Lo Special One dispensa saggezza sui giovani calciatori e svela i retroscena sul suo ritorno al Real Madrid
Mourinho si prende il Derby Eterno e le telecamere: lo Special One mostra il suo simbolo
Il ritorno di José Mourinho, dopo i tre anni dal 2010 al 2013, ha creato parecchie aspettative, e non potrebbe essere altrimenti, sull'ambiente del Real Madrid. Il tecnico portoghese, in un'intervista in auto per le vie di Madrid a Bet it drive show di Yevhen Krazhan, ha raccontato il motivo per cui ha lasciato il Benfica e il Portogallo per tornare nella capitale spagnola.
"Real? Avevano bisogno di me"
Il Real Madrid, nella figura di Florentino Perez, ha individuato nello Special One l'uomo e allenatore perfetto per risorgere dalle ceneri, mettere fine al dominio incontrastato del Barcellona e risolvere le grane interne allo spogliatoio, come confermato dallo stesso Mourinho: "Alla fine della scorsa stagione, il club mi ha contattato. Mi dissero: 'Noi ti conosciamo, tu conosci noi e sappiamo come lavori. Vogliamo che tu ricostruisca la squadra e ricominci un decennio prodigioso come quello che il club ha vissuto. Abbiamo bisogno di te e di una persona con il tuo profilo".
La scelta di lasciare il Benfica, dopo essere tornato a distanza di 25 anni in cui ha vinto tutto e ovunque, non è stata semplice, ma il richiamo del Real Madrid è stato troppo forte: "Ero felice al Benfica e in Portogallo. Avevo lasciato il mio paese tanti anni prima e, quando tornai al Benfica, mi sentivo molto a mio agio. Ma il Real Madrid è il Real Madrid. Tutti al club capirono che il mio ritorno era una grande opportunità. Quindi, ancora una volta, ho lasciato il Portogallo in buoni rapporti; Non potrei essere più felice o motivato di quanto lo sia ora".
Caricamento post Instagram...
Hobby? No, grazie
Mourinho torna sulla professionalità che deve avere ogni calciatore per stare in cima, rinunciando a distrazioni continue: "Ti alleni due o tre ore al giorno, ma sei un calciatore 24 ore su 24. Quindi tutto questo influisce sul tuo lavoro: cosa mangi quando non sei al club, cosa bevi, come dormi e persino aspetti della tua vita privata. Purtroppo, un calciatore non può sciare né andare in bicicletta; ci sono quelli che lo fanno di nascosto dal club... a me il contratto non interessa. Mi interessa come affronti il tuo lavoro. Se cadi dalla bici, potresti saltare tre partite, o peggio: potresti romperti una gamba o subire una commozione cerebrale che ti impedisce di dare il meglio di te".
Infine, spiega chi sia veramente considerabile come una superstar: "Ma il calcio, in fondo, non è un lavoro, è uno stile di vita. Se lo consideri un hobby, sei finito. Se ti consideri un calciatore solo per un paio d'ore al giorno, non arriverai in cima. Quelli che chiamo davvero superstar non hanno mai problemi di ego. Per me, una superstar è un insieme completo. E questo insieme include un aspetto della personalità in cui l'ego è proporzionale al talento".
© RIPRODUZIONE RISERVATA