarsi per ricevere. Bjelica ne apprezzava soprattutto la capacità di trovare spazio tra le linee e collegare l’azione prima di attaccare gli ultimi metri. Zagabria non gli consegna una posizione nuova e definitiva: gli permette di riconoscerne diverse nella stessa partita.

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La stagione 2018/19 mostra il risultato. Dani ha vent’anni ed è ormai uno dei riferimenti della Dinamo che apre il girone di Europa League battendo 4-1 il Fenerbahçe, chiude al primo posto e raggiunge la fase a eliminazione diretta. I croati superano poi il Viktoria Plzeň e arrivano agli ottavi contro il Benfica, interrompendo un’attesa europea durata anni. Il ragazzo arrivato dalla Masia non viene più protetto dal contesto: è uno degli uomini attraverso cui la Dinamo prova a superarlo.

Da Zagabria alla Spagna

Nell’estate successiva quel percorso arriva anche alla Nazionale. Dani parte per l’Europeo Under 21 del 2019 ancora da giocatore della Dinamo e inizialmente non è nemmeno una prima scelta della Spagna di Luis de la Fuente. Durante il torneo conquista spazio, segna tre reti e chiude da protagonista: nella finale contro la Germania raccoglie una respinta di Alexander Nübel e lo supera con un tocco sotto per il 2-0, prima del definitivo 2-1 che consegna il titolo alla Roja.

Cinque mesi dopo arriva la Nazionale maggiore: Il 15 novembre debutta contro Malta nelle qualificazioni europee e segna pochi minuti dopo essere entrato. Il dato più significativo non è soltanto la precocità del gol: quando la Roja lo chiama tra i grandi, Dani gioca ancora nella Dinamo Zagabria. La destinazione scelta a sedici anni non è più un passaggio alternativo verso il calcio importante, è il luogo dal quale ci è arrivato.

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Nel gennaio 2020 il Lipsia lo porta in Bundesliga: la Germania aggiunge intensità e un livello competitivo superiore, poi nel 2024 il Barcellona chiude il cerchio riportandolo nel club che aveva lasciato dieci anni prima. Dani torna definendosi un centrocampista offensivo capace di adattarsi a più posizioni, una descrizione molto diversa dal semplice attaccante o esterno dei primi anni della Masia.

In mezzo ci sono cinque stagioni croate che hanno cambiato il modo in cui occupa il campo. Non hanno cancellato la formazione ricevuta a Barça, ma le hanno aggiunto ciò che il calcio giovanile non poteva ancora dargli: partite da vincere, spazio da conquistare e responsabilità da sostenere.

Davanti alla Croazia

Da allora la maglia della Spagna ha accompagnato Dani nella Nations League vinta nel 2023, nell’Europeo 2024 chiuso con tre gol e nel Mondiale conquistato questa estate. A Wembley, sabato, la Roja ha cominciato il nuovo ciclo battendo l’Inghilterra 3-2 e portando a 39 la propria serie di partite senza sconfitte. Domani torna in casa per la prima volta da bicampione del mondo e trova la Croazia, l’altra squadra partita con una vittoria nel girone.

Per Dani il rapporto con quel Paese non è mai rimasto soltanto calcistico. Ha imparato la lingua, ottenuto anche la cittadinanza croata e trascorso a Zagabria gli anni che separano un talento di sedici anni da un professionista pronto per Bundesliga e Nazionale. Quando nel 2020 lasciò la Dinamo, non aveva semplicemente accumulato esperienza: aveva imparato a non dipendere da una sola zona del campo.

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LONDRA, INGHILTERRA - 26 SETTEMBRE: Dani Olmo di Spagna durante la partita di fase a gironi della UEFA Nations League 2026/27 tra Inghilterra e Spagna allo stadio di Wembley il 26 settembre 2026 a Londra, Inghilterra. (Foto di Carl Recine/Getty Images)

È la stessa caratteristica che lo accompagna ancora oggi. Dani può comparire alle spalle della punta, allargarsi, abbassarsi verso i centrocampisti e poi entrare nell’area senza che uno di quei movimenti escluda gli altri. Domani la distinta separerà in modo semplice Spagna e Croazia e collocherà il numero 10 dalla parte della Roja. Per capire come sia arrivato fin lì, però, bisogna partire da Zagabria.

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