Serie A '88-'89: Giallorossi corsari a Como grazie alla rete di Manfredonia. Poi solo sconfitte in terra lariana.
La Roma si diverte con lo shooting della nuova maglia
Metti un giorno a Roma. Sveglia alle 5:30, ti prepari in fretta, prendi sciarpa e panino e ti immergi in una città ancora assonnata. In tasca poco o niente: qualche banconota stropicciata da 10.000 lire e il biglietto. Arrivi alla stazione Termini con un po’ d’anticipo perché non si sa mai. Ti siedi ad aspettare il treno e nell’attesa lo tiri fuori, perché hai voglia di guardarlo ancora una volta. Un gesto meccanico, che però ti fa nascere un sorriso.
Rileggi come per conferma: “Stadio Comunale Giuseppe Sinigaglia”, 29° giornata Serie A, ore 15:00. Poi arriva il treno, un Pendolino, l’alta velocità dell’epoca. Sono le 6:54, ti metti comodo, ne avrai per cinque ore. Di dormire non se ne parla, l’adrenalina non lascia spazio alla stanchezza. Accendi il walkman e le tue cuffiette mettono una barriera tra te e il mondo esterno. Una canzone nuova ti arriva alle orecchie, la ascolti, ti piace. Poi sorridi e pensi a lei. il ritornello dice: “ti pretendo, in nome dell’amore se c’è…” . Si perché l’amore non chiede, pretende.
Sono le 17:07, il settore ospiti apre i cancelli per l’uscita. C’è tanta gente ora con te che canta e si abbraccia. Un gol di Manfredonia ti permette di lasciare lo stadio con una vittoria tanto sognata. Certo il Como è l’ultima della classe, ma che importa, tu festeggi perché vincere fa sorridere e fa bene all’anima. Como-Roma finisce 0-1. È domenica. Quattro giorni dopo, un bambino nella provincia di Barcellona sorride divertito.
Festeggia il suo secondo compleanno e il mondo intorno sembra una favola. Francesc detto “Cesc”, probabilmente ha più foto che ricordi, di quel millenovecentoottantanove. Lui, però, non è come noi altri. Le nostre, di favole, sono svanite, con l’età, man mano. La sua si è rinforzata, è diventata sempre più bella! Quando è sbarcato sul lago, “quel ramo” era esile, per non dire invisibile. Ora è una quercia imponente che ci guarda dall’alto.
37 anni dopo, la Roma proverà a sfatare il tabù
Qualcuno, in questi giorni, gli avrà ricordato che la Roma non batte i lariani da quel lontano ’89. Trentasette anni. Ma i numeri contano poco perché in quest’arco di tempo, sfogliando l’almanacco dei ricordi, la Roma ha fatto visita al Como soltanto tre volte. Cosa che porterebbe il tutto ad una condizione di normalità. Se non fosse che due di quelle tre vittorie, sono opera di quel Francesc detto “Cesc”. Naturalmente a Trigoria si cerca di esorcizzare tutto questo, appellandosi alla vecchia e cara legge dei grandi numeri. Perché “non tutto ciò che può essere contato conta, e non tutto ciò che conta può essere contato” (A.Einstein).
Oggi quel che conta è semplice, vincere per sognare ancora un po’. Per continuare a scrivere una favola che non vuole interrompersi. Como Roma attualmente rappresenta l’impensabile, se paragonato a quel giorno d’aprile di trentasette anni fa. Perché entrambe vivono lo stesso sogno, impronunciabile. Perché giocano un calcio bello, da farti innamorare. Perché per una volta, lasciamo stare i numeri e le statistiche. Domenica alle 12:30 mettiamo i nostri bambini davanti alla tv. C’è una favola… e c’è da colorare il finale.
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