L'ex tecnico della Roma ripercorre il difficile addio ai giallorossi e racconta emozioni, retroscena e il peso dei derby vissuti da calciatore
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Dopo mesi di silenzio, Daniele De Rossi è tornato a raccontare uno dei momenti più complicati della sua carriera. Nel corso di un'intervista rilasciata a Cronache di Spogliatoio, l'ex tecnico della Roma ha ripercorso i giorni dell'esonero, spiegando come abbia vissuto quella decisione e perché abbia scelto di non trasformare la delusione in uno scontro pubblico. Tra ricordi, riflessioni e confessioni, emergono anche retroscena mai raccontati sul peso emotivo dei derby della Capitale.
La rabbia dopo l'esonero: "Ero incazzato nero"
De Rossi non cerca giri di parole quando torna su quel momento. "Quando sono stato esonerato dalla Roma ero incazzato nero", ammette con grande sincerità. Una delusione profonda, alimentata dalla sensazione che il suo percorso si fosse interrotto troppo presto: "Avevo i miei 'nemici' e mi sentivo battuto in una battaglia che non ho avuto tempo di combattere".
Nonostante tutto, ha scelto di non reagire pubblicamente: "Non ho mai voluto far capire che stavo rosicando". L'ex allenatore giallorosso ricorda di aver perso il controllo una sola volta: "L'ho fatto solo una volta, in conferenza stampa alla SPAL, e me ne sono pentito". Una scelta maturata anche grazie a un lavoro personale: "Ho lavorato tanto su queste cose".
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Il derby vissuto da romanista: "Passavo tre giorni in bagno a vomitare"
Tra i racconti più intensi c'è quello dedicato alla stracittadina. De Rossi rivela che nessuna partita gli abbia mai provocato lo stesso coinvolgimento emotivo: "Nella mia carriera non ho mai sofferto nessuna partita, tranne i derby". Poi il ricordo che rende l'idea della tensione accumulata prima di affrontare la Lazio: "Prima di sfidare la Lazio passavo tre giorni in bagno a vomitare, con Dacourt che mi teneva la testa".Ripensando invece al suo addio da allenatore, De Rossi spiega perché abbia preferito evitare polemiche con il club: "La mia storia con la Roma non è stata perfetta, ma non si meritava un finale con degli strascichi". Infine, lascia una riflessione che fotografa il suo modo di affrontare quella vicenda: "C'è un momento e un luogo per tutto: se avessi voluto dire qualcosa, lo avrei dovuto fare quando ero ancora lì". Parole che restituiscono il ritratto di un uomo ancora profondamente legato ai colori giallorossi, capace di raccontare senza filtri sia la rabbia per l'esonero sia il peso emotivo di una carriera vissuta sempre con totale coinvolgimento.
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