La Guardia di Finanza ha inserito Aurelio e Fabio De Laurentiis nel registro degli indagati, per dei trasferimenti di mercato tra Napoli e Bari

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La Guardia di Finanza ha condotto nella mattinata di oggi un'importante operazione di perquisizione presso le sedi ufficiali del Napoli e del Bari. L'intervento investigativo delle Fiamme Gialle si inserisce nell'ambito di una complessa indagine che ha portato all'ufficiale iscrizione nel registro degli indagati dei massimi vertici dirigenziali delle due società sportive, secondo quanto riportato dalle pagine di Repubblica. L'attività investigativa punta a far luce sulla gestione finanziaria e sui rapporti economici intercorsi tra i due club, legati da una stretta correlazione proprietaria e gestionale.

Aurelio De Laurentis, Napoli

De Laurentiis indagati: le ipotesi di reato

Il provvedimento giudiziario coinvolge direttamente i vertici familiari e manageriali delle due realtà. Nel registro degli indagati figurano Aurelio De Laurentiis, coinvolto nella veste di presidente del Consiglio di amministrazione del Napoli, e il figlio Luigi De Laurentiis, indagato in qualità di amministratore unico del Bari. Le accuse nei confronti dei due dirigenti sono gravi e si concentrano sulle ipotesi di reato di false comunicazioni sociali e di bancarotta fraudolenta.

Le presunte irregolarità relative alle false comunicazioni sociali riguardano nello specifico il bilancio d'esercizio per l'anno 2024 del club pugliese. La contestazione di bancarotta fraudolenta risulta invece connessa alla richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale, un atto legale scaturito dalla grave situazione in cui si trova la medesima società sportiva biancorossa.

La crisi del Bari

Gli accertamenti condotti dagli inquirenti sui registri contabili del Bari hanno delineato uno scenario finanziario profondamente critico. L'analisi abbraccia un arco temporale compreso tra il 2019 e il 2025, evidenziando un passivo complessivo di 30 milioni di euro. Tale deficit economico risulta ulteriormente aggravato dalla presenza di un pesante deficit patrimoniale e da una consistente esposizione debitoria accumulata nel corso delle stagioni.
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Le operazioni di controllo si sono infatti estese anche a ulteriori professionisti operanti nel settore calcistico, coinvolgendo nello specifico tre direttori sportivi e un procuratore. È tuttavia necessario specificare che, allo stato attuale delle indagini, nessuno di questi quattro soggetti figura all'interno del registro degli indagati.

Il caso di Caprile

Un filone centrale e determinante dell'inchiesta si concentra sulle operazioni di calciomercato concordate tra il Bari e il Napoli, due società considerate a tutti gli effetti correlate dagli inquirenti. Secondo le accuse, all'interno dei documenti di bilancio del club pugliese sarebbero stati esposti molteplici fatti di rilevanza economica non corrispondenti al vero, contestualmente all'omissione di informazioni considerate invece determinanti per giungere a una valutazione oggettiva e corretta dello stato di salute del club.

L'attenzione investigativa si è focalizzata con particolare attenzione sulle dinamiche del trasferimento di Elia Caprile. In base alla ricostruzione documentale, la società pugliese aveva inizialmente acquistato l'estremo difensore dal Leeds, inserendo nell'accordo il riconoscimento di specifici premi legati al valore di futura rivendita del calciatore. Tali accordi, tuttavia, non sarebbero stati del tutto riconosciuti nel corso dei passaggi successivi.

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Elia Caprile con la maglia del Cagliari (Photo by Giuseppe Maffia/NurPhoto via Getty Images)

Nel luglio del 2023 è stata infatti concretizzata la cessione a titolo definitivo del portiere dal Bari al Napoli per 2,2 milioni di euro, un accordo stipulato però senza la percentuale di rivendita concordata precedentemente.

Due stagioni più tardi, la società partenopea ha perfezionato la cessione del cartellino di Caprile al Cagliari per 8 milioni di euro. Questa serie di trasferimenti ha generato e permesso di realizzare una plusvalenza di 7 milioni di euro, di cui, secondo le logiche contrattuali originarie e proporzionali, avrebbe dovuto beneficiare economicamente anche il club biancorosso. Stando alle contestazioni mosse dall'accusa, tuttavia, la ripartizione dei ricavi non si sarebbe svolta secondo queste modalità, sottraendo di fatto risorse e benefici finanziari al bilancio pugliese.

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