L'attaccante montenegrino, oggi all'AEL Limassol, ha ripercorso le fasi della sua carriera, tormentata da 45 infortuni
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Stevan Jovetic è, per definizione, l'emblema del giocatore slavo: talento superlativo e discontinuità regolare. L'attaccante montenegrino, oggi 36enne e all'AEL Limassol, a Cipro, ha raccontato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport le sue avventure in Italia con le maglie della Fiorentina e dell'Inter, il rimpianto dei tantissimi infortuni e il rapporto non sempre facile con gli allenatori.
Talento cristallino e fragile
La qualità a Jo-Jo, così soprannominato in patria, non è mai mancata. A frenarlo da una carriera luminosa e più ricca di titoli sono stati i tanti, troppi, infortuni che ne hanno condizionato le prestazioni: "Io so benissimo dove sarei arrivato senza tutti gli infortuni. Al City prima di scendere in campo avevo paura di farmi male di nuovo, pensavo solo a quello. Ogni scatto senza dolore era un sollievo. Ho avuto compagni che dopo 2 o 3 infortuni volevano smettere, io mai e ne ho avuti 45. Per questo sono fiero di me stesso. L'unico rimpianto è aver detto di no al Real dopo il secondo anno a Firenze. Dieci giorni dopo mi sono rotto il crociato, ho perso una stagione intera, e da lì è iniziato il mio calvario…".
A 19 anni, la Fiorentina lo portò in Italia dopo essersi messo in mostra con la maglia del Partizan. Rimase cinque stagioni a Firenze dove, in 135 partite, segnò 40 gol. A scoprirlo fu Pantaleo Corvino: "Corvino anticipò la concorrenza di tante squadre, tra cui la Juventus. I bianconeri mi contattarono e io dissi ‘no grazie’. Successe pure un paio d’anni dopo, non lo avrei mai fatto ai fiorentini".
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Un possibile ritorno sfumato e i rapporti tesi
Jovetic, nonostante sia sparito dai radar del grande calcio europeo, questa estate è stato vicino a un clamoroso ritorno in Serie A, al Lecce. Almeno fino a quando Pantaleo Corvino è rimasto in sella ai salentini: "Quest’estate eravamo abbastanza avanti con il Lecce, a me sarebbe piaciuto tornare in Serie A. Per di più in una piazza del genere. Però poi Pantaleo è andato via e non se ne è fatto nulla, peccato: ero stato anche allo stadio e a vedere le strutture del club".
Nel corso della sua precoce e longeva carriera, si è interfacciato con più di 40 allenatori. Con alcuni di questi, però, i rapporti non sono stati idilliaci: "Montella a Firenze mi tolse la fascia solo perché avevo deciso di andare via a fine anno. Io invece l’avrei onorata fino alla fine. All'Inter, invece, cambiammo cinque allenatori in due stagioni. Il primo anno con Mancini ho fatto bene, il secondo sono finito fuori rosa senza motivo. Pioli non mi ha mai dato una spiegazione, De Boer… lasciamo perdere. Nemmeno lo considero. Spalletti mi chiamò e mi chiese di avere pazienza. Non ne ho avuta, volevo giocare".
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