Gli ultras allo stadio per Diabolik, ma Lazio-Roma deve essere sereno: Pippo Franco docet

Gli ultras allo stadio per Diabolik, ma Lazio-Roma deve essere sereno: Pippo Franco docet

Il Lazio-Roma di Pippo Franco è lui, il derby amichevole relativo alla pellicola “L’arbitro, il tifoso e il calciatore”

di Redazione DDD

di Giuseppe Livraghi –

Fra i vari derby Lazio-Roma (menzionate in rigoroso ordine alfabetico), uno dei più famosi è quello che non si è mai disputato realmente, ma al quale ha “assistito” il maggior quantitativo di spettatori. La partita in questione è il derby amichevole relativo alla pellicola “L’arbitro, il tifoso e il calciatore” (1983), nel quale le due compagini, militanti in divisioni diverse (la “magica” in Serie A, gli “aquilotti” in cadetteria), s’affrontano per beneficenza, creando un vero problema per Amedeo (Pippo Franco): dipendente dell’azienda del laziale commendator Pecorazzi (Gigi Reder), Amedeo è figlio del romanista titolare del bar “Forza lupi” Memmo (Mario Carotenuto), sicché è praticamente stretto tra due fuochi. In aggiunta, Pecorazzi è futuro suocero del personaggio interpretato da Franco, poiché padre della di lui fidanzata Patrizia (Daniela Poggi). Il romanistissimo Amedeo è stato battezzato con tale nome in onore di Amedeo Amadei, bomber della «Roma dello scudetto» (come afferma Memmo): infatti, all’epoca delle riprese del film la compagine giallo-rossa aveva all’attivo il solo titolo del 1941-’42, poiché il secondo (quello che diede spunto al famoso brano di Antonello Venditti “Grazie Roma”) sarebbe giunto proprio nella stagione 1982-’83.

Dopo un intero campionato a seguire l’una o l’altra squadra, cercando di accontentare una volta il genitore, l’altra il futuro suocero, arriva l’appuntamento fatidico, dal quale è impossibile sfuggire: Lazio e Roma si sfidano per beneficenza in un confronto amichevole («Amichevole, lo chiamano!» esclama Memmo), sicché ambo le parti pretendono la sua presenza. Amedeo è, quindi, presente allo stadio: con una trovata geniale riesce a fare un andirivieni dalla curva laziale a quella romanista, giustificando le sue momentanee assenze con (inesistenti) problemi intestinali. Grazie a un abito (con annesso berretto) double face, giallo-rosso da un lato e bianco-celeste dall’altro, riesce a resistere fin quando, al rigore realizzato dalla Roma, esulta fra i laziali, per giunta indossando il berretto giallo-rosso, che nella foga si era dimenticato di rovesciare. Vittima dell’ira dei laziali e di quella dei romanisti (in primis il padre), che incontra nella fuga, riesce a sottrarsi dalla rissa grazie al provvidenziale intervento della fidanzata, con la quale fugge in motocicletta. La partita?

Termina col successo per 1-0 dei giallo-rossi, con la rete (su rigore) del numero 8, che porta i galloni di capitano: licenza… cinematografica, poiché in quel periodo il capitano della Roma era il compianto Agostino Di Bartolomei, che tuttavia indossava il 10 (però non si può parlare di vero errore, poiché ai tempi non esistevano i numeri fissi). Quindi, quel Roma-Lazio 1-0 del 1983, seppur mai realmente esistito, consiste nel derby al quale ha in assoluto assistito il maggior quantitativo di spettatori: ai presenti a suo tempo al cinema vanno, infatti, aggiunti coloro i quali guardarono il film in televisione o tramite le nuove tecnologie.

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