Chi sta reagendo meglio ai cambiamenti?
Bologna cuore d'oro: Bernardeschi e Orsolini per le adozioni a 4 zampe
Due piazze storiche, due nuovi allenatori e la stessa necessità: voltare pagina. Bologna e Torino hanno iniziato la stagione 2026/27 affidandosi a due tecnici giovani e con percorsi molto diversi alle spalle. Da una parte Domenico Tedesco, scelto dal Bologna per raccogliere l’eredità di Vincenzo Italiano; dall’altra Ignazio Abate, chiamato dal Torino per inaugurare un nuovo ciclo. Eppure, dopo appena quattro giornate, i due percorsi hanno preso una direzione completamente diversa.
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Bologna, il progetto Tedesco è già finito
L’avventura di Domenico Tedesco sulla panchina rossoblù è durata soltanto quattro partite. Il tecnico, annunciato dal Bologna a giugno con un contratto fino al 2028 e un curriculum internazionale costruito tra Schalke 04, RB Lipsia, Nazionale belga e Fenerbahce, era stato scelto come nuovo volto di un progetto ambizioso e diverso dal recente passato.
Il campo, però, ha raccontato un’altra storia. Il Bologna ha raccolto appena un punto nelle prime quattro giornate, con tre sconfitte e un pareggio. Dopo il ko contro la Lazio all’esordio e quello di Bergamo contro l’Atalanta, era arrivato il 2-2 casalingo contro il Sassuolo.
Poi la sconfitta per 1-0 contro il Napoli ha chiuso prematuramente l’esperienza di Tedesco. Un avvio troppo fragile per una società che nella stagione precedente aveva chiuso all’ottavo posto e che aveva deciso di affidarsi a un tecnico con l’obiettivo di aprire un nuovo capitolo. Così, appena pochi mesi dopo l’annuncio, il Bologna ha cambiato nuovamente direzione: fuori Tedesco, dentro Raffaele Palladino, chiamato a ridare equilibrio e identità alla squadra. Il paradosso è proprio questo: il “nuovo corso” rossoblù è già diventato un nuovo nuovo corso.
Torino, Abate cerca una strada
Sul versante granata, invece, il cambiamento è ancora in fase di costruzione. Ignazio Abate è arrivato al Torino dopo l’esperienza alla Juve Stabia e un percorso iniziato nel settore giovanile del Milan. La società gli ha affidato la prima squadra con un contratto fino al 2028, puntando su un allenatore giovane ma già abituato a lavorare con calciatori in crescita.I numeri iniziali non sono brillanti: tre punti nelle prime quattro giornate e tre sconfitte. Il Torino ha perso 2-1 contro il Milan, 2-1 contro il Sassuolo e 0-2 contro la Roma. L’unica vittoria è arrivata a Firenze, con il 2-1 contro la Fiorentina. Ma proprio qui emerge una differenza rispetto al Bologna. Il Torino, nonostante le difficoltà, ha mostrato segnali reagire al cambiamento. Contro la Roma, una delle squadre più convincenti di questo inizio di campionato, i granata sono rimasti in partita fino ai minuti finali. Abate ha sottolineato soprattutto la qualità del secondo tempo, pur evidenziando la necessità di ridurre gli errori individuali.
Non è ancora un’identità forgiata al successo, ma almeno esiste un percorso da sviluppare. Ed è forse questo il punto centrale del confronto. Il Bologna ha cambiato allenatore per cercare una risposta immediata ad un inizio molto lento. Il Torino, invece, continua a costruire attorno ad Abate nonostante un rendimento ancora altalenante.
I numeri sono simili: dopo quattro giornate il Torino ha tre punti, il Bologna uno. Ma la differenza sta soprattutto nella continuità del progetto. A Bologna Tedesco non ha avuto il tempo di trasformare le proprie idee in una struttura riconoscibile. A Torino Abate ha ancora la possibilità di farlo.
Il calendario, inoltre, offre subito un incrocio significativo: sabato 19 settembre Bologna e Torino si affronteranno al Dall’Ara. Sarà una partita particolare, perché metterà di fronte due squadre che stanno vivendo un cambiamento, ma da prospettive differenti. Da una parte Tedesco, appena arrivato e subito in uscita. Dall’altra Abate, che cerca invece di dare continuità al proprio progetto.
Due rivoluzioni, tempi diversi
Il calcio concede raramente una seconda opportunità in tempi brevi. Bologna e Torino lo stanno dimostrando in maniera opposta. Il Bologna ha scelto di interrompere immediatamente il percorso iniziato in estate. Il Torino ha deciso, almeno per ora, di continuare a credere nel proprio allenatore nonostante tre sconfitte in quattro giornate.Non è ancora possibile parlare di successo o fallimento per nessuno dei due progetti. Quattro giornate sono troppo poche per giudicare una stagione, soprattutto quando si parla di squadre che hanno cambiato guida tecnica.
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Perché cambiare allenatore è facile. Dare un’identità a una squadra, molto meno.
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