A Buenos Aires si chiude la fase delle arringhe delle parti civili. L'avvocato delle figlie di Diego Armando Maradona punta il dito contro l'équipe sanitaria che seguiva il Pibe de Oro
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Ci sono leggende che non smettono mai di appartenere al proprio popolo, nemmeno dopo la morte. È il caso di Diego Armando Maradona, il suo nome torna al centro di una vicenda giudiziaria che continua a scuotere il mondo del calcio e riaprire una ferita mai rimarginata nella memoria dei suoi tifosi.
Le parole dell'avvocato delle figlie e le richieste di condanna
Fernando Burlando, avvocato di Dalma e Giannina Maradona, le figlie dell'ex numero 10, hanno segnato uno dei momenti più duri del processo in corso a San Isidro, nei pressi di Buenos Aires. Durante la sua arringa finale, il legale ha rilanciato con forza la tesi dell'accusa: "Diego è stato assassinato a sangue freddo". Un'affermazione pesantissima, accompagnata dalla richiesta di pene detentive per diversi componenti dell'équipe sanitaria che aveva in cura la leggenda argentina.
Nel corso dell'intervento durato oltre tre ore, Burlando ha riscostruito la posizione delle parti civili, contestando le modalità con cui Maradona sarebbe stato assistito negli ultimi giorni della sua vita. La richiesta più severa riguarda Leopoldo Luque, neurochirurgo che seguiva il campione argentino: per lui il legale ha chiesto 15 anni di reclusione. 12 anni sono stati richiesti per Nancy Forlini, coordinatrice dell'assicurazione sanitaria Swiss Medical, e 10 per la psichiatra Agustina Cosachov.
Per lo psicologo Carlos Dìaz la richiesta è di 5 anni, mentre per l'infermiere Ricardo Almiròn e il suo responsabile Mariano Perroni ne sono stati chiesti 4. Per quest'ultimi, la contestazione richiamata dal legale è quella di omicidio colposo. Burlando ha inoltre richiesto l'assoluzione del medico clinico Pedro di Spagna.
Sarà il tribunale a dover valutare le prove e stabilire l'eventuali responsabilità penali dei singoli imputati.
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Parole che restituiscono il peso emotivo di un processo nel quale non si discute soltanto della morte di una leggenda sportiva, ma anche della qualità dell'assistenza ricevuta da un uomo, amato da molti, in condizioni di particolare fragilità. Mentre il mondo del calcio continua a ricordare le sue giocate e la sua capacità di trasformare una partita in qualcosa di leggendario, la battaglia giudiziaria prosegue. Per le figlie l'obiettivo è quello di ottenere chiarezza e responsabilità. Per milioni di tifosi, resta l'attesa di conoscere fino in fondo che cosa sia accaduto negli ultimi giorni del Pibe de Oro.
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