Un lungo percorso formato da alti e bassi, vittorie e sconfitte. Lo sloveno spiega e si "mette a nudo" per i suoi 14 anni con la maglia dei campioni d'Italia

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Peccato Jasmin Handanovic: il cugino 42enne di Samir perde il derby sloveno fra i fuochi d'artificio avversari

Samir Handanovic ha vissuto quattordici anni all'Inter, attraversando epoche e allenatori diversi e diventando prima un punto di riferimento dello spogliatoio e poi il capitano della squadra. Oggi, dopo l'addio al club nerazzurro, guarda al futuro con un obiettivo preciso: diventare allenatore. Ma nel raccontare il suo lungo percorso interista, un posto particolare lo occupa Luciano Spalletti, il tecnico che per primo gli affidò la fascia.

Le parole di Samir Handanovic

Per Handanovic, infatti, la storia dell'Inter vincente non è iniziata direttamente con Antonio Conte. Le basi, secondo l'ex portiere, erano state gettate proprio negli anni precedenti, quando la squadra ancora non sembrava pronta per competere per lo Scudetto.

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"Con Conte abbiamo poi vinto, ma è con Spalletti che sono state create le fondamenta", ha spiegato Handanovic, ricordando una squadra che non aveva ancora la forza dell'Inter che sarebbe arrivata negli anni successivi. "Non era una squadra fortissima, da Scudetto. Siamo arrivati due volte quarti all'ultima giornata, ma quello era il nostro valore".

Fu proprio Spalletti, inoltre, a scegliere Handanovic come capitano. Una decisione che rappresentò un riconoscimento importante per un giocatore diventato negli anni uno dei leader dello spogliatoio nerazzurro. Il rapporto con l'allenatore toscano si inserisce quindi in una fase di costruzione, quella in cui l'Inter iniziava lentamente a ritrovare stabilità e ambizione.

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Samir Handanovic (Photo by Emilio Andreoli - Inter/Inter via Getty Images)

Il metodo Conte e quell'obiettivo tanto sognato

Poi arrivò Conte e cambiò tutto. Secondo Handanovic, la mentalità dell'allenatore e la sua idea tattica, unite a una serie di importanti investimenti sul mercato, permisero alla squadra di compiere il salto definitivo: "Con Conte, la sua mentalità e la sua tattica, sono arrivati acquisti importanti: ed è nato lo zoccolo duro dell'Inter vincente, di cui hanno beneficiato anche gli allenatori successivi".

Handanovic conosce bene anche i metodi di Conte e ne descrive il lato estremamente esigente: "Chiede tanto, anche a se stesso. Per lui c'è solo il calcio", ha spiegato. Un approccio totalizzante che si rifletteva anche nella quotidianità dei giocatori: "Il primo anno era difficile anche prendere un appuntamento dal dentista, perché solo la sera prima sapevi quando ti saresti allenato il giorno dopo".

Per Conte, il calcio doveva essere costruito soprattutto attraverso il lavoro quotidiano, con schemi, organizzazione e compiti precisi: "Per lui il calcio è quello che si prepara in settimana, tutto schemi e compiti da rispettare", ha osservato Handanovic. Un metodo efficace, ma che secondo l'ex capitano può diventare difficile da sostenere nel lungo periodo: "Va bene per un anno, per due, poi è chiaro che il rischio è che tutto salti".

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ROMA, ITALIA- MAGGIO 10: Samir Handanovic in conferenza stampa con Simone Inzaghi alla vigilia della finale di Coppa Italia (Foto di Mattia Ozbot - Inter/Inter via Getty Images)

Poi l'arrivo di Inzaghi a completare l'opera

Dopo Conte arrivò Simone Inzaghi, capace secondo Handanovic di dare un'interpretazione diversa a quella stessa squadra: "Inzaghi è stato bravo a liberare la fantasia dei più forti", ha spiegato. Ed è proprio questa libertà ad aver reso, secondo l'ex portiere, l'Inter di Inzaghi "più bella da vedere".

Il racconto di Handanovic non è però soltanto un bilancio del passato. Il suo prossimo obiettivo è la panchina. L'idea di diventare allenatore nasce infatti da lontano: "Amo il calcio, vivo di calcio, lo studiavo già ai primi anni di carriera", ha raccontato. Anche oggi guarda decine di partite ogni settimana, comprese quelle di Serie B e Primavera, continuando a studiare il gioco.

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