Alessandro Nesta critica e analizza i mali del calcio italiano: da una Nazionale senza identità ad un Milan alla ricerca dell'ordine

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Il Curaçao arriva in grande stile per il Mondiale: la squadra su uno scuolabus ad Houston

Essere Campione del mondo nel 2006 con l'Italia e ritrovarsi, vent'anni dopo, a vivere un Mondiale da ambasciatore FIFA mentre la propria Nazionale non c'è, deve essere una sensazione difficile da digerire. Alessandro Nesta ha scelto di esserci lo stesso, a Toronto, con la maglia da leggenda addosso e dalla vetrina del Mondiale ha rilasciato alla Gazzetta dello Sport parole che pesano come macigni.

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Un atto dovuto

La presenza di Nesta in Canada non è casuale e ai microfoni della Gazzetta la racconta cosi: "Essere qui è un atto dovuto dopo la delusione del Mondiale", spiega, "abbiamo risposto subito presente alla convocazione del presidente Infantino". L'ex difensore conosce bene il Nord America, dove ci ha vissuto e giocato con la maglia del Montreal Impact, sapendo quanto conti il calore della comunità italiana residente lì.

Group E Italy v Ghana - World Cup 2006
HANNOVER, GERMANIA - 12 GIUGNO 2006: Andrea Pirlo dell'Italia esulta insieme al compagno di squadra Alessandro Nesta nella sfida dei gironi della Coppa del Mondo contro il Ghana allo Stadio di Hannover. (Foto di Andreas Rentz/Bongarts/Getty Images)

L'Italia e il vuoto generazionale

Il perchè gli Azzurri del 2006 restino ancora i più amati è presto detto, secondo Nesta: "Dopo di noi c'è stato il vuoto, nessun successo a parte l'Europeo. Abbiamo fatto parte di una generazione clamorosa e in più abbiamo vinto". Una sentenza che trova conferma nei fatti: l'Italia è rimasta fuori dal Mondiale per tre edizioni consecutive, dopo le eliminazioni con Svezia nel 2017, la Macedonia nel 2022 e la Bosnia ai rigori nel 2026. Un'anomalia senza precedenti nella storia azzurra.

Le cause, per Nesta, sono sistematiche: "Abbiamo completamente perso la nostra identità italiana e siamo andati a scopiazzare in giro. È mancato l'interesse dei club verso i giovani". L'attacco più duro è però sul modello di formazione: "Già dai 12/13 anni si parla di schemi e moduli, quando invece si dovrebbero sviluppare creatività e dribbling. Oggi, passatemi il termine, si crescono polli d'allevamento, tutti uguali, bravi a palleggiare ma senza genio".

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Il Milan: confusione e ricette per risalire

Sull'altra grande ferita italiana, il declino del suo Milan dove ha giocato per dieci stagioni, Nesta è diretto: "Max Allegri ha le sue responsabilità, come ce l'hanno tutti i giocatori, ma il vero problema è stata la grande confusione interna del club". La ricetta per uscirne è però semplice secondo il difensore: "Non è difficile ristrutturare un club se metti le persone giuste nel ruolo giusto. Ad ognuno compiti e responsabilità precise. Sul mercato? Serve un grande centravanti". Conclude l'ex leggenda rossonera.

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