Jaissle si racconta

Nel nuovo pullman del Newcastle c'è anche una cucina (Fonte Video Account X Geordie Josh - Futbol de Inglaterra)

Newcastle, il nuovo pullman per le trasferte è un gioiello: c'è anche la cucina!

Matthias Jaissle è arrivato al Newcastle quest'estate con il compito di raccogliere una pesante eredità, quella lasciata da Eddie Howe, che negli ultimi anni è riuscito a portare la squadra inglese ai vertici del miglior campionato del mondo. Per il tecnico tedesco si tratta della prima esperienza in Premier League, dopo aver costruito la propria reputazione tra Austria e Arabia Saudita.

La storia di Jaissle non riguarda però soltanto il calcio e i risultati ottenuti in panchina. Prima di diventare allenatore, il tedesco era stato un promettente difensore dell'Hoffenheim ed era arrivato fino alla Germania Under-21 finendo però la carriera molto presto a causa di un grave problema al ginocchio. Ma quello che doveva essere la fine del suo rapporto con il calcio. si è in realtà trasformato in un nuovo inizio, come già accaduto in passato.

Newcastle United v AFC Bournemouth - Premier League 2026/27

La storia di Jaissle, il nuovo tecnico del Newcastle

Quando aveva appena 5 anni, gli fu diagnosticato un tumore al collo, e il problema era così serio da impedirgli persino di muovere la testa normalmente e, per un bambino così piccolo, rappresentò un ostacolo enorme anche rispetto alla sua più grande passione. Al Sun, il tecnico ha raccontato la vicenda, facendo passare un'immagine di sé che fino ad ora non aveva ancora palesato.

Newcastle United v AFC Bournemouth - Premier League 2026/27
NEWCASTLE UPON TYNE, INGHILTERRA - 05 SETTEMBRE: Matthias Jaissle, allenatore del Newcastle United, reagisce durante la partita di Premier League 2026/27 tra Newcastle United e AFC Bournemouth al St James' Park il 05 settembre 2026 a Newcastle upon Tyne, Inghilterra. (Foto di Stu Forster/Getty Images)

Ha iniziato parlando proprio della malattia che lo colpì da bambino: "Quando avevo cinque anni, mi è stato diagnosticato un tumore al collo. Non riuscivo a muovere la testa da un lato all'altro".

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Poi ha parlato di come già da piccolo avesse capito certe cose della vita che andrebbero invece capite più avanti: "Avevo solo cinque anni, ma avevo già imparato molto sulla vita. Quanto sia importante essere sani, quanto si possa essere grati di esserlo e di poter inseguire i propri sogni. Non era affatto scontato che sarei stato in grado di giocare a calcio a quell'età".

Successivamente sugli infortuni: "Quando ero nelle giovanili ho perso un anno, senza poter giocare una partita. Avevo 16 anni, ma quell'esperienza mi ha dato la disciplina necessaria per lottare davvero nella vita. A quell'età, di solito si esce, si va alle feste, si potrebbe smettere in quel periodo, ma io ho continuato".

Continua: "Quando ho esordito in prima squadra, dopo sette o otto mesi di gioco regolare con l'Hoffenheim, mi sono rotto il legamento crociato anteriore, il menisco, la cartilagine, tutto. Era finita. Sapevo già allora che sarebbe stato difficile continuare a giocare ai massimi livelli".

Alla fine il ritiro a soli 25 anni, e la possibilità nata grazie a Ralf Rangnick: "Poi ho avuto l'opportunità grazie a Ralf Rangnick, perciò a volte lo cito come mentore. Ho avuto la possibilità di partecipare a un programma di tirocinio a Lipsia. Ho iniziato come assistente allenatore di Sebastian Hoeness, l'attuale allenatore dello Stoccarda, e dopo due settimane ho pensato: 'Wow, ho ritrovato la gioia di vivere, non solo studiando e leggendo. Ho un nuovo scopo nella vita".

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