Il numero 1 del calcio transalpino ha messo in discussione il sistema di distribuzione dei soldi per la partecipazione al Mondiale: a suo giudizio, una modalità non meritocratica
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Il Mondiale 2026 è stato ampiamente criticato sotto molti punti di vista. Nonostante nella storia del calcio ci siano stati molti esempi di strette connessioni fra politica e sport (vedasi i regimi dittatoriali e le competizioni intercontinentali nel '900), l'ultima Coppa del Mondo ha lasciato a bocca aperta per quanto la manipolazione del torneo sia stata esplicita. Il presidente della FIFA Gianni Infantino e quello degli USA Donald Trump, sono riusciti a tirare le fila del Mondiale, prescindendo dalle prestazioni del campo.
I tentativi di entrare nel discorso sportivo sono stati molteplici: dalla rimozione della grafica rivoluzionaria di Haiti all'irregolarità della presenza della RD Congo, passando ovviamente per il cartellino rosso revocato a Balogun. Perciò, la popolarità del numero 1 del calcio mondiale è scesa parecchio, attirandosi antipatie dai molti presidenti delle varie federazioni calcistiche, tra cui Philippe Diallo.
Diallo attacca Infantino
Philippe Diallo è in carica della FFF dal 2023. I risultati dei Bleus non sono stati eccezionali negli ultimi tre anni, ma le prospettive future sono rosee come sempre. Nell'ultimo Mondiale, i francesi sono riusciti ad arrivare fino alle semifinali, perdendo malamente contro la Spagna. A proposito di questa competizione disputata dalla nazionale transalpina, Diallo ne ha parlato durante la riunione del Comitato Esecutivo della FFF. Il presidente non si è concentrato sugli aspetti calcistici della propria squadra, bensì sulla governance della FIFA in tema di redistribuzione economica.
Secondo Philippe Diallo, la distribuzione dei premi in denaro dell'ultima Coppa del Mondo non è stata adeguata: "Consegnare alle nazioni partecipanti solo il 7% del ricavato totale è insufficiente, considerando quanto ricavato era andato ai club nel Mondiale per Club (50%). Non è possibile che molte nazionali, nel Mondiale più redditizio della storia, siano uscite dalla competizione in negativo. Noi abbiamo contribuito di gran lungo all'aumento dei ricavi. Deve esserci il merito sportivo nella distribuzione del denaro, non si può non tenere conto di chi ha vinto il torneo, le dimensioni del paese e chi ha prodotto quella ricchezza, altrimenti si confonde la solidarietà con il favoritismo. Mi aspetto altri candidati per la presidenza, nonostante rimangano i problemi nella governance e nell'equità della redistribuzione da parte della FIFA".
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