Pisacane ha parlato della sua malattia, del suo modo di vedere il calcio e del Cagliari con cui ha costruito la sua carriera sia da giocatore che da allenatore.
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La storia di Fabio Pisacane rappresenta una delle storie più toccanti e incredibili del calcio italiano, segnata dal dramma profondo di una grave patologia e dal riscatto sportivo ottenuto con la maglia del Cagliari. A 14 anni, mentre inseguiva il sogno di diventare un calciatore professionista nelle giovanili, il tecnico italiano si risvegliò una mattina completamente paralizzato dalla testa ai piedi. La diagnosi medica immediata rivelò che era stato colpito dalla sindrome di Guillain-Barré, una rara patologia in cui il sistema nervoso viene erroneamente attaccato da quello immunitario.
Adesso da un anno allena il Cagliari in Serie A, con cui ha rinnovato recentemente il suo contratto per altre 2 stagioni, dove ha ottenuto ottimi risultati vincendo prima la Coppa Italia Primavera, poi salvando la categoria e formando anche giovani calciatori, come Marco Palestra che fra poco approderà all'Inter per circa 50 milioni di euro.
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Le parole di Pisacane
Intervistato ai microfoni di Il Fatto Quotidiano, il tecnico del Cagliari ha ripercorso la sua avventura dalla malattia al successo, fino alla scoperta di un'isola che è diventata la sua nuova casa: "Sono undici anni ormai e scopro ogni giorno un pezzetto in più della bellezza dell’isola".
Ha successivamente parlato del suo modo di vedere il calcio, paragonandolo alla mente e alla psicologia umana: "Convincere la squadra a restare verticale significa renderla lucida, orgogliosa e fiduciosa nelle proprie qualità. Non bisogna avere paura quando le partite si complicano o si perdono all’ultimo minuto. Restare verticali. Sottrarsi ai fantasmi che abitano la mente. In troppi pensano che il risultato abbia un destino già scritto e complotti infiniti. Questi pensieri non sono i miei".
Ha poi parlato della malattia che lo colpì da giovanissimo, che ha messo a rischio la sua carriera e la sua vita: "Io ho fatto quello che sognavo: prima il calciatore e poi l’allenatore. La felicità è già tutta qua ed arriva dopo aver quasi conosciuto l’inabilità, essere stato per quattro mesi in ospedale, coma incluso, paralizzato dalla testa ai piedi".
Continua raccontando del dialogo tra suo padre e i medici: "Sindrome di Guillain-Barré. Mio padre chiese ai medici: Fabio potrà giocare? Gli risposero: è già fortunato se continuerà a campare”.
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