Una stagione a Milano e un incontro con Lorenzo Sanz: così iniziò la storia che avrebbe portato Roberto Carlos a diventare una leggenda del Real Madrid.
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Dieci minuti. È il tempo in cui Roberto Carlos, secondo il racconto che avrebbe fatto quasi venticinque anni dopo, ruppe con l’Inter e firmò per il Real Madrid. Quel giorno ci fu un incontro con Lorenzo Sanz e, nel ricordo del brasiliano, bastò una manciata di minuti per chiudere una storia durata una sola stagione a Milano e aprirne un’altra che sarebbe andata avanti per undici anni.
La trattativa tra i due club, in realtà, era cominciata prima. Nel maggio del 1996 il presidente del Real aveva già aperto i contatti con l’Inter e le due società discutevano da giorni il cartellino del giocatore. I dieci minuti, quindi, non raccontano l’intera operazione: raccontano il momento in cui, nella versione di Roberto Carlos, la separazione dall’Inter e il passaggio al Real diventarono realtà. Però per capire come si fosse arrivati a quel punto bisogna però tornare all’estate precedente. Perché Roberto Carlos, a Milano, non aveva affatto fallito.
Un gol per presentarsi alla Serie A
Arrivato dal Palmeiras nell’estate del 1995, il brasiliano impiegò una partita per lasciare il primo segno. Il 27 agosto, alla prima giornata di Serie A, una sua punizione contro il Vicenza consegnò all’Inter di Ottavio Bianchi l’1-0. Sulla fascia opposta, quel pomeriggio, esordiva in nerazzurro anche Javier Zanetti.
Quella rete fu il primo segnale dell’impatto offensivo che Roberto Carlos avrebbe avuto nella sua unica stagione italiana. Il brasiliano concluse l’annata con 34 presenze e sette gol complessivi, cinque dei quali in campionato. Numeri difficili da associare a un giocatore che non era riuscito ad adattarsi al calcio italiano. Il problema emerso nei mesi successivi non riguardava tanto ciò che fosse capace di fare, quanto il punto del campo dal quale avrebbe dovuto farlo.
Roberto Carlos e Hodgson: meglio ottanta metri che venti
Nel corso della stagione Ottavio Bianchi lasciò la panchina e l’Inter si affidò a Roy Hodgson. È qui che il rapporto tra il brasiliano e il club iniziò a complicarsi.
Roberto Carlos lo avrebbe raccontato più volte negli anni successivi. Hodgson lo voleva più avanti, mentre lui continuava a considerarsi un terzino. Non era soltanto una questione di posizione sulla distinta: partire da dietro significava avere campo per sfruttare accelerazione e potenza. Anni dopo avrebbe spiegato il concetto con un’immagine semplice: per il suo calcio era meglio avere ottanta metri davanti a sé che venti.
La questione riguardava anche il Brasile. Secondo il suo racconto, giocare stabilmente più avanti rischiava di complicare la posizione conquistata con la Seleção. Per questo parlò con Massimo Moratti e chiese di poter lasciare Milano. Nella ricostruzione fatta successivamente dai protagonisti, proprio quello stesso giorno Roberto Carlos incontrò Lorenzo Sanz. È qui che il racconto dei problemi milanesi e quello dei famosi dieci minuti finiscono per incrociarsi: da una parte la volontà del giocatore di cambiare, dall’altra un Real Madrid pronto a portarlo in Spagna.
Il brasiliano sembrava avere già molto chiaro quale calciatore volesse essere. Fabio Capello, dall’altra parte, non avrebbe avuto bisogno di molto tempo per convincersi.
Il fax che convinse Capello
Anni dopo il tecnico italiano avrebbe raccontato la sorpresa provata quando seppe che l’Inter era disposta a vendere Roberto Carlos. Faticava talmente a crederci da chiedere una conferma via fax. Una volta ricevuta, si rivolse immediatamente al presidente del Real Madrid.
Il brasiliano rientrava nei piani per la costruzione del nuovo Real di Capello. Quell’estate sarebbe arrivato a Madrid anche Clarence Seedorf, proveniente dalla Sampdoria: due giocatori del campionato italiano destinati a diventare immediatamente importanti nella nuova squadra. Mentre a Milano si discuteva ancora della sua collocazione, a Madrid erano pronti a portarlo via.
Quanto durarono davvero quei dieci minuti?
Il 18 maggio 1996 El País raccontava già di un principio d’accordo tra Real Madrid e Inter. Le conversazioni tra i presidenti erano cominciate durante il viaggio di Lorenzo Sanz a Milano pochi giorni prima. Secondo la ricostruzione pubblicata all’epoca, l’Inter aveva inizialmente valutato Roberto Carlos 900 milioni di pesetas; dopo tre giorni di negoziati la cifra era scesa a 500 milioni. Restava ancora da raggiungere l’intesa tra il Real Madrid e il calciatore.
Sei giorni più tardi arrivò un altro passaggio decisivo. Il 24 maggio lo stesso quotidiano spagnolo riportò che Sanz aveva firmato con l’Inter il trasferimento di Roberto Carlos: il Real Madrid avrebbe pagato 600 milioni di pesetas per il suo cartellino. I famosi dieci minuti non possono quindi indicare la durata dell’intera operazione. Sono il tempo in cui, secondo il racconto successivo di Roberto Carlos, avvennero la rottura con l’Inter e la firma con il Real Madrid durante l’incontro con Sanz.
Le due ricostruzioni non si escludono. Da una parte ci sono le cronache del maggio 1996, che documentano una trattativa tra i club già in corso; dall’altra c’è il ricordo del protagonista, che concentra in quei dieci minuti il momento in cui il suo futuro cambiò definitivamente. Il Real, del resto, non si era mosso per un calciatore ai margini. Roberto Carlos aveva ventitré anni, era nel giro della nazionale brasiliana e aveva appena chiuso la sua prima stagione europea con sette gol. E Capello non volle perdere tempo.
Undici anni sulla fascia sinistra del Real Madrid
Roberto Carlos arrivò a Madrid nell’estate del 1996. Da quel momento la domanda sulla sua posizione praticamente scomparve. Era un terzino sinistro, ma lo interpretava a modo suo.
Rimase al Real fino al 2007, giocando 527 partite ufficiali e segnando 69 gol. In undici stagioni conquistò tredici trofei, tra cui quattro campionati e tre Champions League, diventando uno dei simboli della fascia sinistra del club. L’elenco dei titoli, però, racconta soltanto una parte di ciò che accadde dopo Milano. Al Real Madrid trovò soprattutto il ruolo dal quale voleva partire. Quello che all’Inter era diventato parte del problema diventò il punto di partenza della sua storia.
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È il futuro a rendere inevitabilmente diversa la lettura di quella cessione. Nel 1996 quel futuro non era ancora scritto: c’erano un giocatore che non si riconosceva nella propria collocazione, un allenatore con esigenze differenti e un’Inter disposta a lasciarlo partire. Dall’altra parte c’era un Real che, con Capello, aveva deciso di puntare su di lui.
Roberto Carlos avrebbe poi racchiuso in dieci minuti il ricordo del momento in cui una storia finì e ne cominciò un’altra. Al Real Madrid sarebbero serviti undici anni per scrivere tutto quello che venne dopo.
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