Kvara racconta l’origine dei calzettoni bassi e il peso del soprannome Kvaradona. Con Fabian Ruiz parla anche del PSG, della Champions e dell’ultima finale Mondiale.
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Khvicha Kvaratskhelia e Fabian Ruiz hanno condiviso il Napoli in momenti diversi, oggi sono compagni al PSG e figurano entrambi tra i 30 candidati al Pallone d’Oro. Nell’intervista rilasciata ad Athletic, i due hanno raccontato l’ultima stagione, il presente a Parigi e alcuni dei momenti che hanno segnato le rispettive carriere.
Per Kvaratskhelia, però, il racconto passa anche da Napoli. Il georgiano torna su alcuni dettagli che lo accompagnano ancora oggi, mentre Fabian Ruiz guarda alle ambizioni del PSG e alla finale del Mondiale tra Spagna e Argentina.
Fabian Ruiz e l’obiettivo del PSG: la terza Champions consecutiva
Dopo le ultime due vittorie in Champions League, il PSG ha davanti la possibilità di raggiungere un traguardo riuscito soltanto al Real Madrid nell’era Champions: vincere il trofeo per tre stagioni consecutive. Fabian Ruiz non nasconde quale sia la priorità: “Speriamo che quest’anno possiamo competere di nuovo per vincere la Champions League per la terza volta. Il Real Madrid è l’unica squadra ad esserci riuscita. È il nostro obiettivo principale quest’anno: esserci, lottare per fare qualcosa di storico”.
Tra le partite rimaste nella memoria di Kvara c’è invece la sfida contro il Bayern Monaco: “È stata una partita folle. Questa partita rimarrà per sempre nella storia del calcio. Giocarla è stato un privilegio”.
Il georgiano non ha partecipato al Mondiale, ma ha seguito da lontano il cammino dei suoi compagni: “Guardavo solo le partite dei miei compagni. A volte non dormivo per colpa loro”.
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Fabian Ruiz sulla rissa in finale: “Bisogna saper vincere e saper perdere”
Fabian Ruiz è tornato anche su uno degli episodi che hanno accompagnato la finale del Mondiale tra Spagna e Argentina. Lo spagnolo parte soprattutto dalle immagini arrivate a chi quella partita l’ha guardata da casa: “È un momento che tutti hanno visto e che nessuno vorrebbe vedere. Ci sono bambini e ragazzi che guardano il calcio e non dovremmo mostrare loro quelle immagini come esempio. Bisogna saper vincere e bisogna saper perdere. A nessuno piace perdere, ma è stato un momento un po’ brutto in una finale dei Mondiali. Cerchiamo sempre di dare il buon esempio a tutti, perché il calcio lo guardano tutti, dai più piccoli ai più grandi. È stato un momento che a nessuno è piaciuto, ma spero che venga dimenticato”.
Kvaratskhelia elogia Fabian: “La sua capacità di capire il calcio è di un altro livello”
Dal campo alla conoscenza maturata da compagni di squadra. Kvaratskhelia ha parlato anche del valore di Fabian Ruiz, utilizzando un paragone con Sergio Busquets per spiegare ciò che, secondo lui, rende particolare lo spagnolo: “È davvero sottovalutato, perché il modo in cui comprende il calcio è pazzesco. Non so chi l’abbia detto a proposito di Busquets: quando guardi una partita non vedi Busquets, ma quando guardi Busquets, guardi il calcio. È lo stesso per lui, perché non lo vedi, ma la sua capacità di capire il calcio e il modo in cui controlla la partita… il ritmo che riesce a imprimere è di un altro livello”.
Kvaratskhelia e i calzettoni bassi: un’abitudine nata per caso
C’è poi un dettaglio che accompagna Kvaratskhelia praticamente in ogni partita. I calzettoni abbassati sono diventati uno dei suoi tratti più riconoscibili, ma all’origine non c’era una scelta estetica. È lo stesso georgiano a raccontare come è cominciato tutto: “Era la mia prima partita con il Napoli e avevo i crampi da 35 minuti. Essendo la mia prima partita, forse ero sotto stress. Normalmente giocavo con i calzettoni alti, come tutti. Pensavo che abbassarli potesse aiutarmi con i crampi. Dopo ho segnato e ho pensato che forse portasse fortuna. Da allora non li ho più cambiati”.
Un gesto nato durante l’esordio e rimasto anche dopo l’addio al club azzurro. Nella stessa risposta, Kvara parla anche del soprannome che lo ha accompagnato durante gli anni trascorsi a Napoli: “Soprannome preferito? Kvaradona. Sono davvero orgoglioso di aver giocato nel Napoli. Quando mi chiamano così è un privilegio, ma anche una pressione, perché quando ti paragonano a uno dei più grandi calciatori della storia è davvero difficile da gestire. Nessuno può essere paragonato a Maradona, ma è un piacere”.
I calzettoni bassi sono rimasti anche dopo l’addio al Napoli, così come quel soprannome nato durante gli anni in azzurro. Oggi Kvaratskhelia gioca a Parigi, ma nel suo racconto Napoli continua a occupare un posto preciso.
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