Nel 1990 il Genoa di Scoglio espugnò il Flaminio. Da allora nessuna vittoria in casa della Roma: ora ci prova De Rossi.

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A cercarla all’Olimpico, l’ultima vittoria del Genoa in casa della Roma non si trova. Bisogna spostarsi di qualche chilometro, arrivare al Flaminio e tornare al 17 gennaio 1990. Quel mercoledì pomeriggio Carlos Aguilera segnò dopo un quarto d’ora, il Genoa di Franco Scoglio resistette agli attacchi della Roma di Gigi Radice e portò a casa due punti. Nessuno poteva sapere che, trentasei anni dopo, sarebbe stato ancora quello l’ultimo successo rossoblù nella Capitale contro i giallorossi.

L’Olimpico, all’epoca, era un cantiere. Roma e Lazio avevano dovuto lasciarlo per i lavori in vista dei Mondiali di Italia ‘90 e si erano trasferite al Flaminio, l’impianto progettato da Pier Luigi Nervi. Una casa provvisoria, più piccola, con gli spalti vicini al terreno di gioco. Lì la Roma aveva trovato un ambiente diverso da quello abituale, ma non per questo meno difficile per gli avversari. Aveva già battuto la Juventus di Dino Zoff e, con Gigi Radice in panchina, stava cercando di tornare in Europa.

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Il Genoa arrivò a Roma da neopromosso. Era tornato in Serie A dopo cinque anni e aveva affidato ancora a Scoglio il compito di tenerlo nella categoria conquistata pochi mesi prima. Quel giorno gli bastarono una ripartenza e una partita difesa con ostinazione. Poi il calcio romano tornò all’Olimpico e il Grifone non riuscì più a ripetere l’impresa.

Il Professore, il Pato e una trasferta da neopromossa

Franco Scoglio aveva riportato il Genoa in Serie A vincendo il campionato cadetto 1988-89. Il suo Genoa aveva subito appena tredici gol in trentotto giornate, un numero che spiegava parecchio del lavoro del Professore. La squadra sapeva stare in campo, concedeva poco e aveva imparato a riconoscere i momenti in cui rischiare.

In difesa c’erano Gianluca Signorini, Fulvio Collovati, Torrente e Caricola. A centrocampo Eranio e Gennaro Ruotolo garantivano corsa e sostanza, mentre José Perdomo e Rubén Paz aggiungevano qualità. Davanti giocava Aguilera, uruguaiano come Paz, soprannominato Pato. Non era un centravanti da aspettare fermo in area: gli piaceva attaccare lo spazio, prendere velocità e puntare la porta.

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Dall’altra parte c’era una Roma costruita per obiettivi ben diversi dalla salvezza. Giuseppe Giannini era il capitano e il riferimento del centrocampo, Rudi Völler e Ruggiero Rizzitelli giocavano davanti, Bruno Conti era ancora uno degli uomini più riconoscibili della squadra. Gigi Radice aveva preso il posto di Nils Liedholm dopo una stagione deludente e stava riportando i giallorossi nelle zone alte della classifica.

Il 17 gennaio 1990 si giocava di mercoledì, alle 14.30. Al Flaminio c’erano 26.350 spettatori. La Roma voleva continuare la corsa verso la Coppa UEFA, il Genoa cercava punti per allontanarsi dalla zona retrocessione. Il campionato era a diciotto squadre, quattro sarebbero scese in Serie B e la vittoria valeva ancora due punti.

La Roma partì attaccando. Giannini e Desideri provarono la conclusione dalla distanza, poi Völler si ritrovò davanti a Simone Braglia. Il portiere del Genoa respinse con i piedi e tenne il risultato sullo 0-0. Sembrava l’inizio di una partita da trascorrere soprattutto nella metà campo rossoblù ma, al quarto d’ora, invece, partì Aguilera.

Quella corsa di Aguilera e il salvataggio di Ruotolo

Il Pato trovò spazio a centrocampo e lo sfruttò tutto. Superò Comi e Berthold, arrivò davanti a Cervone, evitò il portiere in uscita e accompagnò il pallone in rete. Roma-Genoa 0-1, al 15’. Fu una delle azioni che meglio raccontavano il suo modo di giocare: pochi tocchi, la porta sempre davanti e la capacità di approfittare di un campo lasciato libero. Il Genoa aveva superato il primo assalto romanista e colpito appena si era presentata l’occasione.

Radice non poteva certo accontentarsi di una sconfitta interna. La Roma continuò a spingere, cercando Völler e Rizzitelli e affidandosi alle iniziative di Giannini. Scoglio, però, aveva una squadra abituata a difendersi senza perdere ordine. Braglia intervenne quando serviva, Signorini guidò il reparto arretrato e il Genoa trovò anche il modo di rendersi pericoloso.

Paz sfiorò il raddoppio con una conclusione che Cervone riuscì a deviare sopra la traversa. Nella ripresa ci provò Ruotolo, ma il pallone finì alto. La Roma, intanto, aumentava la pressione. Radice inserì Paolo Baldieri al posto di Bruno Conti, cercando un’altra soluzione offensiva. Il risultato rimase in bilico fino agli ultimi minuti. Völler ebbe ancora l’occasione per pareggiare, ma sulla linea di porta trovò proprio Ruotolo. Il centrocampista rossoblù riuscì a salvare il gol che avrebbe cancellato il vantaggio di Aguilera.

La partita era cominciata con Braglia a respingere un tiro del tedesco e finì con Ruotolo a impedirgli di segnare. In mezzo c’erano stati il contropiede del Pato, la resistenza del Genoa e una Roma che non era riuscita a trovare il modo di superare Scoglio.

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GENOVA, ITALIA - 10 OTTOBRE: Junior Messias di Genova (a sinistra) festeggia con i suoi compagni di squadra Milutin Osmajic e Mikael Ellertsson dopo aver segnato un gol durante la partita di Serie A tra Genoa CFC e ACF Fiorentina allo Stadio Luigi Ferraris il 10 ottobre 2026 a Genova, Italia. (Foto di Simone Arveda/Getty Images)

Al fischio finale dell’arbitro Marcello Nicchi, i rossoblù avevano conquistato due punti preziosi. Il Genoa avrebbe chiuso il campionato all’undicesimo posto, salvandosi; la Roma sarebbe arrivata sesta, qualificandosi alla Coppa UEFA. L’Olimpico avrebbe riaperto in tempo per il Mondiale e il Flaminio sarebbe uscito dalla vita quotidiana delle due squadre romane, invece, quella vittoria, sarebbe rimasta lì.

All’Olimpico, il Genoa continua a rincorrerla

La cosa curiosa è che il Genoa, contro la Roma, ha continuato a vincere. Lo ha fatto a Marassi, in stagioni e con squadre molto diverse. Il problema è sempre stato il viaggio di ritorno nella Capitale. Nel 1994-95, quando il Genoa aveva ancora Tomáš Skuhravý in attacco, arrivò un pareggio per 1-1. Poi ci furono gli anni lontani dalla Serie A, la lunga attesa prima della promozione del 2007 e il ritorno delle trasferte all’Olimpico. Cambiarono i protagonisti, ma non arrivò il risultato che mancava dal Flaminio.

Una delle occasioni più amare capitò il 28 maggio 2017. L’Olimpico era pieno per l’ultima partita di Francesco Totti con la maglia della Roma. Il Genoa di Ivan Jurić aveva poco da chiedere al campionato, ma dopo appena tre minuti Pietro Pellegri, sedici anni, portò avanti i rossoblù. Edin Džeko pareggiò, Daniele De Rossi firmò il sorpasso e Lazović, al 79’, trovò il 2-2.

La Roma aveva bisogno di vincere per conservare il secondo posto e la qualificazione diretta alla Champions League. Il Genoa, invece, stava per uscire dall’Olimpico con un pareggio che avrebbe rovinato almeno in parte la festa giallorossa. Al 90’ arrivò Diego Perotti, ex rossoblù, e segnò il 3-2.

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PARMA, ITALIA - 20 SETTEMBRE: (L-R) Daniele De Rossi allenatore del Genoa CFC e Carlos Cuesta allenatore del Parma Calcio 1913 durante la partita di Serie A tra Parma Calcio e Genoa CFC allo Stadio Ennio Tardini il 20 settembre 2026 a Parma, Italia. (Foto di Luca Amedeo Bizzarri/Getty Images)

Fu una di quelle partite in cui il Genoa era riuscito a segnare due volte all’Olimpico senza raccogliere nemmeno un punto. E in cui, quasi per dispetto della storia, a decidere tutto era stato un giocatore che a Genova aveva lasciato ricordi importanti. Il digiuno continuò: Nel febbraio 2022 il Genoa riuscì a fermare la Roma sullo 0-0, resistendo anche nel finale di una gara segnata dalle polemiche per un gol annullato a Nicolò Zaniolo. Un punto, ma ancora nessuna vittoria. Nel gennaio 2025 arrivò invece una sconfitta per 3-1, con Patrick Vieira sulla panchina rossoblù.

Intanto il 1990 diventava sempre più lontano. Non tanto per il numero degli anni, quanto per i nomi che lo accompagnavano. Scoglio, Signorini, Aguilera, Braglia, Ruotolo: un Genoa che appartiene alla memoria di chi lo vide giocare e ai racconti di chi è arrivato dopo.

De Rossi, dall’altra parte dell’Olimpico

Il 17 ottobre 2026 il Genoa torna a giocare in casa della Roma con Daniele De Rossi in panchina. Per lui è una trasferta che ha poco di ordinario. All’Olimpico ha trascorso quasi tutta la carriera, è diventato capitano dopo Totti e ha vissuto anche l’esperienza da allenatore giallorosso. Adesso deve provare a battere la Roma da avversario, proprio nello stadio che conosce meglio.

C’è un particolare che rende l’incrocio ancora più interessante: De Rossi era in campo quel 28 maggio 2017, nel giorno dell’addio di Totti, quando il Genoa passò in vantaggio con Pellegri, pareggiò con Lazović e si arrese al gol di Perotti. Fu lui, con la fascia da capitano destinata a diventare sua dalla stagione successiva, a segnare la seconda rete romanista.

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GENOVA, ITALIA - 10 OTTOBRE: Daniele De Rossi, capo allenatore del Genoa, guarda prima del calcio d'inizio nella partita di Serie A tra Genoa CFC e ACF Fiorentina allo Stadio Luigi Ferraris il 10 ottobre 2026 a Genova, Italia. (Foto di Simone Arveda/Getty Images)

Oggi il suo compito è diverso. Il Genoa ha già dimostrato di poter battere la Roma, come accaduto a Marassi l’8 marzo 2026, quando Junior Messias e Vitinha firmarono il 2-1 rossoblù. Ma all’Olimpico la storia è rimasta ferma al 1990, quando il Grifone giocò in uno stadio che non era quello abituale dei giallorossi. De Rossi conosce il peso di una partita a Roma, il rumore dell’Olimpico e l’attesa che accompagna ogni sfida dei giallorossi. Stavolta li ritroverà dalla panchina opposta. L’ultima volta che il Genoa vinse in casa della Roma, lui aveva sei anni. Il gol lo segnò Aguilera, allo stadio Flaminio. Sabato sera, per provare a cancellare quel precedente, De Rossi dovrà far vincere il Genoa all’Olimpico.

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