L'esperienza tangibile, il rapporto con i giovani e la delusione Mondiale: Barella si racconta in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport

SS Lazio v  FC Internazionale - Coppa Italia Final

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Nicolò Barella, divenuto vicecapitano e volto dell'Inter da ormai sette anni, non ha intenzione di adagiarsi sugli allori, ma di continuare a spingere per regalarsi sempre più soddisfazioni individuali e collettive. Nell'intervista alla Gazzetta dello Sport di questa mattina, il centrocampista sardo ha parlato a 360° del suo momento calcistico e degli obiettivi futuri.

La responsabilità del leader

Barella ha raccontato cosa gli ha detto Chivu in questi giorni di ritiro: "Ora che manca Lauti, che avevo sentito prima della finale, anche di farmi sentire un po’ di più, di fare un po’ il capitano. Dal primo giorno che il mister è arrivato mi ha sempre dato fiducia e trattato in una maniera incredibile". Sul modo di giocare: "Vado verso un’annata in cui cerco di sviluppare un gioco un po’ diverso, dato che il mio corpo ogni tanto risponde in maniera differente. Sto provando a giocare un calcio un po’ più 'furbo' in termini di gestione, più conservativo. Il nostro modo di giocare, con i quinti che ci aiutano a buttarci avanti, me lo permette. Ho 29 anni e non più 23 come quando sono arrivato".
FC Internazionale v AS Roma - Serie A

SS Lazio v FC Internazionale - Serie A
ROMA, ITALIA - 09 MAGGIO: Nicolò Rovella della SS Lazio gareggia per la palla con Nicolò Barella del FC Internazionale durante la partita di Serie A tra SS Lazio e FC Internazionale allo Stadio Olimpico il 09 maggio 2026 a Roma, Italia. (Foto di Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)

Spazio, poi, ai suoi compagni di squadra più giovani: "Quando Petar Sucic tocca il pallone ti accorgi che ha il calcio dentro. Qui si è ritagliato uno spazio importante ed è diventato un titolare della sua nazionale che negli ultimi anni ha giocato ottimi Mondiali ed Europei". Su Stankovic: "Alek è sempre stato un ragazzo maturo ma ora ancora di più. È andato via dalla sua comfort zone, ovvero l’Inter, ed è cresciuto tanto. Ha grandi qualità e sono sicuro che in stagione ci darà una mano". Su Massolin, acquistato dal Modena: "Ha grandissima fisicità e buonissima tecnica. E giocatori che abbinano le due cose sono molto difficili da trovare". Su Pio Esposito: "Per quanto sia giovane ha dimostrato di essere forte e molto importante per l’Inter e per la Nazionale. Per questo è anche sempre sulla bocca di tutti ma quando è così fai una cosa buona e vieni portato in alto come un dio, poi sbagli e ti criticano. Non è semplice, soprattutto quando sei giovane e in una situazione come quella attuale del calcio italiano, con la Nazionale che non sta andando bene. Ti crea delle pressioni. Ma lo conosco bene e so che sa gestirle".

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Il rapporto con le delusioni

Barella ha parlato delle due finali di Champions perse: "Esserci arrivato due volte vicino e non essere riuscito a toccarla è qualcosa che non mi è mai andato giù. È un pensiero costante ma sappiamo che, come ha detto anche il presidente Marotta, noi rispetto ad altre squadre che spendono centinaia di milioni sul mercato dobbiamo sempre fare uno sforzo in più. E l’abbiamo fatto, con il nostro gioco, le nostre idee e la voglia di arrivare. L’abbiamo sfiorata due volte, speriamo che arrivi una terza occasione e che sia quella buona". Sulle delusioni con la Nazionale: "È quello che vorrei più di tutto in azzurro, andare almeno una volta alla Coppa del mondo e giocarmela. Il mio percorso in Nazionale è iniziato con la vittoria di un Europeo e poi mi sono ritrovato a non giocare due Mondiali. Un approccio incredibile e poi una discesa. Questo mi lascia incompleto".

Barella, centrocampista Inter e della Nazionale
Barella, centrocampista Inter e della Nazionale (Photo by Kevin C. Cox/Getty Images)

Infine, spazio ai desideri: "Non ho mai pensato di diventare il giocatore che ha fatto più assist nella storia dell’Inter, però lo sono diventato. Non ho mai pensato nemmeno di diventare vice capitano. Però se mi chiedi se era quello in cui speravo dico sì. Come vorrei diventare ad esempio il calciatore con più presenze con questa maglia, ma non ci penso. Quando sono arrivato qui mi sono solo detto: vado a giocare nell’Inter per dare tutto e vincere tutto. Potevo fare ancora meglio, ma sono orgoglioso del percorso fin qui. Immagino di chiudere la carriera qui, ma dipende da quanto invecchio velocemente".

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