Durante il processo per la morte di Diego Armando Maradona, la figlia Giannina è scoppiata in lacrime durante la testimonianza. La donna ha denunciato l'equipe medica di aver manipolato lei e tutta la famiglia del fuoriclasse argentino.
IL PROCESSO
Morte Maradona, la figlia Giannina scoppia in lacrime e denuncia: “Siamo stati manipolati”


Il processo per l'omicidio di Maradona
—Sette professionisti sanitari - tra cui uno psicologo, uno psichiatra, un medico e alcuni infermieri - sono sotto processo per l'omicidio di Diego Armando Maradona. Il calciatore ex Napoli, ricordiamo, è morto a 60 anni in una casa in affitto, riprendendosi da un intervento di neurochirurgia che si era risolto senza complicazioni. Complicazioni che sono giunte successivamente, poiché il calciatore si è spento in solitudine a causa di una crisi cardiorespiratoria e di un edema polmonare. Il cuore di Diego quella notte pesava 503 grammi, circa due volte il normale peso di un cuore umano.
A distanza di 6 anni da quel 25 novembre, i sanitari sono sotto processo per l'abbandono terapeutico dell'uomo e per omicidio con dolo eventuale, non essendo intervenuti inadeguatamente nonostante consapevoli delle condizioni dell'argentino.
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Giannina: "Mi sento un'idiota"
—Chiamata a parlare sul banco dei testimoni Giannina, secondogenita dello storico capitano dell'Argentina, ha raccontato di come lei e sua sorella Dalma avessero insistito per ricoverare il padre in una clinica specializzata anche senza il suo consenso. Ma, secondo la donna, Leopoldo Luque, neurochirurgo e principale imputato, ha insistito per il ricovero domiciliare. Così l'ha accusato: "Ci ha manipolato, ci ha garantito che ci sarebbero state le apparecchiature necessarie per un ricovero serio". Giannina ha poi proseguito: "La manipolazione è stata totale e orribile, mi sento un'idiota". La figlia di Diego ha poi aggiunto: "Mi fidavo di queste tre persone, e tutto quello che hanno fatto è stato manipolarci e lasciare mio figlio senza un nonno".
"Erano loro i responsabili, quelli che avevano stabilito come procedere". E poi: "Ci dicevano che era importante dargli spazio, lasciarlo decidere se avesse bisogno di vedere qualcuno. Che non gli avremmo messo alcuna pressione". Gli imputati si sono dichiarati innocenti, sostenendo che Diego sia morto per cause naturali. E ora rischiano pene detentive tra gli 8 e i 25 anni.
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