L’ex Milan analizza il caos attorno alla Nazionale, dal caso Pirlo alle dimissioni di Maldini e Leonardo, indicando la strada per ripartire.

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Il calcio italiano è ripartito con un terremoto che, negli ultimi giorni, ha scosso la Nazionale. Dal valzer dei possibili CT ai “no” eccellenti, passando per il caso Pirlo e le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, il futuro azzurro è diventato improvvisamente un rebus. In un momento in cui servono risposte e soprattutto una direzione chiara, Filippo Galli, ex difensore del Milan, ha parlato ai nostri microfoni facendo il punto sulla situazione della Nazionale e sulle scelte che attendono il calcio italiano.

Ma non solo. Galli ha affrontato anche il futuro del Milan, tra la nuova guida tecnica di Amorim, un mercato già molto movimentato e le scelte necessarie per costruire una squadra in grado di tornare protagonista. Dalla panchina al campo, passando per il futuro di alcuni dei giocatori più importanti della rosa, come Leao: tanti i temi affrontati in un’intervista che prova a fotografare il momento del calcio italiano e, soprattutto, quello del nuovo Milan.

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Filippo Galli, il punto sulla questione del CT della Nazionale

Negli ultimi giorni si è alzato un grande polverone sulla questione del prossimo CT della Nazionale. Il nome ormai certo era quello di Andrea Pirlo, scartato dal Presidente Malagò. Cosa ne pensa di tutto ciò che è successo?

"Diciamo che le dinamiche non sono state tra le migliori. Il fatto che si è andati a parlare con Ancelotti prima e con Guardiola poi, rende indubbio che la scelta successiva appaia una scelta di ripiego. Quello che è accaduto poi con Pirlo fa parte di come la politica entri nello sport e viceversa. Quindi bisogna stare attenti, soprattutto quando si fanno delle scelte, a quelli che vogliono far saltare le cose. Purtroppo è successo questo per il duo Maldini-Leonardo e quindi il presidente federale Malagò ha deciso di non proseguire sulla candidatura di Pirlo. Ci sono state le conseguenti dimissioni di Maldini e Leonardo, credo dovute, considerando il fatto che, in base a quello che si è detto, avrebbero avuto un’autonomia che invece non si è dimostrata tale e quindi hanno rassegnato le loro dimissioni".

Il futuro della Nazionale Italiana ripartirà da Roberto Mancini, che torna a sedersi sulla panchina Azzurra. È giusto ripartire da lui?

"Sappiamo tutti quello che ha fatto Mancini con la Nazionale. Sarà andato via per questioni economiche, ma io non lo trovo un motivo pregiudiziale perché non possa più essere il nostro CT. Siamo in una condizione di emergenza. L'altro nome forte sarebbe stato quello di Conte. Tra i due scelgo Mancini. Credo che sia l'allenatore con il curriculum che ha già un'esperienza in questo senso. Ha vinto un Europeo proponendo un buon calcio, dal mio punto di vista. Perché non provare con lui, considerando il momento storico della nostra Nazionale? Quello che potrà fare Mancini sarà selezionare i giocatori migliori, quelli che danno più garanzie, e creare un gruppo. Insomma, il classico lavoro che deve fare un CT. Lui è già stato in quel ruolo, conosce quelle che possono essere le difficoltà e quali possono essere gli aspetti su cui spingere”.

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Galli, lei pensa che Andrea Pirlo sarebbe stato un buon nome per la panchina della nostra Nazionale?

"Non lo so, sarebbe potuto essere un nome giusto, perché era giovane. È vero che, insomma, non aveva ottenuto granché come risultati e non aveva esperienza, però siamo sempre lì: se lo diciamo sempre per i giocatori, dobbiamo farlo anche per gli allenatori. Perché non dare fiducia? Se si fosse data fiducia a lui, si sarebbe dovuto supportare anche nei momenti difficili. La scelta di Leonardo e Maldini andava in questa direzione. Loro avevano bisogno di un CT che potesse rimanere più in ascolto delle loro indicazioni e Pirlo aveva bisogno di loro per dare il suo meglio. Era una condizione reciproca di aiuto. È chiaro che Ancelotti o Guardiola sarebbero statti più difficili da gestire, a causa del loro peso. Non che Pirlo si sarebbe piegato, ma indubbiamente avrebbe avuto bisogno di maggiore sostegno".

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REGGIO NELL'EMILIA, ITALIA - 12 MAGGIO: Andrea Pirlo, allenatore della Juventus, osserva il campo prima della partita di Serie A tra US Sassuolo e Juventus al Mapei Stadium - Città del Tricolore, il 12 maggio 2021 a Reggio nell'Emilia, Italia. Gli stadi italiani rimangono soggetti a rigide restrizioni a causa della pandemia di coronavirus: le norme governative sul distanziamento sociale vietano la presenza di tifosi all'interno degli impianti, costringendo a disputare le partite a porte chiuse. (Foto di Alessandro Sabattini/Getty Images)

Galli: "Maldini aveva le sue ragioni. Nazionale? Restare fuori dai Mondiali sarebbe un record negativo"

Lei che ha giocato e che quindi conosce bene la figura di Paolo Maldini, cosa ne pensa delle sue dimissioni? Le giustifica, così come quelle di Leonardo?

"È una scelta che Maldini ha fatto perché forse è venuta meno quella autonomia che gli era stata promessa, così come era stata promessa a Leonardo. Poi l’autonomia va anche utilizzata nel modo giusto. Forse le dinamiche che hanno portato alle scelte e le dinamiche che si sono sviluppate successivamente al loro mandato non sono state tali per cui la scelta fatta su Pirlo potesse essere mantenuta e quindi questo ha portato alla rottura. Questo che ha compromesso i rapporti tra Malagò, Maldini e Leonardo".

Atalanta BC v AC Milan - Serie A
BERGAMO, ITALIA - 16 FEBBRAIO: Il Direttore Strategia e Sviluppo Sportivo del Milan, Paolo Maldini, e il Direttore Sportivo del Milan, Leonardo De Araujo, prima della partita di Serie A tra Atalanta BC e Milan allo stadio Atleti Azzurri d'Italia, il 16 febbraio 2019 a Bergamo, Italia. (Foto di Marco Luzzani/Getty Images)

La Nazionale italiana sta continuando a vivere uno dei periodi più neri della sua storia. Si troverà una quadra, alla fine, per ripartire e far ritornare l’Italia dove merita di stare?

"Io sono fiducioso perché la Nazionale ha talenti e giocatori importanti. C'è da dire che, se l'obiettivo è giocare i prossimi Mondiali, non andarci sarebbe veramente più di un’impresa, perché, se così sarà, saranno aumentate ancora di più il numero delle Nazionali partecipanti. Non andarci sarebbe da record. Vi erano indubbiamente i problemi del CT e dei risultati, ma c'è altro da aggiustare. Era ciò di cui si sarebbero occupati Maldini e Leonardo. Ora bisogna capire come la Federazione proverà a intervenire su quelli che sono i temi più importanti: quello della scuola allenatori, quello del settore tecnico di Coverciano e altro, per far sì che ci sia davvero un cambiamento”.

Il pensiero di Galli sulla preparazione del Milan alla prossima stagione

Dopo le scelte tecniche radicali prese dalla dirigenza del Milan dopo il fallimentare epilogo della scorsa stagione, il nuovo allenatore rossonero è Ruben Amorim. È un nome che le piace?

"Sì, a me piace Amorim. Mi piace come si è presentato, secondo me nel modo giusto, in maniera molto pacata e molto professionale. Ha detto che vorrà un Milan che provi a fare la partita, che provi a comandare i ritmi del gioco, e credo che per un club come il Milan sia fondamentale. Poi è chiaro che si debba passare dalle parole ai fatti. Sembra che, però, nelle due uscite che sono state fatte, la partita in famiglia contro il Milan Futuro e l’altra contro il Celtic, si sia visto qualcosa. Poi sarà certamente molto legato agli interpreti, ma ha un’idea di calcio, secondo me, da Milan”.

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CAIRATE, ITALIA - 13 LUGLIO: Ruben Amorim, allenatore dell'AC Milan, osserva la seduta di allenamento della squadra a Milanello il 13 luglio 2026 a Cairate, Italia. (Foto di Giuseppe Cottini/AC Milan via Getty Images)

In una recente intervista ha parlato di Amorim come di un allenatore simile ad Arrigo Sacchi. Qual è la cosa più “sacchiana” che vede nel portoghese?

“Certamente l’organizzazione di gioco, la grande presenza anche sul campo e, soprattutto, l’intensità che richiede al gioco della squadra. Una grande intensità non solo fisico-atletica, ma anche mentale. Ecco, mi sembra che questo sia uno dei trait d’union con Arrigo Sacchi.

Parlando di calciomercato, secondo una recente classifica di Transfermarkt, il Milan è la squadra italiana che ha speso di più fino a oggi, circa 100 milioni di euro. Secondo lei cosa manca a questa rosa per arrivare pronti alla prossima stagione?

"La sensazione è che possa mancare, in modo particolare, almeno un giocatore che possa giocare lì sotto punta, da trequartista, se si giocherà con il 3-4-2-1. Uno dei due giocatori che giocano sotto la punta, che potrebbe essere Gonçalo Ramos, piuttosto che Camarda o Kostic. Ecco, qualcuno che, insieme a quelli che ci sono già oggi, cioè i due, Nkunku e Pulisic, che possono giocare lì, possa aggiungere ulteriore qualità. Insomma, penso che si debba mettere un giocatore lì. Poi, a sinistra, sullesterno sinistro, io credo che si possa dare fiducia a Bartesaghi e poi capire che cosa farà la società rispetto a Estupiñán”.

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Galli: "Leão va ceduto, Camarda è pronto: il Milan deve ripartire"

C'è un'incognita che si chiama Rafael Leão, cosa ne pensa della sua situazione?

"Bisogna prima capire quali siano le intenzioni della società e di Amorim, se siano quello di tenerlo fuori dal progetto o meno. A quel punto ovviamente ci dovrà essere una cessione e il buon Leão dovrà portare nelle casse del Milan una certa cifra. È chiaro che il Milan si trova nella necessità di vendere e quindi, in questo caso, sei in una posizione di mercato che non è troppo favorevole. Però mi auguro che, considerando anche il procuratore di Leão, si riesca a trovare una soluzione che vada bene a tutti. Mi sembra che anche lo stesso giocatore si sia un po’ tirato fuori dal progetto Milan. È chiaro che, a questo punto, non ha più senso che Leão rimanga al Milan”.

Milan
Rafael Leao in Sassuolo-Milan (Photo by Emmanuele Ciancaglini/Getty Images)

Dopo l'amichevole con il Celtic, Amorim ha dichiarato che Camarda sarà al centro del progetto. Quanto spazio potrà avere se davanti avrà Gonçalo Ramos, pagato 70 milioni di euro?

Evidentemente Amorim sta vedendo sul campo, durante gli allenamenti, una qualità di questo ragazzo e quindi uno standard tale per cui pensa che possa rimanere e fare il suo. Rispetto allo spazio che potrà avere, questo lo possiamo dire e immagino che, se lui vuole tenerlo, lo consideri uno dei due dopo Gonçalo Ramos, come alternativa a lui. È vero che c’è anche Kostic, però io credo che, anche considerando l’Europa League da affrontare e la Coppa Italia, ci saranno delle rotazioni e, probabilmente, ci sarà spazio anche per Camarda”.

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Francesco Camarda, attaccante del Lecce in prestito dal Milan. (Foto di Giuseppe Cottini/AC Milan via Getty Images)

A seguito del finale di stagione e dell'imminente rivoluzione fatta da Gerry Cardinale, vi era un gran senso di incertezza sul futuro. A distanza di quasi 2 mesi, si può dire che oggi c'è più fiducia?

"Io credo che l'anno scorso ci si è focalizzati troppo sui risultati e sul pragmatismo. Purtroppo il risultato copre tutto, finché non scopre tutto. Cioè, quando il risultato poi non arriva, cosa ti rimane? Al Milan oggi è rimasto poco. Quindi bisogna ricostruire, bisogna ripartire, dare un nuovo gioco, nuovi giocatori. Ora sembra che ci sia una struttura tecnica abbastanza ampia e definita e quindi anche i due acquisti lo hanno dimostrato, almeno all’inizio. Ora aspettiamo che si completi un po’ il quadro e che l’allenatore abbia contezza e conosca finalmente quali saranno i giocatori che avrà a disposizione per poterci lavorare durante la stagione”.

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