Francesco Acerbi a 38 anni intende continuare a giocare. In futuro sarà allenatore, come Inzaghi e Chivu che gli hanno insegnato tanto tra Lazio e Inter.

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ChClasse 1988, Francesco Acerbi è attualmente in vacanza con la sua famiglia dopo la quarta stagione vissuta con indosso la maglia dell'Inter. Dal 1° luglio scorso è formalmente senza contratto e attende l'occasione giusta per rimettersi in gioco. Il difensore si è concesso in una lunga intervista a Sportmediaset, lasciando emergere moltissimi spunti.

Acerbi sull'ultima annata: "Non avevamo una vera rivale"

Acerbi non ha dubbi nel valutare la quarta ed ultima annata sportiva con i colori nerazzurri: "È stata intensa sotto tanti punti di vista: non è stata un'annata in generale facilissima anche se hai vinto due titoli però molto utile. È stata un po' altalenante, dei momenti difficili però sono molto anche orgoglioso di me stesso, anche per come ho fatto l'anno sotto ogni punto di vista". Una stagione in cui veri e propri competitor in Serie A sono mancati, mentre in Champions rimane il neo di un'eliminazione fin troppo precoce: "(...) Soprattutto dopo l'eliminazione in Champions, abbiamo fatto un paio di mesi, da gennaio a prima della sosta della Nazionale, in cui non stavamo più giocando, non eravamo noi, non riuscivamo a stare in campo, eravamo mentalmente stanchi".
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MILANO, ITALIA - 03 MAGGIO: Francesco Acerbi dell'FC Internazionale partecipa alla festa della vittoria dell'FC Internazionale dopo aver vinto la partita di Serie A tra FC Internazionale e Parma Calcio 1913 all'Hotel Sheraton il 03 maggio 2026 a Milano, Italia. (Foto di Mattia Pistoia - Inter/Inter via Getty Images)

A partire dal successo sulla Roma e con la vittoria sul Como, tutto è svoltato per Acerbi: "Perché poi non c'è stata una vera diciamo rivale quest'anno: c'è stato un po' il Milan, il Napoli ha perso molti punti, la Juve ha fatto fatica già dall'inizio... quindi non c'era una che poteva starti dietro perché nel momento che qualcuna ci provava perdevano anche loro punti. Quindi alla fine questo campionato è stato abbastanza tra virgolette tranquillo anche se abbiamo avuto dei momenti comunque non facili".

L'importanza di Chivu per Acerbi: "Ha gestito il gruppo, lo abbiamo aiutato noi"

Protagonista indiscusso dell'ultima stagione l'allenatore Chivu che ha sorpreso tutti: "È stato un giocatore importante, ha vinto. Poi sai, da allenatore veniva dai quattro mesi del Parma, poi arriva all'Inter dove negli ultimi anni si erano fatte finali di Champions, vinto il campionato... Non ha voluto strafare: la squadra era quella, il modulo era quello. Ha provato a gestire il gruppo". Di sicuro serviva uno così dopo la finale di Monaco: "Eravamo morti mentalmente (...), mi rode di più quella contro il City che ce l'avevamo in pugno, l'hai giocata... quella col Psg no".

Un futuro da allenatore? "Perché no, però ora continuo a giocare"

Oltre alle capacità di Cristian Chivu e alla sapiente gestione del gruppo, Francesco Acerbi ha ricordato anche Simone Inzaghi. Da quest'ultimo, forse, ha appreso i principali insegnamenti: "Ne ho avuto tanti (di allenatori ndr) che mi hanno lasciato qualcosa. Con lui ho vinto, sono stato bene per sette anni e quindi è probabilmente quello che comunque ha inciso di più". L'ex Lazio e Sassuolo, comunque, non ha dubbi sul suo futuro: "No, io sto bene e voglio ancora giocare. Non ho in mente di fare altro ma voglio andare avanti con molta serenità perché so di aver dato tutto quello che avevo. Con l'Inter mi sono lasciato bene: non ho nessun rimpianto. Anzi sono molto orgoglioso di questi quattro anni: di come sono arrivato, come me ne sono andato e quello che ho fatto."
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C'è stata una fase in particolare della sua vita, quella della malattia, che avrebbe potuto far andare le cose decisamente in maniera diversa: "Probabilmente senza avrei smesso. O comunque a trent'anni non ero a giocare a quei livelli lì, sicuramente non serie A, avrei molto fatica." E sulla nazionale, col presunto rifiuto a Spalletti: "Io non ho mai detto basta alla Nazionale. Quelle due partite lì ho detto scusa ma no. Però se Gattuso mi avesse chiamato sarei andato molto volentieri. Ho sempre detto che per me la nazionale è il top. Prima di dire quel no ho riflettuto tantissimo, non è stato facile. Alla fine ho preso quella decisione, giusta o sbagliata che fosse. Era la cosa migliore per me. Qualsiasi cosa avessi scelto, mi avrebbero criticato".

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