Sterling e Rashford travolgono la Roja a Siviglia e firmano una delle notti più sorprendenti dell’Inghilterra di Southgate.

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Il possesso palla racconta spesso una partita ma non necessariamente quella che finisce sul tabellone. Il 15 ottobre 2018, al Benito Villamarín di Siviglia, la Spagna tiene il pallone per gran parte della serata, costruisce, attacca e costringe l’Inghilterra a difendere soprattutto nel secondo tempo. Quando arriva l’intervallo, però, il risultato è quasi irreale: gli inglesi sono avanti di tre gol.

All’Inghilterra sono bastati 38 minuti per colpire tre volte. Raheem Sterling apre il conto al 16’, Marcus Rashford raddoppia poco prima della mezz’ora e Sterling completa la doppietta personale al 38’. Tre azioni che mostrano la stessa idea con sviluppi diversi: recuperare spazio, cercare subito la profondità e sfruttare la velocità degli attaccanti prima che la Spagna possa ricomporsi. Una gara nata nella prima edizione della Nations League diventa così una delle notti più significative dell’Inghilterra di Gareth Southgate.

Spain v England - UEFA Nations League A

Una Spagna che sembrava aver ritrovato il controllo

La Spagna arriva alla sfida di Siviglia in un momento molto diverso rispetto alla delusione del Mondiale disputato pochi mesi prima in Russia: Luis Enrique ha preso il posto di Fernando Hierro e l’avvio del nuovo ciclo è stato quasi perfetto. Nella prima giornata di Nations League gli spagnoli hanno battuto proprio l’Inghilterra per 2-1 a Wembley.

Tre giorni più tardi è arrivato un risultato ancora più netto: 6-0 contro la Croazia, finalista dell’ultimo Mondiale. Sei punti nelle prime due partite e la possibilità, battendo nuovamente gli inglesi, di consolidare definitivamente il primo posto del gruppo. L’Inghilterra arriva invece a Siviglia con un solo punto. Dopo la sconfitta dell’andata ha pareggiato 0-0 contro la Croazia a Rijeka, in una gara giocata a porte chiuse.

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Southgate sta ancora modificando la squadra vista al Mondiale. Il sistema con tre difensori che aveva accompagnato l’Inghilterra fino alla semifinale lascia progressivamente spazio a una difesa a quattro. A Siviglia il centrocampo è composto da Eric Dier, Harry Winks e Barkley. Davanti ci sono Marcus Rashford, Harry Kane e Raheem Sterling.

Secondo i dati riportati dalla Football Association, l’età media dell’undici iniziale è di 23 anni. È la formazione inglese più giovane dal novembre 1959. Contro una Spagna che in casa non perde una partita ufficiale da quindici anni, la scelta sembra particolarmente ambiziosa.

Il primo gol parte da molto lontano

La Spagna prende subito possesso del pallone e prova a portare l’Inghilterra nella propria metà campo. Gli uomini di Southgate, però, non hanno bisogno di controllare lunghe sequenze di gioco per diventare pericolosi.

Al 16’ nasce l’azione che cambia la serata. Il pallone passa anche da Jordan Pickford e l’Inghilterra riesce a superare la prima pressione spagnola. Rashford riceve sulla sinistra e vede il movimento di Sterling alle spalle della linea difensiva. Il passaggio arriva con il tempo corretto, Sterling entra in area e calcia con il destro sopra David De Gea, portando gli inglesi in vantaggio.

Per Sterling quel gol ha anche un significato personale. Non segnava con la nazionale inglese dall’ottobre 2015, contro l’Estonia. Sono passati quasi tre anni e 27 partite senza reti. A Siviglia gli bastano altri ventidue minuti per segnare di nuovo; Prima, però, tocca a Rashford.

Rashford, Kane e una Spagna sempre più esposta

La seconda rete nasce ancora dalla capacità inglese di attraversare il campo in pochissimi passaggi: Pickford cerca lungo Harry Kane. Il capitano protegge il pallone, resiste alla pressione e vede immediatamente lo spazio lasciato davanti alla difesa spagnola. Rashford parte in profondità, riceve il passaggio e si trova davanti a De Gea. Questa volta non sbaglia e con il destro trova l’angolo, firmando il raddoppio inglese poco prima della mezz’ora.

La Spagna continua ad avere il pallone, ma ogni perdita di posizione aumenta lo spazio disponibile alle spalle della propria linea difensiva. Kane diventa il riferimento centrale attorno al quale si muovono Sterling e Rashford: viene incontro, protegge palla e libera la profondità per gli altri due attaccanti.

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È lo stesso meccanismo che produce anche il terzo gol. Al 38’ Barkley alza il pallone verso Kane, che si muove dietro Sergio Ramos e arriva sul fondo. Invece di cercare la conclusione serve al centro Sterling. Per l’attaccante del Manchester City resta soltanto da accompagnare il pallone in porta e completare la doppietta personale, portando l’Inghilterra sullo 0-3 prima ancora dell’intervallo.

Tre tiri nello specchio, tre gol

Il dato più particolare di quella sera emerge osservando le statistiche complessive. La Spagna terminerà la partita con oltre il 70% di possesso e 24 conclusioni contro le cinque dell’Inghilterra. Gli inglesi indirizzano verso la porta tre tiri e segnano tre volte: Il primo tempo non nasce quindi da una superiorità costante sul piano del possesso o dal tentativo di portare la partita sullo stesso terreno tecnico degli avversari. Southgate costruisce una gara diversa. La Spagna può avanzare, ma ogni metro lasciato alle proprie spalle rende Sterling e Rashford più difficili da controllare.

Kane, pur senza segnare, partecipa direttamente alla costruzione del secondo e del terzo gol. È uno dei dettagli che spiegano meglio la partita inglese: il centravanti non resta fermo davanti ai difensori, ma si abbassa e permette ai compagni di attaccare lo spazio. Per la Spagna il problema è soprattutto temporale: Quando perde il pallone, l’Inghilterra è già partita. I 38 minuti iniziali trasformano così una partita che sulla carta sembrava favorevole agli uomini di Luis Enrique in una rincorsa quasi impossibile.

La reazione della Spagna

Il secondo tempo cambia completamente ritmo: Luis Enrique inserisce Paco Alcácer e al 58’ l’attaccante accorcia immediatamente le distanze con un colpo di testa sul primo palo. Il Benito Villamarín torna dentro la partita e l’Inghilterra deve abbandonare buona parte della libertà offensiva avuta nel primo tempo.

La pressione spagnola cresce. Pickford rischia in un’uscita con Rodrigo, la difesa inglese viene progressivamente schiacciata e Southgate modifica l’assetto inserendo Kyle Walker e, nel finale, Trent Alexander-Arnold. L’obiettivo diventa proteggere il vantaggio costruito prima dell’intervallo. La Spagna attacca fino agli ultimi secondi. Sergio Ramos trova il 2-3 con un colpo di testa in pieno recupero, ma non rimane praticamente più tempo e il fischio finale arriva subito dopo, consegnando all’Inghilterra una vittoria che pochi avrebbero previsto all’inizio della serata.

Una vittoria che mancava dal 1987

Il risultato interrompe una serie che dava alla serata una dimensione ancora più grande: Come ricordato dalla Football Association nelle cronache della partita, la Spagna non perdeva in casa una gara ufficiale dal giugno 2003, quando era stata battuta dalla Grecia. Da allora erano trascorse 38 partite interne senza sconfitte. Per l’Inghilterra, invece, si tratta della prima vittoria sul territorio spagnolo dal febbraio 1987. La squadra di Southgate riesce inoltre a segnare tre gol in una gara ufficiale in casa della Spagna, qualcosa che gli spagnoli non avevano mai subito fino a quel momento.
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Quella vittoria pesa anche sul cammino nella Nations League. Un mese più tardi l’Inghilterra batterà la Croazia 2-1 a Wembley e chiuderà il gruppo al primo posto con sette punti, davanti alla Spagna ferma a sei, conquistando l’accesso alle Finals. Ma la notte di Siviglia resta soprattutto legata a quei primi 38 minuti: Sterling entra in campo con una serie personale di quasi tre anni senza gol in nazionale e ne segna due. Rashford, dopo le occasioni mancate pochi giorni prima contro la Croazia, trova la rete del raddoppio.

Kane non compare tra i marcatori, ma passa anche dai suoi movimenti buona parte di ciò che permette all’Inghilterra di trovare spazio davanti alla difesa spagnola. Tre reti costruite in maniera diversa, ma tutte sviluppate nella stessa direzione: in verticale. Al Benito Villamarín la Spagna conserverà il pallone per quasi tutta la serata, mentre all’Inghilterra bastarono 38 minuti per prendersi la partita.

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