La stella del Liverpool ha raccontato che dopo la morte di Diogo Jota e di suo padre ha sofferto di depressione, anche a causa della scadenza del contratto

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Prossimo ad accasarsi al Real Madrid, Ibrahima Konaté ha parlato apertamente di come la devastante perdita di Diogo Jota, seguita a breve distanza dalla morte del padre, lo abbia gettato nella depressione. L'ormai ex difensore del Liverpool ha dichiarato di aver vissuto una stagione molto difficile fuori dal campo e questo ha influito molto anche sulle sue prestazioni in partita.

Konaté Liverpool

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Konaté e la depressione: "La morte di Diogo e di mio padre mi ha fatto perdere interesse per tutto"

Giocare una parte contro un avversario è un conto ma quando l'avversario è se stessi la "partita" si fa molto più difficile. Proprio quello che ha provato Ibrahima Konaté nel corso della stagione appena conclusa. Il difensore francese, prossimo a lasciare il Liverpool per il Real Madrid, ha ultimamente rilasciato un'intervista in cui ha confessato di avere avuto un grande periodo di depressione negli ultimi mesi. Momenti difficile che lo hanno segnato sia dentro che fuori dal campo.
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Intervenuto a Radio France Internationale, il 27 enne ha iniziato parlando della difficoltà di accettare la morte del compagno di squadra Diogo Jota, avvenuta in seguito a un incidente stradale lo scorso luglio. Come ricordiamo, in quell'incidente morì anche il fratello del calciatore, André Silva: "Anche oggi è difficile da credere - comincia Konaté - Il suo armadietto era ancora lì nello spogliatoio, e ogni giorno, quando andavo ad allenarmi, lui veniva con noi."

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LIVERPOOL, INGHILTERRA - 29 MAGGIO: (Da sinistra a destra) Kostas Tsimikas, Fabinho, Adrian, Diogo Jota, Ibrahima Konate e Luis Diaz del Liverpool festeggiano con la FA Cup e la Carabao Cup durante la parata per la consegna dei trofei il 29 maggio 2022 a Liverpool, Inghilterra. (Foto di Jan Kruger/Getty Images)

Una stagione, dunque, come "finita prima ancora di cominciare". La perdita di un caro compagno è stata un durissimo colpo per il difensore: "Ricordo quando l'ho scoperto, ero a Los Angeles e non potevo crederci. Mi ha devastato. In quel momento non mi interessava nient'altro. Era l'ultima persona a cui chiunque avrebbe voluto che accadesse una cosa del genere. Lui era anche il mio vicino di casa. Condividevamo tutto".

Konate ha raccontato anche quanto sia stato difficile tornare a giocare alla ripresa della stagione, spiegando di sentirsi in dovere di farlo nei confronti di Jota, della sua famiglia e dei tifosi del club, nonostante fosse stato profondamente colpito dalla situazione: "Si torna al calcio perché non si ha scelta - continua il francese - Siamo dipendenti di un club che ci paga ogni mese, quindi abbiamo dei doveri".

Un altro colpo durissimo, la perdita del padre: "Non sapevo con chi parlane"

Oltre a questa tragedia, Ibrahima Konate ha dovuto affrontare anche la malattia del padre, di cui era venuto a conoscenza all'inizio della stagione. A gennaio, Hamady Konate è purtroppo venuto a mancare: "Non ne ho mai parlato prima. Non sapevo con chi parlarne, ma è vero che all'inizio della stagione mio padre era in ospedale - dice il difensore - E in realtà, nella mia situazione, non sapevo cosa fare. Non sapevo se tornare a casa e smettere di giocare, perché anche la squadra aveva bisogno di me".

Nonostante si fosse reso disponibile per il Liverpool in ogni occasione, Konate ha parlato apertamente del peso emotivo che questi eventi avevano avuto su di lui: "Non c'è mai stato un momento in cui mi sia sentito in via di guarigione. Tutti questi tragici eventi sono accaduti così in fretta e, non appena ho pensato di riuscire a riprendere il controllo, è successo qualcos'altro. Ma poi ho avuto il sostegno di tutti questi tifosi, che sono eccezionali a Liverpool".

Per chiudere, il 27 enne ha colto l'occasione per incoraggiare giocatori e tifosi ad essere più aperti gli uni con gli altri: "La depressione è una cosa personale; è dentro di te. Quando sei depresso, inizia nel cuore, sale al cervello e si impadronisce di tutto il corpo. Per me, è questo che è difficile, e dobbiamo parlarne. Non c'è motivo di vergognarsi ad ammetterlo".

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