Terminata l'estate più brutta della sua vita, parole di Fermin Lopez, il centrocampista del Barça vuole spaccare il mondo
Il Barcellona si stringe attorno a Fermin Lopez: il giocatore riceve un'accoglienza calorosa al centro sportivo
Uno dei calciatori più sottovalutati dell'intero panorama europeo si appresta a vivere la quarta stagione da protagonista con la maglia del Barcellona a soli 23 anni. Stiamo parlando di Fermin Lopez, tuttofare della rosa di Flick. Trequartista, seconda punta, esterno, mezz'ala e falso nove: ha giocato in tutti i ruoli con ottima sostanza e qualità. Il Mondiale saltato per l'infortunio al piede l'ha ferito, ma non abbattuto. Ora è pronto a prendersi la sua rivincita e il suo spazio.
Il numero "7" è un segnale?
Nel sito de La Liga sono apparsi i nuovi numeri di maglia dei calciatori di ogni squadra. Ha fatto notizia la scelta di Fermin Lopez di prendere la numero "7", lasciata in eredità da Ferran Torres, volato al PSG. Potrebbe essere un indizio sul suo spostamento in avanti, ricoprendo la posizione di falso nueve, come confermato da sé stesso in un'intervista al quotidiano ARA: "Posso adattarmi, sì. Ho ricoperto quella posizione nelle categorie giovanili".
A Fermin è stato poi chiesto dei nuovi arrivi e del solito Julian Alvarez: "Mi piace, è un grande giocatore. Nella nostra rosa, dal modo in cui giochiamo, penso che si integrerebbe molto bene". Su Adeyemi e Gordon: "Sono profili che non avevamo. Giocatori che ci daranno altre soluzioni. Sono due grandi rinforzi". Su Rodri: "Il miglior centrocampista centrale al mondo. È un grande giocatore. Pallone d'Oro e campione del mondo. Ci darà tanto".
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La sofferenza per il Mondiale saltato
Fermin Lopez era uno dei 26 nella lista di De La Fuente. L'infortunio al piede si è rivelato più grave del previsto e ha dovuto abbandonare il sogno di una vita: "È stato complicato. Partecipare ai Mondiali era un sogno per me. Ero nel mio momento migliore. Ma ho già girato pagina. Sono molto desideroso di giocare di nuovo, di segnare di nuovo gol... Quando sei ferito, impari molto. Ti vedi così solo, così distante... Questa solitudine ti fa apprezzare la vita quotidiana che, quando sei in salute, spesso non valorizzi. Penso che sia la lezione migliore che traggo da questi mesi. Ora sono davvero impaziente di tornare a fare ciò che voglio".
Il centrocampista ha ammesso di chiedere aiuto a professionisti per uscire dalla negatività in cui si stava impelagando: "Ho un mental coach. Anche se stai bene, ci sono sempre cose da migliorare o da uscire dall'interno. Questi mesi, ovviamente, sono stati molto difficili per me e avevo bisogno di altre sessioni che mi aiutassero a uscire da quel periodo difficile. Ho colto l'occasione per stare con la mia famiglia e il mio partner. Ho anche iniziato a leggere, cosa che prima non facevo molto".
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