Non solo il campione che ha fatto sognare Sampdoria, Juventus e Nazionale, ma soprattutto l'uomo capace di lasciare un'impronta nelle persone

Chi non ha mai sognato, almeno una volta, di essere Gianluca Vialli? Di segnare quei gol. Di alzare quelle coppe. Di vivere quelle notti che hanno fatto innamorare milioni di tifosi. Ma c'è una domanda ancora più importante. Chi non avrebbe voluto essere Gianluca Vialli come uomo?

Perché il tempo cambia le prospettive. Quando si è bambini si sogna di diventare il campione. Quando si cresce, si capisce che il traguardo più difficile è diventare una persona capace di lasciare qualcosa dentro gli altri. Forse è questo il senso più profondo di una vita. Non soltanto quello che riusciamo a costruire per noi stessi, ma ciò che riusciamo a lasciare nelle persone che incontriamo lungo il cammino.

Vialli

Gianluca Vialli: il segno che resta oltre il calcio

Un sorriso. Una parola. Un gesto. Un esempio. Un incoraggiamento. Un modo di affrontare le difficoltà. È un'eredità invisibile. Non compare negli almanacchi. Non finisce nelle statistiche. Eppure è quella che resiste più a lungo. Puoi essere il calciatore più forte del mondo. Puoi vincere tutto. Puoi riempire una bacheca di trofei. Ma se, una volta spenti i riflettori, nessuno conserva qualcosa di te nel cuore, viene naturale chiedersi quanto di quella grandezza sia rimasto davvero.

Gianluca Vialli, invece, è riuscito in qualcosa di molto più raro. È stato un campione straordinario. Ed è stato una persona straordinaria. Le testimonianze raccolte in questo speciale, nel giorno del suo compleanno, lo raccontano con una sorprendente unanimità. Enrico Chiesa, Roberto Breda, Alessandro Dal Canto, Christian Manfredini, Sergio Porrini, Sergio Brio, Michelangelo Rampulla, Fulvio Collovati, Michele Padovano, Riccardo Ferri, Fabrizio Ravanelli, Antonio Di Gennaro e Marco Lanna parlano di lui attraverso ricordi diversi, epoche diverse e maglie diverse.

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Anche il giornalismo racconta il suo Gianluca

Ad accompagnare questo viaggio c'è anche il contributo della giornalista Valentina Cristiani di TuttoSampdoriaNews ed autrice del libro "Non Chiamateci Quote Rosa", che ha scelto di affidare alla scrittura un ricordo profondamente personale.

"Parlare di Luca Vialli, per me, significa ancora oggi lasciarmi attraversare da un’emozione profonda. Nel 2014 inseguii il sogno di intervistarlo per Il Pubblicista, la rivista delle partite casalinghe della Sampdoria, che usciva allo stadio Ferraris. Fu un "corteggiamento" durato mesi, finché l'ufficio stampa Sky, dove lavorava, mi diede la sua parola. E Luca non deludeva mai: mi chiamò lui, personalmente, sul mio cellulare prima della fine della stagione."

"Ricordo ancora la vertigine di quel momento: avevo una traccia scritta, ma davanti al suo carisma le parole svanirono e ci lasciammo guidare dal cuore, dando vita a una delle interviste più intense della mia vita. Forse è proprio per l'immensità di quel ricordo che, ogni anno, vivo come un dono e una responsabilità curare l'organizzazione e gli inviti per la mostra dedicata a Luca allo stadio Ferraris. Un modo per dirgli, ancora una volta, grazie."

Alle testimonianze raccolte si aggiunge anche quella del giornalista di DerbyDerbyDerby, Enzo Bellino, che ha voluto dedicare a Gianluca Vialli una riflessione personale.

"Si nasce campioni, ma con la mentalità si diventa grandi. E Gianluca Vialli ne è stato la dimostrazione più autentica. Leader, capitano, amico: sempre pronto a tendere una mano, ad ascoltare, a trovare le parole giuste senza mai cercare il proprio tornaconto. Non conosceva l'invidia, ma solo il valore delle persone. C'è chi dice che Dio chiami a sé i migliori troppo presto. Se è così, allora il motivo della sua assenza è lo stesso per cui la sua eredità continua a vivere in chiunque abbia avuto il privilegio di conoscerlo."

Switzerland v Italy - 2022 FIFA World Cup Qualifier
BASILEA, SVIZZERA – 5 settembre 2021: Gianluca Vialli, capo delegazione della Nazionale italiana, osserva il terreno di gioco prima della partita di qualificazione ai Mondiali FIFA 2022 tra Svizzera e Italia, disputata allo St. Jakob-Park il 5 settembre 2021 a Basilea, nel cantone di Basilea Città, in Svizzera. (Foto di Claudio Villa/Getty Images).

Le parole di chi lo ha conosciuto

Riccardo Ferri

"Parlare di Gianluca, ancora oggi, è sempre molto emozionante, perché risveglia tanti ricordi bellissimi. Sicuramente il fatto che lui sia mancato è una cosa triste che, dentro di me, lascia ancora un dolore forte. Gianluca era, innanzitutto, un ragazzo ironico, autoironico. Era colui che, secondo me, ha avuto una parte molto importante nella costruzione del gruppo dell'Under 21 di Azeglio Vicini. Perché all'interno di quel gruppo era riuscito a costruire una vera squadra, insieme al mister e a tutti i collaboratori, incidendo tantissimo nel far sì che quel gruppo fosse davvero un gruppo coeso."

"Era un ragazzo a cui era impossibile non voler bene. Era un ragazzo a cui piaceva scherzare, era un ragazzo che dava l'anima in campo. Era un leader, sicuramente non silenzioso, perché era molto chiassoso, ma allo stesso tempo una figura estremamente incisiva, sia nel gruppo dell'Under 21 sia in quello della Nazionale maggiore. È un gruppo che viene ricordato ancora oggi perché ha dato un'identità alla Nazionale, un gruppo che aveva un grandissimo senso di appartenenza. E, devo dire, gran parte del merito è sicuramente di Gianluca."

"Per me Gianluca è stato come un fratello. È stato un avversario leale, un compagno di squadra stupendo e, durante il suo percorso di malattia, quando rilasciava interviste, sinceramente lasciava sempre il segno. Ogni sua parola era un'incisione nel cuore di ognuno di noi. Per me rimarrà sempre un amico, una persona cara, una persona a cui ho voluto un bene dell'anima. Lo ricorderò sempre con grande affetto, sia come uomo sia, chiaramente, come calciatore."

Christian Manfredini

"Io non sono stato un compagno di squadra di Gianluca per anni, però l'ho vissuto perché, all'epoca, giocavo nelle giovanili della Juventus e ho avuto modo di allenarmi con lui e anche di giocare insieme durante le partite della Juventus B a Villar Perosa. Ricordo un ragazzo sempre sorridente, un ragazzo che ci parlava. Parlava con me e con alcuni giocatori della Juventus, chiedeva in che modulo giocassimo noi della Primavera. Ricordo che, fuori dallo spogliatoio a Villar Perosa, quando passavamo, scherzava sempre, era uno che faceva continuamente scherzi, era un burlone. Quindi ho un ricordo molto vivo e molto bello. Poi era quello che si vedeva anche al di fuori, quello che dicevano tutti, ma io l'ho vissuto in prima persona. Per questo è una gioia ricordarlo e poter parlare di lui."

Antonio Di Gennaro

"Dire due parole su Luca Vialli, per me, come per tutti penso, è molto semplice. Luca ha rappresentato un momento importante della mia carriera. Siamo stati insieme in Nazionale, a Messico '86, e ricordo già nell'84-85, quando sono iniziate le prime partite, le prime convocazioni, proprio il suo modo di approcciarsi con i propri compagni, il suo modo di vedere il calcio. Lui era già avanti quando aveva vent'anni, perché si vedeva che aveva una mente diversa, un approccio diverso, una personalità incredibile."

"Poi, come calciatore non sta a me dirlo. Il 9 luglio è il suo compleanno. Per me rimane il ricordo di una persona incredibile, anche dopo, quando ci siamo visti, quando abbiamo lavorato insieme per Sky. Una persona di un grande carisma. Non a caso l'ultimo Europeo l'abbiamo vinto anche perché c'era lui, e il suo modo di comportarsi, di creare gruppo, di dare le indicazioni precise a tutti, ha fatto proprio qualcosa di importante. Poi, nell'ultimo periodo, purtroppo, quando la sua malattia l'ha colpito, ha dimostrato grande dignità nell'affrontare questo percorso difficile. Non si è nascosto e ha mandato dei messaggi veramente di un'umanità incredibile. Un abbraccio, dove sei, Gianluca. Forte. Dal Dige."

UC Sampdoria v US Sassuolo - Serie A
GENOVA, ITALIA – 26 MAGGIO: Marco Lanna, presidente della Sampdoria, mostra una maglia dedicata al compianto Gianluca Vialli al termine della partita di Serie A tra Sampdoria e Sassuolo, disputata allo stadio Luigi Ferraris il 26 maggio 2023 a Genova, Italia. (Foto di Simone Arveda/Getty Images)

Marco Lanna

"Parlare di Luca è facile, è bello. È bello ricordarlo. Con lui ho vissuto tanti momenti. Ho vissuto momenti da calciatore bellissimi e ho dei ricordi di lui e di quella squadra chiaramente fantastici, perché legati a grandi successi, ma anche a tanti momenti divertenti. Da lui ho imparato tantissimo. Da lui, da Mancini e dai miei compagni. Ero il ragazzino della squadra, quindi copiavo e guardavo loro, osservavo come si muovevano. Erano loro stessi, poi, a darmi consigli. Luca, quando lo marcavo in allenamento, mi aiutava, perché sapeva che la domenica avrei giocato. Mi insegnava i trucchetti, mi spiegava come marcarlo e come tenere l'attaccante avversario."

"È stato un grande maestro, ma lo è stato sempre. Luca era la classica persona che, quando avevi un problema e gliene parlavi, non ti dava mai risposte scontate. Anzi, ti dava sempre i consigli giusti oppure, semplicemente, ti ascoltava. E anche con uno sguardo: bastava uno sguardo suo e avevi già capito dove poteva esserci la soluzione. Dopo la parentesi calcistica vissuta insieme, c'è stato un periodo in cui io ero in Spagna e lui in Inghilterra. Ci siamo visti poco, ci sentivamo ogni tanto. Poi ci siamo reincontrati per il discorso del libro."

"Io gli avevo chiesto una mano, visto che lui aveva già scritto dei libri, perché volevo fare qualcosa che rimanesse, qualcosa di indelebile per raccontare la nostra storia. Lui ebbe l'intuizione di trasformarla in un romanzo, una storia romanzata di quella stagione che poi diventò "Una bella stagione" e, successivamente, anche una sorta di docufilm. Da quel momento i contatti sono diventati molto più frequenti."

"Il momento più intenso, quello che porto più vivo dentro di me, è stato quando sono diventato presidente della Sampdoria. Lì è stato un po' il mio mentore. Lo avevo seguito e sentito tanto anche quando era in procinto di entrare nella cordata americana per acquistare la Sampdoria. Ci eravamo visti in segreto e avevamo parlato a lungo. Lui conosceva la Samp perfettamente."

"Quando diventai presidente della Sampdoria fu il primo che chiamai per chiedergli consigli, per chiedergli cosa fare e cosa non fare. Per tutto quell'anno e mezzo da presidente c'era praticamente una telefonata alla settimana. Era diventato il nostro appuntamento notturno: quando le famiglie erano tranquille, tutti dormivano e il lavoro era finito, ci sentivamo per fare il punto della situazione, per parlare di tutto quello che succedeva all'interno della società, sia dal punto di vista tecnico e sportivo sia da quello amministrativo."

"Per me era un piacere immenso confrontarmi con lui, perché era una persona dalle competenze straordinarie, con un equilibrio pazzesco, capace di dirti sempre la cosa giusta anche nei momenti più delicati e difficili. La sua è stata una perdita per tutti, perché credo che Luca sia un personaggio trasversale. È vero che quando si parla di Vialli si pensa subito a Vialli e Mancini, alla Sampdoria. Però poi è stato amato da tutti."

"Anche nell'ultimo successo agli Europei con Mancini c'era Luca e credo che una parte importante del merito vada anche a lui. È stato lui a creare quel gruppo, a formarlo. Sapeva sempre caricare tutti nel momento giusto e con le parole giuste. Per questo, anche a livello della Nazionale, è stato un ragazzo, un calciatore e un uomo amato veramente da tutti. E questo dice tanto della persona che era. Lo ha dimostrato anche nella malattia, per il modo in cui l'ha affrontata. Penso che non ci siano parole per descrivere il bene che gli abbiamo voluto e quanto ci manca, perché parlarne è ancora oggi una grande emozione e lascia un grande vuoto."

"Spero che queste parole siano sufficienti a descrivere il personaggio Luca Vialli, ma soprattutto l'uomo Luca Vialli. Questa è una parte della mia vita con lui, dei momenti vissuti insieme. Ce ne sarebbero tantissimi altri: potrei stare delle ore a parlare di Luca, ma non credo che ci sia tutto questo tempo. Il ricordo più bello è che Luca continua a vivere con tutti noi."

Sergio Porrini

"Beh, che dire...Ciao Luca. Oggi, 9 luglio, sarebbe stato il tuo compleanno e quindi auguri. Luca Vialli, per me, è stato fondamentale. Fondamentale per la mia crescita calcistica, ma anche dal punto di vista umano. Quando sono arrivato alla Juventus lui era già il leader indiscusso di quella squadra e, nel mio primo anno, che non andò secondo le aspettative, mi fu sempre vicino. Fu un anno, soprattutto all'inizio, molto duro, ma lui aveva sempre una parola di conforto per me. E questo è stato davvero fondamentale."

"Poi sono arrivati i grandissimi successi. Di Luca, come calciatore, sappiamo tutti quanto fosse forte e che tipo di attaccante fosse. Io, però, voglio ricordare soprattutto il Luca al di fuori del campo. Ricordo le giornate e i pranzi insieme da Angelino, sul Po. Finito l'allenamento, o prima di allenarci, ci ritrovavamo lì. Lui era un professionista rigoroso: mangiava sempre la sua verdura, bollita o cruda. Io, invece, mi abbuffavo e lui mi diceva: Ma come fai? Non puoi allenarti bene se mangi troppo, troppi carboidrati. Dovresti cercare di bilanciare un po' la tua alimentazione."

"Era già un precursore anche sotto questo aspetto, quello che oggi ogni atleta cura con grandissima attenzione. Mi piace ricordarlo anche quando venne a casa mia. Io ero un appassionato delle macchinine elettriche della Polistil, le avevo appena comprate, e ci mettemmo a sfidarci con le Formula 1. Tutti e due volevamo battere l'altro, tutti e due volevamo vincere. I ricordi sono davvero tantissimi."

"Ricordo anche l'addio di Ciro Ferrara a Napoli. Dopo la partita andammo a festeggiare in un posto bellissimo sul mare, ma quella sera faceva piuttosto fresco. Io ero vestito completamente in tenuta estiva, con la maglia a maniche corte, e avevo freddo. Lui mi disse: Sergio, non ti preoccupare, ci penso io. Aprì la valigia, tirò fuori un maglioncino e me lo diede. Questo era Luca: sempre attento agli altri, sempre con il sorriso sulle labbra."

"Dal punto di vista calcistico, invece, c'è un'immagine che porterò sempre con me. Quando un allenamento non era andato come voleva o quando perdeva la partitella, si sedeva con la schiena appoggiata al palo della porta. Lì iniziava a borbottare, a parlare con se stesso, a ripensare a ogni dettaglio, magari arrabbiato perché sentiva di poter fare meglio o perché aveva perso. Quello, però, diventava anche un momento di confronto. Io, come tutti gli altri, mi avvicinavo e gli dicevo: Dai Luca, fa niente. E lui rispondeva: No, se io faccio quel movimento, la palla me la devi dare lì. E se tu vai sul fondo per crossare, non puoi continuare a fare le finte. È inutile che io faccia il movimento due volte."

"Da quei momenti si imparava tantissimo. Si parlava di calcio, dei movimenti, dei dettagli. Era un perfezionista, uno che non lasciava nulla al caso. Era il leader indiscusso, il capitano di quella grandissima Juventus che ha conquistato risultati straordinari, fino all'apoteosi della vittoria della Champions League. Luca, mi manchi tanto. Voglio ricordarti con quel sorriso e con quella felicità che hai sempre regalato a noi tuoi compagni. Grazie. Ciao."

Enrico Chiesa

"Il ricordo che ho di Gianluca è indelebile. Era il 1989. Ero un giocatore della Primavera, aggregato alla prima squadra durante la settimana per gli allenamenti e, ogni tanto, il mister Vujadin Boškov mi portava in panchina in campionato. Quel giorno, il 16 aprile 1989, andammo in trasferta a Roma per affrontare la Roma. Negli ultimi sette minuti il mister mi fece entrare al posto di Pradella e mi ritrovai a giocare in coppia d'attacco con Gianluca."

"Per me è stata una giornata straordinaria, bellissima, perché oltre a esordire in Serie A ho avuto la possibilità di giocare accanto a un campione di livello mondiale come Gianluca. Poi, nel corso della mia carriera, è stato anche un avversario incredibile, straordinario. Per tutti gli appassionati di calcio è stato non soltanto un giocatore importantissimo, ma soprattutto una persona incredibile, davvero."

FUSSBALL: Nationalmannschaft ITALIEN Rom, 11.10.97
NON SPECIFICATO - 11 OTTOBRE: Nazionale italiana Roma; Enrico CHIESA - giocatore della nazionale italiana - azione individuale - (Foto di Gunnar Berning/Bongarts/Getty Images)

Michelangelo Rampulla

"Io e Luca ci siamo conosciuti a metà degli anni Ottanta, forse anche prima, in Nazionale Under 21, e poi ci siamo ritrovati insieme alla Juventus nel 1992. Di Gianluca tutti ricordiamo sempre gli aspetti più belli, perché era il vero trascinatore di quella squadra. Parlo della Juventus del '92. Era un amico di tutti e tutti noi seguivamo lui, perché era il nostro capitano, il nostro condottiero. Una cosa che mi piace ricordare è la sua grandissima professionalità. Spesso mi chiedeva di fermarmi dopo l'allenamento perché aveva bisogno di fare un lavoro aggiuntivo. Magari una volta voleva provare i colpi di testa, un'altra i tiri in diagonale con il destro, un'altra ancora quelli con il sinistro."

"Così ci fermavamo spesso, a fine allenamento, a provare e riprovare quei gesti tecnici che lui aveva in testa di perfezionare, perché magari la domenica precedente aveva sbagliato un colpo di testa oppure un tiro in diagonale. Questa è la dimostrazione che campioni si nasce, ma con la mentalità si diventa veramente grandi. E questo è un piccolo episodio che racconta quanto fosse grande e quanto fosse veramente professionale Gianluca Vialli."

Michele Padovano

"Per me è sempre un onore e un piacere parlare e ricordare Gianluca Vialli, che è stato un leader, un uomo e un calciatore da prendere come esempio. È stato il mio idolo fin da ragazzo e ho avuto la fortuna di conoscerlo, di giocarci insieme e di vincere tanto con lui. Il ricordo che ho di Gianluca è quello di un professionista straordinario, ma soprattutto di un uomo e di un amico eccezionale."

"Nella mia vicenda, ormai conclusa e risolta, lui è stato tra i pochi a starmi veramente vicino e questo non lo dimenticherò mai. Mi piace pensare che persone come lui non moriranno mai davvero, perché hanno lasciato un segno incredibile sotto tutti i punti di vista. Credo che il fatto di aver affrontato la malattia con tanto altruismo e di aver mostrato la sua fragilità non mi abbia stupito, perché conoscendolo sapevo che era una persona profondamente altruista, che cercava sempre il bene degli altri, oltre al proprio."

"Non c'è giorno in cui non gli dedichi un pensiero. Mi manca veramente tanto e credo che, come manca a me, manchi a tutto lo sport e a tutto il mondo, perché è stato una persona che ha lasciato un segno indelebile. Per quanto mi riguarda, rimarrai e resterai immortale. Ciao Gianluca."

Fulvio Collovati

"Il 9 luglio Gianluca Vialli avrebbe compiuto 62 anni. Del giocatore sappiamo già tutto: era un fuoriclasse sotto ogni aspetto. Io, però, voglio ricordare soprattutto la persona che ho avuto modo di conoscere al Mondiale del 1986, quando doveva ancora compiere 22 anni. Era una persona di un altro livello, con valori morali altissimi, come ormai se ne trovano sempre meno, non solo nel calcio ma anche nel mondo di oggi."

"A soli 21 anni era già protagonista di quel Mondiale. Magari non giocava con continuità, ma era sempre scherzoso, allegro, teneva alto il morale della squadra, riusciva a coinvolgere tutti. Lo ricordo anche negli anni dal 1984 al 1992, quelli vissuti a Genova. Erano gli ultimi anni della mia carriera: lui giocava nella Sampdoria, io nel Genoa. Eravamo avversari, ma c'è sempre stata una grandissima lealtà, anche quando ci affrontavamo sul campo. Per questo non c'è un episodio particolare da raccontare. Gianluca è una persona che non si può non ricordare per i suoi affetti, per i suoi valori morali. Lo porto dentro di me, nel mio cuore, perché anche nello spogliatoio era un leader sotto tutti gli aspetti."

"Mi dispiace che siamo stati soltanto avversari. Amici forse è una parola troppo grande, ma abbiamo condiviso il Mondiale del 1986. Non fu un Mondiale ricco di grandi successi, però sono bastati quei quindici o venti giorni trascorsi insieme a Città del Messico per farmi conoscere una persona diversa dalle altre, una persona veramente indimenticabile. È così che voglio ricordare Gianluca."

Sergio Brio

"Parlare di Vialli è semplicissimo. Era una persona eccezionale, oltre ad essere un grande campione. Io ho avuto la fortuna di marcarlo da avversario, prima quando giocava nella Cremonese e poi quando era alla Sampdoria. È stato un grandissimo giocatore: forte fisicamente, un attaccante che dava sempre tutto e che era sempre il primo a trascinare la squadra con il suo rendimento."

"Poi ho avuto anche la fortuna di averlo come compagno di squadra. E devo dire che è stato un giocatore esemplare, anche per i compagni, per il suo morale, per il suo attaccamento alla società. Era il primo ad arrivare nello spogliatoio e l'ultimo ad andarsene, sempre a disposizione dei compagni. È stato veramente un grande calciatore e un grande uomo. Ce ne fossero di giocatori così. Ciao Gianluca."

Juventus FC v Udinese Calcio - Serie A
TORINO, ITALIA – 29 OTTOBRE 2025: Fabrizio Ravanelli, ex calciatore della Juventus, saluta i tifosi prima della partita di Serie A tra Juventus FC e Udinese Calcio all'Allianz Stadium, il 29 ottobre 2025 a Torino, Italia. (Foto di Daniele Badolato – Juventus FC/Juventus FC via Getty Images).

Fabrizio Ravanelli

"Vorrei raccontarvi un aneddoto su Gianluca. Alla vigilia di una partita contro il Napoli, mister Trapattoni salì in camera per chiedere a Gianluca come stesse, perché dovevamo affrontare un Napoli molto forte e combattivo. Io ero in camera con lui. Tre giorni dopo, però, avevamo una partita di Coppa UEFA e Gianluca ci teneva ad arrivarci nelle migliori condizioni."

"Quando il mister gli chiese come stava, Gianluca rispose: Bene, però mister, mi piacerebbe riposare per essere pronto al cento per cento per la partita di Coppa UEFA. Il mister gli disse: Va bene, ci penserò. Poi, mentre stava uscendo dalla camera, Gianluca aggiunse: Mister, però deve giocare Fabrizio. Io ero lì con lui e diventai tutto rosso, perché mi vedeva in grande forma, in grande spolvero. Il mister sorrise e rispose: Beh, quello lasciamelo decidere a me. Comunque ci penserò."

"Nel briefing prima della partita, quando guardammo la lavagna, al posto del nome di Gianluca c'era il mio. Ero io il titolare. La partita finì 4-3. Feci il gol che ci diede la vittoria. È stata una partita memorabile, quella che mi ha consacrato e lanciato definitivamente. Questo episodio fa capire chi fosse davvero Gianluca Vialli. Era un grande leader, un grande capitano. Nel suo DNA c'erano un enorme senso di appartenenza, grande umiltà e nessuna gelosia."

"Era un vero leader, quello che dovrebbe esserci sempre nelle grandi squadre. E credo che sia stata una fortuna non solo per me, ma per tutte le persone che hanno avuto la possibilità di conoscerlo, sia dentro che fuori dal campo. Questo era Gianluca Vialli."

Roberto Breda

"Ho avuto la fortuna, da ragazzo, di vivere la Sampdoria dei sogni, quella dei momenti più belli. Per me è stato davvero un sogno perché, dopo quattro anni nel settore giovanile, sono passato in prima squadra e mi sono ritrovato nello spogliatoio di Vialli, Mancini e di tutti gli altri grandi campioni. È stata un'esperienza fantastica e, tra i tanti ricordi, quello di Vialli è sicuramente uno dei più belli. Oltre a essere un grandissimo campione, era veramente un grandissimo uomo squadra, un uomo di gruppo. Non è una frase di circostanza: è proprio il ricordo di un ragazzo che vedeva in quel campione una grandissima umiltà e una straordinaria voglia di unire tutti."

"C'è un episodio che ricordo con grande piacere. Eravamo in ritiro e sotto l'albergo c'era una sala con il tavolo da ping pong, dove tutti ci ritrovavamo e, a turno, giocavamo. Lui aveva uno scherzo che poi ho capito essere uno dei suoi classici, un modo per coinvolgere i nuovi arrivati e farli sentire subito parte del gruppo. In quell'occasione la vittima fu Attilio Lombardo, che era appena arrivato."

"Iniziavano a giocare una normale partita a ping pong. Poi, a un certo punto, Gianluca diceva: Adesso iniziamo a palleggiare con la pallina. Cominciavano quindi a fare i palleggi di testa con la pallina da ping pong. Lui, però, aveva preparato tutto nei minimi dettagli. In una mano teneva nascosto un uovo fresco. Dopo due o tre palleggi, quando inevitabilmente la pallina cadeva, con la rapidità di un prestigiatore la sostituiva con l'uovo e lo lanciava verso la testa di Lombardo che, ignaro, lo colpiva di testa. A quel punto si vedeva l'uovo rompersi e colargli lungo tutto il viso."

"Ma non era soltanto uno scherzo goliardico per prendere in giro un compagno. Era il suo modo di farlo sentire immediatamente parte del gruppo, di coinvolgerlo fin dal primo giorno. Gianluca riusciva ad abbattere ogni barriera con una facilità incredibile. Alla goliardia sapeva unire grandi motivazioni e una straordinaria capacità di trasmettere la voglia di migliorarsi, facendo diventare la squadra sempre più forte."

Alessandro Dal Canto

"Il ricordo di Vialli è ancora vivo, anche perché mi riporta ai tempi dei miei esordi in Serie A con la Juventus. Sono ricordi bellissimi, sia per quello che rappresentavano quei momenti sia per il personaggio con cui ho avuto la fortuna di condividerli. Gianluca Vialli era, prima di tutto, un autentico trascinatore. Questo è già stato detto da tutti, ma è la verità. Da lui ho ricevuto tantissimi consigli, tantissimi aiuti. Ho avuto la fortuna di incontrarlo nel momento in cui era all'apice della sua carriera sportiva."

"I ricordi più belli sono due. Il primo riguarda il mio esordio in Serie A, a Brescia. Come è normale che sia, tutti i compagni mi davano consigli prima della partita. A un certo punto Gianluca si avvicinò e mi disse: Guarda, fai una cosa. Siccome sei all'esordio e può succedere che tu vada in difficoltà, quando non sai cosa fare butta il pallone davanti, dove sono io. Ti aiuto io. Quella frase mi aiutò tantissimo ad alleggerire la tensione del prepartita e dell'esordio in una realtà così importante."

"Il secondo ricordo risale allo stesso anno, durante il ritiro di Châtillon. Nel corso di una partita d'allenamento sbagliai un passaggio proprio a Gianluca. Lui, dalla rabbia, si inginocchiò, batté i pugni per terra e mi rimproverò per quell'imprecisione. Anche quello, però, era il suo modo di aiutarmi, di spingermi a migliorare. Alla fine tra noi si creò un ottimo rapporto, anche se io non sono mai stato, tra virgolette, un compagno come gli altri. Ero un ragazzo, non avevo nemmeno la confidenza che si può avere con calciatori di quel livello."

"Lui, però, mi aiutò tantissimo anche sotto questo aspetto. All'inizio avevo quasi timore a entrare nello spogliatoio della prima squadra durante i primi allenamenti. Allora mi prendeva per un braccio, mi portava dentro e mi faceva sedere vicino a loro. Parliamo di giocatori che, fino a poco tempo prima, vedevo soltanto in televisione o di cui facevo la raccolta delle figurine. Sono tutti ricordi che porterò sempre con me. Purtroppo quello che è successo è qualcosa che nessuno avrebbe mai voluto vivere. Però credo che, alla fine, l'essenza di una persona continui a vivere in tutti quelli che gli hanno voluto bene e in tutti quelli che lo hanno ammirato e tifato."

Il ricordo che non smette di emozionare: il compleanno di un uomo indimenticabile

Eppure, ascoltando una dopo l'altra tutte queste testimonianze, ci si accorge di una cosa. Cambiano le maglie. Cambiano gli anni. Cambiano gli episodi. Ma il punto di arrivo è sempre lo stesso. Prima ancora del fuoriclasse, ricordano l'uomo. Prima ancora dei gol, ricordano il sorriso. Prima ancora delle vittorie, ricordano come li faceva sentire. Ed è probabilmente questa la forma più alta di successo che una persona possa raggiungere.

Lasciare un segno. Non soltanto nella storia. Ma nella vita degli altri. Forse è questo il motivo per cui, ancora oggi, il nome di Gianluca Vialli continua a emozionare persone diverse, appartenenti a generazioni diverse, che hanno vissuto esperienze completamente differenti. Per alcuni è stato il capitano della Sampdoria dei sogni. Per altri il leader della Juventus. Per altri ancora il simbolo di una Nazionale capace di far innamorare un paese. Per chi lo ha conosciuto da vicino, invece, è stato semplicemente Gianluca. O, come lo chiamavano gli amici più stretti, Luca.

Italy v Spain  - UEFA Euro 2020: Semi-final
LONDRA, INGHILTERRA – 6 luglio 2021: Gianluca Vialli, capo delegazione della Nazionale italiana, osserva il terreno di gioco durante il sopralluogo sul campo prima della semifinale di UEFA Euro 2020 tra Italia e Spagna, disputata allo stadio di Wembley, il 6 luglio 2021 a Londra, in Inghilterra. (Foto di Claudio Villa/Getty Images).

Ed è proprio qui che il calcio lascia spazio a qualcosa di più grande. Perché le coppe, prima o poi, prendono polvere. I record vengono superati. Le partite finiscono. Il tempo continua a correre. Quello che non passa mai è il bene che siamo stati capaci di seminare. L'affetto che abbiamo saputo costruire. Le persone che abbiamo fatto sorridere. Il coraggio che abbiamo trasmesso quando qualcuno ne aveva bisogno. L'esempio che continuiamo a lasciare anche quando non ci siamo più.

Forse è questa la vera vittoria. Non quella che si alza al cielo davanti a migliaia di persone. Ma quella che continua a vivere, silenziosamente, nel cuore di chi resta. E se oggi, a distanza di anni, tanti uomini che hanno condiviso con lui uno spogliatoio si commuovono ancora raccontando un ricordo, se una giornalista conserva come un dono una semplice telefonata ricevuta dodici anni fa, se milioni di tifosi continuano a pronunciare il suo nome con lo stesso affetto di allora, significa che Gianluca Vialli ha vinto anche la partita più importante.

Quella che nessuna classifica potrà mai raccontare. Perché ci sono campioni che entrano nella storia. E poi ci sono persone che entrano nella vita degli altri. Gianluca Vialli è riuscito a fare entrambe le cose. Ed è per questo che il suo compleanno, in fondo, non smetterà mai di essere celebrato. Ogni volta che qualcuno racconterà una sua storia. Ogni volta che riaffiorerà un sorriso pensando a lui. Ogni volta che il suo esempio ricorderà a tutti noi che la grandezza di una persona non si misura soltanto da ciò che conquista. Ma, soprattutto, da ciò che lascia.

Buon compleanno Gianluca!

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