L'ex difensore di Liverpool, Napoli, Udinese e Verona commenta il momento degli azzurri di Allegri, quello delle sue ex squadre e l'evoluzione della Nazionale

SSC Napoli Training Camp

I tifosi del Napoli accolgono Allegri con "Chi non salta juventino è"

Dai campi di Serie A e di Premier League fino alla panchina, mantenendo intatta la grinta e l'intelligenza tattica che lo hanno sempre contraddistinto. In questa intervista esclusiva abbiamo fatto il punto della situazione con Andrea Dossena, ex esterno mancino che in carriera ha calcato palcoscenici prestigiosi vestendo, tra le altre, le maglie di Udinese, Hellas Verona, Napoli e Liverpool. Oggi, con la sua nuova veste da allenatore, ci offre una prospettiva privilegiata sulle dinamiche del calcio attuale. Insieme a lui abbiamo analizzato i temi caldi del momento, i movimenti di mercato e le prospettive della stagione alle porte, attraverso gli occhi di chi il calcio lo ha vissuto ai massimi livelli e ora lo trasmette ai suoi giocatori.

Udinese Calcio v SSC Napoli  - Serie A

Il nuovo Napoli di Allegri e le ambizioni dei partenopei

Partiamo da una piazza che conosce molto bene: Napoli. Sulla panchina azzurra è arrivato Massimiliano Allegri, chiamato a raccogliere l'eredità di Antonio Conte. Che tipo di squadra si aspetta di vedere e quali saranno, secondo lei, le principali differenze dal punto di vista tattico e mentale?

"Secondo me le più grandi differenze potremmo averle dal punto di vista della gestione, più che nell’aspetto tattico. È possibile che inizialmente continui il percorso tracciato da Conte, per poi inserire man mano le sue idee in campo. Quello che mi aspetto è che mister Allegri prenda in mano un gruppo un po' saturo dopo il biennio Conte, proprio come accadde alla Juventus quando subentrò sempre a lui, e riesca a gestirlo al meglio."

"Sotto l’aspetto della gestione e della capacità di far star bene i giocatori non è secondo a nessuno, quindi mi aspetto un salto di qualità da questo punto di vista. Sarà fondamentale mantenere l'armonia, una componente che nell’ultimo periodo era forse mancata, a giudicare dalle dichiarazioni di alcuni giocatori come De Bruyne. La scelta del presidente di rinunciare a un profilo come Italiano e virare su Allegri, secondo me, è dovuta in gran parte proprio a questa necessità di gestire al meglio lo spogliatoio."

SSC Napoli Training Camp
DIMARO, ITALIA - 19 LUGLIO 2026: l'allenatore del Napoli Massimiliano Allegri osserva la squadra durante una sessione di allenamento nel ritiro precampionato del club, il 19 luglio 2026 a Dimaro, in Italia. (Foto: SSC Napoli/SSC Napoli via Getty Images)

Inoltre, considerando la rosa attuale e i possibili innesti dal mercato, pensa che questo Napoli abbia le carte in regola per confermarsi in campionato e dare filo da torcere all’Inter?

"Sicuramente l’Inter riparte da favorita: quando vinci non può che essere altrimenti. Subito dopo, però, mi aspetto il Napoli, proprio come è stato quest’anno, magari con una Roma capace di incalzare queste due squadre. Gasperini sta facendo un ottimo percorso e, con i tasselli che stanno arrivando dal mercato, la società sta completando la rosa sempre più secondo le sue idee. Secondo me la Roma potrà dare molto fastidio in questo campionato a Inter e Napoli, che vedo comunque partire un gradino più avanti, in particolare i campioni d'Italia uscenti. Per quanto riguarda il mercato in senso stretto, invece, bisognerà aspettare gli ultimi giorni, a rose ormai complete, per fare le giuste valutazioni."

Napoli: il nodo De Bruyne e Lukaku

Restando in casa Napoli, come citato precedentemente c'è il nodo legato a De Bruyne e il caso Lukaku. Dopo le dichiarazioni rilasciate nei mesi scorsi dal centrocampista belga all'indirizzo di Conte, crede che il suo futuro possa essere ancora in azzurro?

"Sicuramente, dopo le uscite di De Bruyne, il suo addio con un'eventuale permanenza di Conte sarebbe stato quasi certo. Adesso però tutto sta a lui: si trova nella stessa situazione di Lukaku, per cui bisogna vedere quanta voglia abbiano entrambi di rimettersi in gioco e di far parte di questo nuovo progetto. L’annata sarà lunga, ci saranno momenti di difficoltà e servirà spingere sempre al massimo. Sotto l’aspetto tattico, mister Allegri è molto bravo a mettere i giocatori nelle condizioni migliori per rendersi utili. Quindi, se da parte di De Bruyne ci sarà la volontà di mettersi a disposizione e dimostrare quanto vale, credo possa fare una grande annata."

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La ripartenza dell'Hellas Verona e l'Udinese di Runjaic

Cambiando argomento e spostandoci sul Verona, la piazza dove ha iniziato la sua carriera da professionista. La retrocessione è stata un colpo durissimo per un ambiente di questo tipo: da quali basi crede debba ripartire la società per costruire una squadra in grado di centrare l'immediato ritorno in Serie A?

"La rosa del Verona era forte e i giocatori non erano assolutamente da retrocessione. Guardando alle casse e al bilancio del club, che ora può contare su un paracadute economico importante, la base da cui ripartire c'è. Se la società riuscisse a confermare gran parte dell'organico dello scorso anno, integrandolo con qualche innesto mirato e affidandosi al ritorno di mister Baroni in panchina, diventerebbe di diritto una delle grandi favorite per ritornare subito nella massima serie. Personalmente, la metto senza dubbio tra le prime tre candidate per la promozione in Serie A."

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CAGLIARI, ITALIA - 9 MAGGIO 2026: Nicolò Zaniolo dell'Udinese osserva il campo durante la partita di Serie A tra Cagliari e Udinese allo Stadio Sant'Elia, il 9 maggio 2026 a Cagliari, Italia. (Foto di Enrico Locci/Getty Images)

Un'altra tappa fondamentale del suo percorso è stata Udine. Dopo stagioni di costante crescita e la conferma di Runjaić in panchina, cosa manca secondo lei ai friulani per fare l'ultimo step e puntare a un piazzamento europeo?

"Lo step per l’Europa è sempre molto complicato: farlo a Udine sarebbe una grande impresa. Per la famiglia Pozzo la priorità è da sempre quella di mantenere la categoria e, puntualmente, vendere i pezzi pregiati che la rosa mette a disposizione; la cessione di Atta alla Fiorentina ne è una chiara dimostrazione. Il salto di qualità è difficilissimo se ogni anno sei costretto a mettere i tuoi migliori talenti sul mercato."

"Certo, lo si fa per necessità e la società è bravissima a tenere il bilancio costantemente in attivo e a centrare la salvezza, spesso anche con largo anticipo, ma quell'ultimo step rimane un ostacolo arduo. Secondo me, il vero "Scudetto" dell’Udinese resta la salvezza tranquilla e la valorizzazione dei propri giocatori. Se poi dovesse arrivare l’Europa, sarebbe la ciliegina sulla torta a coronamento del grande lavoro svolto dalla società nel corso degli anni."

In quest'ottica, il rinnovo di Zaniolo è un segnale forte che da la società? considerato l'ottimo impatto che ha avuto da quando è arrivato

"Logicamente la squadra viene sempre costruita con ottimi giocatori, perché nulla è scontato e per non trovarsi invischiati nella lotta per non retrocedere bisogna costruire costantemente un’ottima rosa, la conferma di Zaniolo dimostra proprio la volontà della società di voler continuare a fare bene. Il problema dell'anno scorso sono stati i clamorosi alti e bassi: magari battevano il Napoli e la partita dopo andavano a perdere contro una Fiorentina in seria difficoltà."

"Se, viste le potenzialità che hanno, riuscissero a eliminare questi sbalzi di rendimento, diventerebbero una squadra capace di dare filo da torcere a chiunque. Resta però il nodo di fondo: non riesci mai a trattenere tutti i tuoi gioielli. Se l'Udinese potesse lavorare senza cedere i suoi migliori giocatori per cinque anni, si piazzerebbe sicuramente tra le prime sette del campionato."

Il punto sul mercato delle italiane

Allargando lo sguardo all'intera Serie A, come giudica i movimenti di mercato attuali? Tra le big, chi crede abbia maggiore urgenza di rinforzarsi e quale squadra, invece, si è mossa meglio finora e la sta convincendo di più?

"Sicuramente la Fiorentina, che doveva mettere mano all'organico e ristrutturare un po' tutto, visto che le scorie della passata stagione si fanno sentire, ma con Paratici, che è un'assoluta certezza, sta allestendo un'ottima squadra. Per me, però, è ancora presto per parlare di un ritorno immediato in Europa: anche se la rosa sembra molto forte, serve un percorso concreto che richiede tempo per tornare stabilmente nelle zone alte della classifica. Mi stanno piacendo molto il mercato e le idee della Roma: io sono un grandissimo fan di Gasperini e so che, se al mister verrà concesso il tempo di lavorare, nel giro di due o tre anni potrà lottare persino per lo scudetto."

"Vedo invece un po' in difficoltà la Juventus che, pur con l'arrivo di Carnevali, sta facendo fatica ad arrivare a determinati obiettivi. Ora c'è il nodo dell'attaccante: in passato, se la Juve cercava un profilo, chiudeva l'operazione a fine campionato o nei primissimi giorni di mercato. Logicamente non è più quella Juventus, ma vederla impiegare un mese per arrivare a Kolo Muani mi dà l'idea di un club in questo momento in difficoltà."

Al Sadd v Vissel Kobe: AFC Champions Elite
GEDDA, ​​ARABIA SAUDITA - 16 APRILE: Roberto Mancini, allenatore dell'Al Sadd SC, impartisce istruzioni alla squadra durante la partita dei quarti di finale dell'AFC Champions Elite tra Al Sadd e Vissel Kobe allo stadio Prince Abdullah Al Faisal il 16 aprile 2026 a Gedda, Arabia Saudita. (Foto di Abdullah Ahmed/Getty Images)

Il futuro della Nazionale italiana

Si è parlato molto della scelta di questi giorni di affidare la panchina della nazionale a Roberto Mancini e il ruolo di Direttore Tecnico a Claudio Ranieri. Come valuta questa strategia di puntare su due assolute certezze del nostro calcio, preferendole a un profilo inedito e di rottura come poteva essere quello di Andrea Pirlo?

"Per quanto riguarda Mancini, il palmarès parla chiaro, lo stesso vale per Ranieri: parliamo di due figure di grande esperienza che conoscono alla perfezione questo tipo di ambiente e le sue dinamiche. Mancini è perfino già stato CT, il che rappresenta un vantaggio ulteriore, anche se poi, come sempre, sarà il campo ad avere l’ultima parola. L’idea iniziale di avere Maldini e Leonardo insieme a Pirlo mi piaceva parecchio. Maldini ha dimostrato ancora una volta di essere un uomo tutto d'un pezzo, scegliendo di farsi da parte nel momento in cui ha capito che non avrebbe avuto piena autonomia decisionale, ed è merce rara trovare persone della sua caratura in questo mondo."

"La prospettiva di un profilo come Pirlo, pur con un palmarès diverso da quello di Mancini, mi affascinava perché avrebbe potuto gettare le basi per un progetto pluriennale, magari di 10-12 anni con lo stesso commissario tecnico. In Italia è una mentalità difficile da far passare, ma se guardiamo a realtà come Germania, Francia o Spagna vediamo che lavorano proprio così: l’idea di un allenatore giovane che sposa un percorso a lungo termine con la Nazionale, secondo me, era esattamente ciò di cui avevamo bisogno."

I mentori e la carriera da allenatore dell'ex Napoli

Dando uno sguardo alla sua attuale veste da allenatore, un percorso che ha intrapreso ormai da diversi anni. Nel corso della sua carriera da calciatore ha avuto maestri di grandissimo spessore: da Benítez al Liverpool a Mazzarri al Napoli, fino a figure storiche come Galeone e Malesani. Quali di questi tecnici l’hanno ispirata maggiormente e quanto c'è dei loro insegnamenti nel tuo modo di concepire il calcio oggi?

"Fin da quando ero giovane sapevo che, se avessi voluto rimanere nel mondo del calcio, avrei dovuto fare l’allenatore, quindi ho sempre cercato di "rubare" un po' da tutti. Ho sempre detto che Malesani, per il periodo storico in cui eravamo, nei primi anni 2000, quindi più di vent'anni fa, era già molto all’avanguardia e il suo modo di preparare le partite mi ha ispirato moltissimo."

"Mi è servito tanto anche lavorare con Marino all’Udinese per quanto riguarda la fase offensiva e con Mazzarri a Napoli per quella difensiva e per la gestione del gruppo. Anche Gasperini, seppur l’abbia avuto per pochi mesi a Palermo, mi ha impressionato per l’intensità degli allenamenti. E poi c'era Benítez, che nelle partite da dentro o fuori non sbagliava mai una mossa. Insomma, ho cercato di prendere il meglio da ognuno di loro."

Thailand v Liverpool
BANGKOK, THAILANDIA - 22 LUGLIO 2009: Andrea Dossena del Liverpool contende il pallone a Suree Sukha della Thailandia durante l'amichevole precampionato tra la nazionale thailandese e il Liverpool, disputata al Rajamangala National Stadium il 22 luglio 2009 a Bangkok, Thailandia. (Foto di Athit Perawongmetha/Getty Images)

Il punto sulla Serie C e la lotta per la promozione

Per chiudere, visto che milita da diversi anni in Serie C come allenatore, che idea si è fatto di questo campionato e chi sono, secondo lei, le favorite per ogni girone in questa stagione?

"Parto col dire che vincere il campionato di Serie C è difficilissimo. Penso ad esempio al Vicenza, che per quattro o cinque anni ha provato a vincere il proprio girone, riuscendoci quest’anno con una grande squadra e credo possa tranquillamente mantenere la categoria la prossima stagione. Abbiamo avuto esempi come Bari, Südtirol o Juve Stabia: tutte realtà che si sono strutturate nel tempo, hanno faticato a vincere in C, ma poi hanno affrontato la Serie B con molta più tranquillità. Questo fa capire quanto sia dura uscirne."

"Il mio augurio, soprattutto dopo aver visto gli ultimi Mondiali, è che si smetta di perdere tempo e si giochi sempre di più ad alta intensità, un fattore fondamentale per ambire alle categorie superiori. Vedo ancora troppe situazioni in cui si cerca di spezzare il ritmo. Leggevo che in Premier League hanno introdotto una regola per cui, in caso di infortunio del portiere, un giocatore di movimento debba uscire temporaneamente dal campo: stanno cercando in tutti i modi di disincentivare le perdite di tempo. Lo si è visto anche al Mondiale: sono bastati piccoli accorgimenti per vedere molte meno sceneggiate."

"Spero che alcune di queste direttive vengano introdotte anche in Serie C e nel nostro calcio in generale. Non serve stravolgere totalmente questo sport, basterebbero dei piccoli correttivi come ad esempio, punire una simulazione a centrocampo con l'ausilio del VAR per disincentivare i giocatori a ripeterla. Da allenatore cerco di trasmettere proprio questo ai miei ragazzi, perché detesto certi atteggiamenti. Avendo vissuto e giocato in Inghilterra, conosco bene la loro mentalità e nel mio piccolo cerco di portarla qui."

"Tornando al discorso delle favorite, nel Girone A vedo avanti su tutte il Brescia, con il Trento che può confermarsi e il Treviso che ha fatto un ottimo mercato. Nel Girone B il Ravenna è sicuramente la squadra che sta operando meglio con Spezia e Pescara che da retrocesse possono dare fastidio, mentre vedo la Reggiana leggermente in difficoltà. Per quanto riguarda il Girone C è sempre complicatissimo fare pronostici, ma credo che il Bari si porterà dietro ancora le scorie della retrocessione, quindi per questa stagione vedo un passo avanti il Catania. Sono ormai tre anni che si strutturano per vincere e questo potrebbe essere davvero l’anno buono."

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