Il presidente del Cagliari Calcio, Tommaso Giulini, ha parlato al convegno “Il futuro degli stadi italiani”, ospitato dal Festival della Serie A di Parma.

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L’avventura di Tommaso Giulini alla guida del Cagliari inizia ufficialmente nel giugno del 2014 quando, l’imprenditore milanese, rileva l’intero pacchetto azionario della società da Massimo Cellino per una cifra vicina ai 45 milioni di euro. L’acquisizione segna la fine di un’era durata 22 anni e proietta il club sardo verso una profonda ristrutturazione manageriale e infrastrutturale. Al momento dell’acquisizione del club sardo, Giulini eredita una situazione particolarmente complessa, con la squadra costretta a disputare i propri incontri interni lontano dall'Isola o in stadi provvisori a causa dell’inagibilità del vecchio impianto cittadino.

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Dopo la rapida edificazione della provvisoria Unipol Domus, l'ambizioso piano per la costruzione della nuova arena definitiva nell'area di Sant'Elia si trasforma nel progetto centrale di crescita economica, sportiva e societaria. L'idea originaria prevedeva la realizzazione di un impianto moderno e all'avanguardia, concepito per accogliere circa 25.000 spettatori, dotato di una forte impronta identitaria nei materiali costruttivi e nella struttura orientata verso il modello dei nuovi stadi moderni dei migliori club al mondo, ma ovviamente il tutto è stato rallentato da vari problemi burocratici.

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Le parole del presidente Tommaso Giulini sul nuovo stadio del Cagliari Calcio

Il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, è intervenuto nel convegno “Il futuro degli stadi italiani”, parlando dell'avanzamento per la costruzione del nuovo stadio e delle cause del rallentamento di oltre dieci anni: "Il nostro cammino verso il nuovo stadio di Cagliari è iniziato oltre dieci anni fa, quando rilevai il Club la squadra giocava tra Trieste, Tempio Pausania, Quartu Sant’Elena. Sono arrivato in una situazione in cui il Cagliari non aveva, di fatto, uno stadio dove giocare le sue partite casalinghe, in pochi mesi – grazie al Sindaco del tempo, Massimo Zedda e all’amministrazione comunale, la medesima che è nuovamente in sella da qualche anno – riuscimmo in poco tempo a tornare allo Stadio Sant’Elia pur con una capienza limitata e poi a costruire la nostra attuale Unipol Domus, in poco più di tre mesi d’estate. In quell’impianto giochiamo ormai da quasi dieci anni, settembre 2017".

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CAGLIARI, ITALIA - 13 SETTEMBRE: Una vista esterna dello Stadio Unipol Domus prima della partita di Serie A tra Cagliari Calcio e Parma Calcio 1913 allo Stadio Sant'Elia il 13 settembre 2025 a Cagliari, Italia. (Foto di Pier Marco Tacca/Getty Images)

Ha poi parlato del rallentamento dei lavori avvenuto negli anni con continui rinvii: "In questi anni ci siamo imbattuti in tantissimi enti, che sono dentro la Conferenza dei servizi e la Commissione Provinciale di Vigilanza e che hanno richiesto nel tempo tantissime modifiche al progetto. Nel frattempo sono cambiati i mercati, i contesti geopolitici, le amministrazioni comunali e regionali. Siamo riusciti a superare tutti gli ostacoli progettuali, poi è cominciata l’odissea legata agli aspetti economici e finanziari, ma capiamo bene quanto sia complicato oggi in Italia costruire uno stadio".

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Infine ha parlato della Francia, che nel 2010 aveva solo uno stadio che rispettava gli standard UEFA: "Penso che l’esempio da seguire possa essere quello francese: nel 2010, quando seppero che avrebbero ospitato gli Europei del 2016 senza doverli dividere con un altro Paese come è il caso del 2032 tra Italia e Turchia. Il calcio ha bisogno di stadi non solo nelle grandi città, ecco perché tre stadi (Lens, Saint-Etienne, Tolosa) sono stati rinnovati completamente con risorse pubbliche, altri tre (Bordeaux, Lilla e Nizza) costruiti ex novo. Se la Francia ha finanziato tramite gli enti locali oltre 800 milioni per gli stadi penso che una strada per avere in tempi ragionevoli in Italia altri stadi oltre a quello della Juventus ci sia”.

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