Le dichiarazioni della leggenda del Chelsea

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Petr Cech non ha mai dimenticato il 14 ottobre 2006, il giorno in cui un normale intervento durante Chelsea-Reading rischiò di costargli la vita. Dopo appena un minuto di gioco, il portiere ceco si scontrò con Stephen Hunt, centrocampista della squadra avversaria, riportando una frattura al cranio che richiese un'operazione d'urgenza. Sono passati vent'anni da quell'episodio e l'ex estremo difensore è tornato a ricordare quei momenti, ringraziando i medici che gli salvarono la vita e gli permisero di proseguire una carriera ricca di successi, ma soprattutto di continuare a vivere una vita normale.

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Petr Cech: l'incidente contro il Reading

La partita si disputava al Madejski Stadium, durante la prima esperienza di José Mourinho sulla panchina del Chelsea. Cech, che allora aveva solo 24 anni, era già considerato uno dei migliori portieri del panorama europeo e rappresentava un punto fermo della squadra londinese e della Nazionale, ma lo scontro con Hunt cambiò improvvisamente le prospettive della sua carriera. Dopo il violento scontro, il ceco rimase in terra e venne velocemente trasportato in ospedale, prima di essere trasferito all'unità neurochirurgica specializzata del Radcliffe Infirmary di Oxford.

FA Barclays Premiership - Reading v Chelsea
READING, REGNO UNITO - 14 OTTOBRE: Petr Cech del Chelsea riceve cure mediche durante la partita di Barclays Premiership tra Reading e Chelsea al Madejski Stadium il 14 ottobre 2006 a Reading, Inghilterra. (Foto di Ben Radford/Getty Images)

La partita si disputava al Madejski Stadium, durante la prima esperienza di José Mourinho sulla panchina del Chelsea. Cech, allora solo 24enne, era già considerato uno dei migliori portieri del panorama europeo e rappresentava un punto fermo della squadra londinese e della Nazionale, ma lo scontro con Hunt cambiò improvvisamente le prospettive della sua carriera. Dopo il violento scontro, il ceco rimase in terra e venne trasportato in ospedale, prima di essere trasferito all'unità neurochirurgica specializzata del Radcliffe Infirmary di Oxford.

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La diagnosi fu una frattura affossata del cranio, una lesione grave che rese necessario un intervento chirurgico d'urgenza. I medici inserirono due placche di titanio nella testa del portiere, riuscendo a stabilizzarne le condizioni e per Cech iniziò così un lungo percorso di recupero, accompagnato dall'incertezza sulla possibilità di tornare a giocare ai livelli alla quale si era ormai abituato.

Il ritorno in campo arrivò appena 98 giorni dopo l'incidente, ma da quel momento fu obbligato ad indossare un caschetto protettivo durante le partite, diventato negli anni uno dei simboli più riconoscibili nel calcio mondiale.

Le dichiarazioni vent'anni dopo

In occasione del ventesimo anniversario dalla quasi tragedia, Cech ha pubblicato un messaggio su Instagram per ripercorrere l'accaduto e condividere importanti lezioni imparate in seguito a quell'esperienza. L'ex portiere ha ricordato soprattutto le difficoltà dei primi mesi, quando il ritorno al calcio non era per niente scontato: "È innegabile che quel giorno abbia avuto un impatto enorme sulla Premier League, sui tifosi del calcio, sulle persone a me più care e, naturalmente, su di me. A vent'anni di distanza, ci sono molti modi di interpretare quanto accaduto, ma cerchiamo di inquadrare l'intera vicenda nella giusta prospettiva. All'inizio, il recupero è stato difficile e spesso ho avuto seri dubbi sulla possibilità di tornare in campo, ma durante il percorso ho imparato lezioni preziose".

Premier League Hall of Fame
LONDON, INGHILTERRA - 03 MAGGIO: Petr Cech parla durante un evento della Premier League Hall of Fame il 03 maggio 2023 a Londra, Inghilterra. (Foto di Tom Dulat/Getty Images)

Ha continuato poi citando l'iconico casco protettivo: "È nato così l'iconico caschetto. La Premier League ha modificato i protocolli di sicurezza medica per i giocatori e, da allora, i paramedici sono presenti a ogni partita, contribuendo a salvare molte vite. Per concludere, vorrei ringraziare ancora una volta le équipe mediche e l'ospedale Radcliffe di Oxford per avermi salvato la vita e avermi permesso di continuare a praticare lo sport che amo, battere alcuni record e rendere felici milioni di tifosi vincendo trofei. Ma soprattutto, mi hanno dato la possibilità di vivere la gioia più grande: diventare padre.

Spero che questa storia ricordi a tutti che anche nei momenti più difficili si possono trovare tesori nascosti, per i quali vale la pena affrontare ogni sacrificio".

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