Alla vigilia della sfida dell’Olimpico con l'Italia, il giornalista di RTL Sports racconta il Belgio che nasce con Van Bommel

Belgium v Liechtenstein - FIFA World Cup 2026 Qualifier

Il Belgio in stile Magritte: lo shooting della nuova maglia è super divertente!

L'Italia non fa più paura come qualche anno fa. Ma in Belgio nessuno si sognerebbe di considerarla una Nazionale da poter dominare. È dentro questa apparente contraddizione che si nasconde forse meglio di qualsiasi altra cosa il modo in cui gli Azzurri vengono percepiti alla vigilia di Italia-Belgio, in programma il 25 settembre alle ore 20:45 allo Stadio Olimpico di Roma.

A raccontarlo a DerbyDerbyDerby è Alexandre Braeckman, giornalista belga di RTL Sport, che ci porta dentro il nuovo Belgio di Mark van Bommel, pronto all'esordio sulla panchina dei Diavoli Rossi. Una Nazionale che ha ormai salutato la sua generazione d'oro e che adesso deve capire chi sarà in grado di raccoglierne l'eredità. De Bruyne e Lukaku sono ancora lì, ma il loro status è cambiato. Alle loro spalle avanza una generazione che prova a prendersi il Belgio, da Lavia a Godts, passando per Fernandez-Pardo, De Ketelaere e Moreira. Ed è proprio sul talento del Milan che Braeckman manda un messaggio molto chiaro ai tifosi rossoneri.

Croatia v Belgium - International Friendly

Verso l'Italia, Van Bommel divide il Belgio: il retroscena sull’addio di Rudi Garcia

Il Belgio affronta questa Nations League dopo aver raggiunto i quarti di finale del Mondiale, ma soprattutto con un nuovo commissario tecnico, Mark van Bommel. Qual è oggi l’atmosfera intorno alla Nazionale belga? Il percorso al Mondiale viene considerato positivo in Belgio oppure resta la sensazione che questa squadra avrebbe potuto spingersi ancora più avanti?

"L’atmosfera intorno alla Nazionale è buona. Non c’è uno stress particolare, anzi: c’è soprattutto tanta voglia di vedere queste partite, perché affrontare squadre di questo livello significa vivere grandi sfide e appuntamenti importanti, anche davanti al nostro pubblico. La Coppa del Mondo non viene considerata un fallimento, tutt’altro. Perdere contro la Spagna non è certamente una vergogna, soprattutto per il modo in cui il Belgio ha affrontato quella partita: la squadra è stata coraggiosa, solida e competitiva. Siamo riusciti anche a segnare contro una Spagna che, durante il torneo, aveva concesso pochissimo".

"È vero, però, che intorno alla squadra c’è anche una situazione particolare. Una parte del Paese non ha compreso fino in fondo la scelta di separarsi da Rudi Garcia, mentre un’altra parte ha accolto con entusiasmo l’arrivo di Mark van Bommel. Lui ha lasciato un buon ricordo in Belgio e il fatto che parli olandese viene apprezzato da una parte dell’opinione pubblica. Naturalmente non è questo il motivo principale della sua nomina, così come non è stata questa la ragione dell’addio di Garcia. Credo che la separazione sia stata soprattutto una questione contrattuale: probabilmente era diventato complicato trovare un accordo soddisfacente per tutte le parti. E, personalmente, non sono nemmeno completamente sicuro che Garcia volesse davvero proseguire questa esperienza".

"In ogni caso, la sensazione generale è positiva. Non viviamo la situazione che c’era dopo Euro 2024 o, ancora di più, dopo il Mondiale del 2022, quando il Belgio usciva da un torneo molto complicato. Oggi l’ambiente è sereno, i giocatori sembrano stare bene e quello che vediamo in campo piace, pur sapendo che esistono ancora diversi aspetti da migliorare. C’è anche grande realismo rispetto al valore attuale della squadra e alle sue possibilità. Direi quindi che il Belgio arriva a queste partite con fiducia, entusiasmo e, in un certo senso, anche con la sensazione di non avere nulla da perdere".

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LIEGI, BELGIO - 18 NOVEMBRE: Rudi Garcia, commissario tecnico del Belgio, osserva il campo durante la partita di qualificazione ai Mondiali FIFA 2026 tra Belgio e Liechtenstein il 18 novembre 2025 a Liegi, Belgio. (Foto di Omar Havana/Getty Images)

La partita contro l’Italia sarà la prima di Mark van Bommel alla guida del Belgio. Quali sono le prime idee che ha portato e quali differenze ti aspetti di vedere rispetto alla squadra allenata da Rudi Garcia?

"È ancora molto difficile dire con precisione quali idee porterà Mark van Bommel. Sappiamo però che ha un approccio tattico leggermente diverso, con un 4-3-3 nel quale uno dei centrocampisti tende ad alzarsi molto e ad agire quasi da numero 10. Vedremo già dalla prima partita, ma personalmente non mi aspetto che rivoluzioni completamente l’impostazione della squadra. Credo però che vorrà un Belgio capace di dominare attraverso il possesso, una squadra che voglia giocare il pallone e che sia molto aggressiva nel contropressing. È qualcosa di cui hanno parlato anche i giocatori".

"Una delle cose interessanti è che ha richiamato alcuni calciatori che forse non tutti si aspettavano. In Belgio, per esempio, siamo molto contenti di rivedere Roméo Lavia. Può davvero diventare un giocatore molto importante: dai tempi del miglior Axel Witsel non abbiamo più avuto un recuperatore di palloni di quella qualità. Anche sulle fasce ci sono elementi interessanti. Mika Godts torna nel gruppo e finalmente potrebbe avere la possibilità di dimostrare, giocando nel suo ruolo preferito, quello che può dare a questa Nazionale. Anche Fernandez-Pardo è ancora presente. Ci sono quindi diversi aspetti positivi".

"Adesso, più che altro, c’è un po’ di impazienza nel vedere concretamente come Van Bommel riuscirà ad organizzare tutto questo. Avrà anche la possibilità di adattare la squadra in base ai quattro avversari e alle caratteristiche delle singole partite. Contro la Francia, per esempio, probabilmente servirà maggiore attenzione difensiva; contro l’Italia sarà una partita diversa, mentre contro la Turchia il Belgio cercherà probabilmente di avere maggiormente il controllo del gioco. Sarà quindi interessante vedere come interpreterà queste quattro gare".

"Da un certo punto di vista è anche un po’ sfortunato, perché era difficile immaginare un esordio con partite più complicate di quelle della Nations League. Dall’altro lato, però, è proprio questo a rendere il suo debutto ancora più interessante: potremo capire immediatamente che tipo di Belgio vuole costruire. In passato abbiamo già visto allenatori iniziare molto bene, magari vincendo subito una grande amichevole, per poi scoprire soltanto più avanti quale fosse realmente il valore del progetto. Per questo, al momento, c’è soprattutto curiosità: aspettiamo di vedere cosa succederà sul campo".

De Bruyne e Lukaku, tutto è cambiato: “Il loro status non è più quello di prima”

Per molti anni si è parlato tantissimo della famosa “generazione d’oro” del Belgio. Oggi Witsel ha lasciato la Nazionale, Courtois non prenderà parte a questa Nations League, mentre De Bruyne e Lukaku sono ancora presenti. Possiamo considerare definitivamente conclusa l’epoca di quella generazione d’oro oppure De Bruyne e Lukaku restano ancora al centro del progetto belga?

"La questione della generazione d’oro, in Belgio, è abbastanza semplice: viene considerata conclusa già dal 2022, o al massimo dal 2024, cioè da quando abbiamo perso il momento migliore della maggior parte dei giocatori che ne facevano parte. Oggi i ruoli di Romelu Lukaku e Kevin De Bruyne sono molto diversi rispetto al passato. Non vengono più considerati necessariamente come i giocatori attorno ai quali costruire tutto il progetto, ma soprattutto come elementi capaci di aiutare, guidare, trasmettere esperienza e mettere comunque a disposizione un talento che, rispetto alla media dei giocatori belgi, resta fuori dal comune. Anche il loro status è cambiato. Basta guardare Lukaku: già al Mondiale non era più un titolare indiscusso e probabilmente non lo sarà nemmeno adesso. In quel ruolo potrebbe giocare, per esempio, Charles De Ketelaere. Vedremo quali saranno le scelte del nuovo allenatore".

"Per De Bruyne il discorso è un po’ diverso, perché in Belgio continua ad avere uno status particolare. È probabilmente il miglior centrocampista offensivo che abbiamo avuto nella nostra storia e resta un creativo di livello straordinario. Lo vediamo ancora anche al Napoli: quando sta bene fisicamente riesce a vedere cose che gli altri non vedono ed è ancora capace di inventare giocate che possono cambiare una partita. Oggi, però, il suo ruolo non è più necessariamente quello del capitano assoluto o del giocatore che deve partire titolare in ogni gara. Credo che Youri Tielemans possa assumere sempre di più quel tipo di responsabilità e non è nemmeno scontato che De Bruyne inizi dal primo minuto tutte le partite".

"Può però diventare una risorsa decisiva anche entrando dalla panchina, perché resta uno di quei giocatori capaci di sbloccare una gara in venti minuti. La cosa che forse ci ha sorpreso di più in Belgio è quanto seriamente abbia preso questo nuovo ruolo di guida. Forse non ci aspettavamo che gli piacesse così tanto, invece considera davvero una sua responsabilità, arrivato a questa fase della carriera, trasmettere ai più giovani tutto quello che ha vissuto e l’esperienza accumulata negli anni. È disponibile, motivato e ha ancora grande voglia di dare il proprio contributo".

"Lukaku, invece, ha un ruolo più vicino e umano all’interno del gruppo. In Belgio molti giovani lo vedono quasi come uno “zio”: una figura capace di stare accanto agli altri, parlare con loro e trasmettere esperienza, fiducia e mentalità. Per questo oggi i due hanno funzioni differenti ma complementari: De Bruyne rappresenta soprattutto il riferimento tecnico e l’ispirazione, mentre Lukaku ha un ruolo molto forte di leadership, accompagnamento e trasmissione della voglia di vincere".

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FIUME, CROAZIA - 2 GIUGNO: Romelu Lukaku del Belgio festeggia dopo aver segnato il secondo gol della sua squadra durante la partita amichevole internazionale tra Croazia e Belgio allo Stadion HNK Rijeka il 2 giugno 2026 a Fiume, Croazia. (Foto di Jurij Kodrun/Getty Images)

Caso Courtois, in Belgio c’è una preoccupazione: “Può creare un precedente”

L’assenza di Thibaut Courtois apre una questione importante nel ruolo di portiere, soprattutto dopo il ritiro dalla Nazionale di Matz Sels. Chi parte favorito per diventare il nuovo portiere titolare del Belgio e quanto viene considerata pesante, in Belgio, l’assenza di Courtois?

"Il caso Courtois è piuttosto complesso in Belgio. È stato criticato da una parte dell’opinione pubblica per aver deciso di non partecipare alla Nations League, mentre altri ritengono che, considerando tutto quello che ha dato alla Nazionale, si sia guadagnato il diritto di fare una scelta del genere. Il problema è che questa decisione crea comunque un precedente e sarà interessante capire come verrà percepita anche dagli altri giocatori più importanti della Nazionale, pur essendocene oggi meno rispetto al passato".

"Per quanto riguarda invece la successione tra i pali, il dibattito è molto più semplice. Al momento Senne Lammens sembra essere il favorito per partire titolare, soprattutto perché ha già avuto un primo contatto con la Nazionale maggiore. Il suo vero esordio di alto livello è arrivato contro la Spagna e in quella partita ha commesso un errore, ma in Belgio nessuno gliene fa realmente una colpa: era una situazione molto particolare, quasi una partita-trappola per lui, e non gli vengono attribuite particolari responsabilità".

"La sensazione è quindi che sarà Lammens a iniziare, anche perché oggi gioca con continuità nel Manchester United ed è titolare nel suo club. Mike Penders rappresenta invece un profilo diverso. C’è chi in Belgio lo considera persino più talentuoso, ma al momento resta ancora un’incognita maggiore e non ha la stessa continuità di Lammens. Poi c’è un terzo portiere, Jari De Busser dell'Az Alkmaar, convocato soprattutto per completare il gruppo e lavorare negli allenamenti. La sua presenza rappresenta anche una bella storia personale, ma realisticamente è difficile immaginare che possa trovare spazio in queste partite".

Nella lista di Van Bommel ci sono diversi giocatori che conoscono molto bene il calcio italiano. Questo può rappresentare un vantaggio contro l’Italia e, tra questi giocatori, chi potrebbe secondo te avere un ruolo particolarmente importante nella partita dello Stadio Olimpico?

"Per quanto riguarda la conoscenza del calcio italiano, tendo a pensare che giocatori di questo livello conoscano ormai molto bene un po’ tutti i principali campionati e avversari. È vero però che alcuni elementi della Nazionale belga, avendo giocato o giocando in Italia, possono avere un piccolo vantaggio da questo punto di vista. Ci aspettavamo, per esempio, la convocazione di Alexis Saelemaekers, ma non è arrivata. Ci sono comunque giocatori come De Bruyne e Moreira che conoscono bene il calcio italiano e possono sicuramente aiutare il gruppo anche sotto questo aspetto".

"Detto questo, non credo che per il Belgio sia un tema così centrale. La sensazione è che questa Nazionale faccia parte di quelle squadre che pensano prima di tutto a come esprimere il proprio calcio, piuttosto che concentrarsi eccessivamente sul modo in cui giocherà l’avversario. Per questo, sinceramente, non penso che la conoscenza specifica del calcio italiano possa diventare uno degli elementi decisivi della partita".

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FIUME, CROAZIA - 2 GIUGNO: Thibaut Courtois del Belgio applaude i tifosi dopo la vittoria della sua squadra nella partita amichevole internazionale tra Croazia e Belgio allo Stadion HNK Rijeka il 2 giugno 2026 a Fiume, Croazia. (Foto di Jurij Kodrun/Getty Images)

Italia-Belgio, De Ketelaere si è preso la Nazionale, ma adesso c’è un altro nome che incuriosisce

Charles De Ketelaere ha disputato un ottimo Mondiale ed è stato anche uno dei protagonisti del quarto di finale contro la Spagna. In Belgio è cambiata definitivamente la percezione nei suoi confronti rispetto al giovane calciatore che qualche anno fa aveva incontrato molte difficoltà al Milan?

"La percezione intorno a Charles De Ketelaere in Belgio è oggi molto positiva. Per un certo periodo c’era il timore che, dietro Lukaku, non riuscisse davvero a emergere un’alternativa credibile. De Ketelaere, invece, ha offerto anche una soluzione tattica diversa. È un ragazzo estremamente serio, non crea mai problemi, parla poco e si mette sempre a disposizione. Non si tira indietro, accetta le responsabilità e, nonostante sia ancora relativamente giovane, ha già accumulato una buona esperienza. In Belgio è un giocatore molto apprezzato, anche se forse non è uno di quelli a cui si pensa immediatamente quando si parla della Nazionale. È quasi uno di quei calciatori che finiscono per essere dati per scontati all’interno del gruppo, nonostante abbia un talento enorme".

"In questo momento, però, una parte dell’attenzione è concentrata soprattutto su Matias Fernandez-Pardo: ci si chiede se un giorno potrà riuscire ad imporsi stabilmente come riferimento offensivo oppure se il Belgio continuerà a preferire un profilo come quello di De Ketelaere. Da questo punto di vista resta ancora qualche incognita sul futuro, ma una cosa è certa: il Mondiale di De Ketelaere è stato notato e apprezzato da tutti. La sua prestazione nel torneo ha rafforzato ulteriormente la considerazione nei suoi confronti e oggi in Belgio c’è grande soddisfazione nel vederlo ancora protagonista con la Nazionale".

Chi raccoglierà l’eredità della generazione d’oro? In Belgio gli occhi sono soprattutto su un giocatore

Van Bommel ha convocato anche diversi giovani, tra cui Mika Godts, Diego Moreira, Nathan Ngoy, Matias Fernandez-Pardo e Mike Penders. Chi viene considerato in Belgio il principale volto di questa nuova generazione e quale giocatore potrebbe essere la grande rivelazione di questo nuovo ciclo?

"In realtà oggi non c’è ancora un giocatore della nuova generazione che abbia realmente staccato tutti gli altri. In Belgio, per esempio, si è parlato molto di Jesse Bisiwu, che è stato convocato con l’Under 21 ma può ancora scegliere di rappresentare il Ghana. Per questo, al momento, faccio fatica a inserirlo pienamente in questo discorso sulla futura Nazionale maggiore. Tra i nomi già più vicini alla prima squadra, penso comunque a Mika Godts. Soprattutto nelle Fiandre ci sono grandi aspettative nei suoi confronti e il suo trasferimento al PSG ha fatto molto parlare in Belgio. La speranza è che riesca a trovare spazio anche grazie alle rotazioni di Luis Enrique, anche se la concorrenza che deve affrontare è enorme".

"Diego Moreira, invece, non è ancora un volto particolarmente conosciuto dal grande pubblico belga. Matias Fernandez-Pardo potrebbe diventarlo, mentre per Mike Penders credo che sia ancora presto, almeno nel breve periodo. Se dovessi indicare un giocatore che potrebbe realmente diventare il volto di questa nuova generazione, però, direi Roméo Lavia, naturalmente a condizione che riesca finalmente a trovare continuità. In Belgio ci sono aspettative molto alte nei suoi confronti. Detto questo, non abbiamo ancora individuato un unico simbolo della nuova generazione e forse è anche normale così. In Belgio, generalmente, non siamo abituati a caricare i giovani di una pressione enorme: si preferisce lasciarli crescere e vedere chi riuscirà davvero ad imporsi".

Moreira e il Milan, Braeckman non ha dubbi: “Bisognerà soprattutto concedergli tempo”

Restiamo proprio su Diego Moreira, un giocatore che interessa particolarmente il pubblico italiano e i tifosi del Milan. Avendolo avuto modo di seguire da vicino, qual è personalmente la tua opinione su di lui? Quali sono oggi le sue qualità principali e gli aspetti nei quali deve ancora migliorare? Fin dove pensi possa arrivare e, soprattutto, cosa devono aspettarsi i tifosi del Milan da Moreira?

"Diego Moreira è un grande talento. Dal punto di vista tecnico, secondo me, è un giocatore superiore alla media: sa accelerare, ha una buona visione di gioco e trovo che possa essere molto interessante anche utilizzato da esterno a tutta fascia, perché possiede una buona capacità di ripiegamento difensivo. Ha ancora diverse cose da migliorare. Prima di tutto, credo che debba essere chiarito definitivamente quale sia il suo ruolo ideale: ala oppure esterno a tutta fascia. A volte gli manca un po’ di continuità nelle prestazioni e questo è uno degli aspetti sui quali deve crescere. Una delle sue qualità principali, però, è sicuramente la mentalità. È un giocatore capace di cambiare l’inerzia di una partita anche grazie all’energia che porta in campo. Lo abbiamo visto anche al Mondiale, nonostante abbia avuto poco spazio: quando entra riesce a dare freschezza e intensità".

"È un profilo estremamente interessante e credo che al Milan bisognerà soprattutto concedergli tempo. È giovane, molto promettente, reagisce bene alla pressione, gli piacciono le grandi partite e non ha paura di assumersi delle responsabilità. Inoltre è un ragazzo molto positivo all’interno dello spogliatoio. Porta entusiasmo e buon umore, ma allo stesso tempo è serio nel lavoro. È anche disponibile con i compagni più giovani e questo lo rende una presenza molto apprezzata all’interno del gruppo".

"Tecnicamente è già a un buon livello e anche sotto porta possiede qualità interessanti, anche se può ancora affinare alcuni aspetti. Nel dribbling, per esempio, a volte tende ad essere un po’ troppo lezioso, ma sono caratteristiche che normalmente migliorano con l’esperienza. In sintesi, penso che sia un giocatore con margini importanti. Il Milan dovrà avere pazienza, perché Moreira ha le qualità per crescere molto e diventare un elemento di grande valore".

Gran Galà Del Calcio AlC 2026
MILANO, ITALIA - 2 SETTEMBRE: Roberto Mancini, commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio, partecipa al Gran Galà del Calcio AIC 2026 al Teatro alla Scala il 2 settembre 2026 a Milano, Italia. (Foto di Pier Marco Tacca/Getty Images)

L’Italia vista dal Belgio: non fa più paura, ma c’è una cosa che nessuno si sognerebbe di dire

Guardando adesso all’Italia, come viene percepita oggi la Nazionale italiana in Belgio? C’è un giocatore italiano che, secondo te, potrebbe creare particolari difficoltà alla squadra di Van Bommel?

"Se devo essere molto sincero, il tifoso belga medio non segue più l’Italia con la stessa attenzione di qualche anno fa. Molti dei giocatori convocati oggi sono conosciuti soprattutto di nome dal grande pubblico, ma senza una conoscenza particolarmente approfondita. Per questo la Nazionale italiana, in questo momento, non fa paura nel senso stretto del termine. Allo stesso tempo, però, in Belgio esiste un rispetto enorme e quasi automatico per la storia e per il prestigio dell’Italia. Non sentirete facilmente un belga dire che il Belgio andrà a dominare o travolgere l’Italia, perché è una Nazionale della quale ci si fida poco e che viene sempre rispettata per quello che rappresenta".

"Personalmente, tra i giocatori italiani, guarderei con particolare attenzione Esposito. È un attaccante che può pesare molto sulla partita e sono curioso di vedere come riuscirà ad affrontarlo la difesa centrale belga, dove potrebbero giocare Ngoy e Mechele. Sarà interessante anche capire come si disporrà il Belgio nella costruzione dal basso, se con una linea a tre oppure a quattro, perché sono tutti aspetti che potranno incidere sull’equilibrio della partita".

"Al di là di Esposito, però, non c’è oggi un singolo giocatore italiano che, visto dal Belgio, venga percepito come una minaccia assoluta o come quello capace da solo di mettere in enorme difficoltà la squadra. Ed è proprio questo l’aspetto particolare: per una parte del pubblico belga, questa Italia è ancora una squadra composta da diversi giocatori poco conosciuti. Per questo viene rispettata molto per il suo nome, la sua storia e il suo prestigio, ma allo stesso tempo viene osservata con una certa curiosità".

Il nuovo Belgio in una parola: Braeckman ne sceglie una che racconta tutto

Italia, Belgio, Francia e Turchia compongono un girone particolarmente competitivo. Qual è l’obiettivo del Belgio in questa Nations League? C’è l’ambizione di vincere il girone oppure questa competizione verrà utilizzata anche per costruire il Belgio del futuro?

"Penso che il Belgio affronterà questa Nations League innanzitutto con l’intenzione di mostrare chi è, continuare a crescere e prepararsi ai grandi appuntamenti futuri, in particolare a Euro 2028. Allo stesso tempo, però, servirà mandare un segnale. Vogliamo dimostrare di esserci e di non essere semplicemente una squadra destinata a subire contro le Nazionali più forti".

"L’obiettivo è far vedere che il Belgio può ancora competere sullo stesso livello delle grandi squadre, a cominciare dalla Francia, che resta una delle principali favorite. Se riuscissimo a dimostrare questo, per me avremmo già ottenuto qualcosa di importante da questa Nations League. Non credo invece che il Belgio affronti la competizione con l’ossessione di vincere il titolo a tutti i costi. Se però riuscisse almeno a conquistare un posto nei quarti di finale, sarebbe già un risultato molto positivo".

Per concludere, se dovessi descrivere il Belgio attuale ai lettori italiani attraverso una sola parola o un solo concetto, quale sceglieresti? E soprattutto, quale Belgio dobbiamo aspettarci contro l’Italia allo Stadio Olimpico?

"Se dovessi scegliere una sola parola, direi “nascita”. Avrei potuto dire anche “transizione”, perché il Belgio è una squadra che può fare molto male proprio nelle transizioni rapide, ma soprattutto perché stiamo vivendo una vera transizione generazionale. La parola “nascita”, però, mi sembra ancora più adatta. Siamo in una fase nella quale ci sono diversi giocatori di talento. Probabilmente non quanti ne avevamo nel 2012, quando quella generazione iniziava il percorso verso il Mondiale del 2014, ma la sensazione ricorda un po’ quel periodo".

"È una nuova generazione che sta iniziando a giocare insieme le prime grandi partite, a conoscersi davvero e a costruire qualcosa. Alcuni hanno già fatto esperienza nel 2026, ma adesso comincia una fase diversa: per la prima volta questa nuova squadra deve occupare davvero lo spazio lasciato dalla generazione d’oro. Ed è una sfida enorme. Contro l’Italia mi aspetto quindi un Belgio molto motivato, anche perché c’è un nuovo allenatore e questo inevitabilmente porta entusiasmo e voglia di dimostrare".

"Credo che contro l'Italia vedremo una squadra disciplinata, che proverà a sfruttare soprattutto le proprie qualità migliori: velocità, tecnica e giocatori offensivi molto rapidi e imprevedibili. Anche il riferimento centrale dovrebbe essere un calciatore mobile e tecnico, non necessariamente una punta statica. Mi aspetto quindi un Belgio tecnico, coraggioso e concentrato. Allo stesso tempo, però, resta una squadra che può essere vulnerabile e fragile dal punto di vista difensivo. È probabilmente proprio quello il settore nel quale l’Italia, così come gli altri avversari, può provare a farci maggiormente male".

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