Udinese-Inter: segna Altobelli e pareggia Vagheggi, ma i tifosi nerazzurri senza biglietto vanno a vedere Cicciolina…

Udinese-Inter: segna Altobelli e pareggia Vagheggi, ma i tifosi nerazzurri senza biglietto vanno a vedere Cicciolina…

Udinese-Inter 1-1 del settembre 1979, da Milano a Udine ma i biglietti non ci sono…

di Redazione DDD

di Luigi Furini –

Una sola volta ho tradito l’Inter. Siamo alla fine degli anni ’70. La domenica prima, al Bar Sport, abbiamo ricevuto la telefonata del nostro amico Sergio, a militare a Sacile: “La prossima settimana gioca l’Inter a Udine, venite”? Abbiamo risposto di sì, senza indugi.  “Però tu procuri i biglietti, d’accordo”? E il Sergio aveva risposto “va bene”. Allora non c’era Ticketone e non si potevano comprare i biglietti on line. Per il semplice motivo che non c’era l’on line, non c’era Internet. Anzi, non sapevamo neanche che cosa fosse. I biglietti si trovavano in qualche bar, nelle città di ciascuna squadra, oppure alle biglietterie davanti agli stadi. Andavi lì per tempo, facevi la fila, pagavi in contanti e via. Partiamo in tre di buon ora, con la mia Fiat 127 a metano. Abbiamo in dotazione otto panini con il salame di Varzi (due a testa anche per il Sergio), un bottiglione di thè freddo e un thermos di caffè, preparati in casa. La prima tappa (forzata) è al casello di Verona Nord perché la guida “Italia a metano” ci dice che lì c’è un distributore e la macchina ha un’autonomia massima, a metano, di 200 chilometri.

Si viaggia pieni di speranze. “Cosa vuoi che sia l’Udinese”. Sulla Gazzetta mister Eugenio Bersellini annuncia questa formazione: Bordon, Mozzini, Canuti, Baresi, Pasinato, Beccalossi, Caso, Oriali, Marini, Murato, Altobelli. Ci vogliono due ore abbondanti per arrivare a Verona. Per adesso tutto bene. Il prossimo appuntamento è in tangenziale a Mestre, dove arriviamo verso le 11. Nessuno ha fame. Altro pieno e via. Il rifornimento costa 900 lire. Riempire un serbatoio di benzina costerebbe 5 mila lire. Il risparmio è evidente. All’autogrill mangiamo un panino (dei nostri) e andiamo in bagno. Attaccata al bancone c’è una locandina. Informa che, quella stessa domenica, al cinema Garibaldi di Mestre ci saranno due spettacoli di Ilona Staller, in arte Cicciolina, una pornostar che più tardi il Partito Radicale farà eleggere in Parlamento. C’è una sua foto, sulla locandina, con le stellette a coprire i capezzoli. “Cicciolina superstar”, c’è scritto, farà due esibizioni, alle 16,30 e alle 21. Diamo un’occhiata al manifesto e ripartiamo di slancio, si fa per dire, perché una 127 a metano non è un fulmine di guerra.

Il gol di Altobelli di quel giorno…

Per Sacile c’è ancora un po’. Contiamo di arrivare poco dopo mezzogiorno. Il Sergio ci aspetta davanti alla caserma.  Infatti è così. E qui c’è un intoppo. Ci dice di non aver comprato i biglietti perché è stato tutta la settimana in punizione. Quindi non è uscito dalla caserma. “Ma cazzo, che cosa hai combinato”? “Niente – dice – ma è venuto un ufficiale in camerata, c’era casino. Si è arrabbiato e chi ha “consegnati” per cinque giorni”. Di cosa sia successo in caserma non ce ne frega. Ma adesso non abbiamo i biglietti. Dice la Gazza che circa mille tagliandi saranno in vendita allo stadio, a partire dalle 13. Si gioca alle 14,30. Chiediamo uno sforzo alla 127. Si vola verso Udine. Al casello troviamo l’indicazione per lo stadio “Friuli”. E’ una bella giornata di sole ma non fa caldo. Prima ancora di parcheggiare vediamo un assembramento di persone, tutte accalcate, qualcuno impreca. Sono quelli in fila alla biglietteria. I tagliandi sono finiti.

C’è gente come noi, venuta da Milano (alcuni in treno), dal Veneto, dall’Emilia. Niente. E, ci dicono qui, a Udine non ci sono neanche i bagarini. D’altra parte, il tutto esaurito succede tre volte all’anno, quando arrivano l’Inter, il Milan e la Juve. Non solo, ma stranamente qualcuno non sa neanche che esista quel mestiere, cioè il bagarinaggio, il comprare i biglietti al prezzo normale e rivenderli ai tifosi quando c’è il sold out. Sale l’incazzatura. “Siamo venuti fin qui per niente”. Sergio è sconsolato: “Non mi hanno fatto uscire dalla caserma”. E ce la possiamo prendere con lui? Interista fino al midollo, da quasi un anno lontano da San Siro a causa della leva? “Oh, se non l’hanno fatto uscire, come faceva a prendere i biglietti”?, ragiona il Giovanni. Che poi ha come un sussulto, gli viene in testa un’idea: “A Mestre alle quattro e mezza c’è la Cicciolina. Il mese scorso, a Milano, non ce l’avevo fatta a entrare”.

“Giovanni sei un po’ sfortunato, arrivi sempre tardi a prendere i biglietti”. Ci accendiamo una sigaretta per decidere che cosa fare. Il Sergio deve tornare in caserma alle 22. Tempo ce n’è. Giovanni insiste: ”Andiamo a vedere Ilona Staller, la partita la sentiamo alla radio”. Siamo un po’ curiosi anche noi di vedere quello spettacolo. D’altra parte Udinese-Inter è andata, nel senso che non riusciamo a entrare. Si riparte. Vicino al casello facciamo il terzo rifornimento. Altre 900 lire, che togliamo dalla cassa comune. In autostrada non si ripassa da Sacile, si punta su Monfalcone, poi Portogruaro e Mestre. Anche il Sergio è convinto: “Non vi preoccupate, in stazione a Mestre prendo il treno delle 19 e arrivo in caserma senza problemi”. E noi, anche partendo verso le sette, siamo a casa in tarda serata. “Si va”? “Andiamo”. Alle tre siamo davanti al cinema Garibaldi. C’è aperta solo la guardiola della biglietteria con la scritta: “La sala apre alle 16”. Restiamo in macchina a sentire la partita. Alla mezzora un urlo sale a rompere il silenzio della piazza. Siamo noi a  esultare per il gol di Altobelli.

All’intervallo, al fischio dell’arbitro, siamo fra i primi ad entrare. Però c’è una bella fila. Tutti uomini. Qualche ragazzo, ma per la maggior parte, gente di 40 e 50 anni. Giovanni è  curioso. Sergio ancora mortificato per i biglietti non presi, io sto sulle mie: “Ma siamo venuti da Milano a Mestre per vedere la Cicciolina”? “Vabbè, ormai siamo qui. Noi siamo venuti per vedere l’Inter, non ci hanno fatto entrare”, dice Giuseppino, sempre taciturno, che si è messo in tasca una radiolina per seguire il secondo tempo. Il cinema si riempie in venti minuti, anche meno. Si abbassano le luci. Parte una musica. Si accende un faro che punta sul palco e appare lei. Vestita con una pelliccia. Canta, balla, saluta il pubblico. Noi ci siamo messi a metà sala. Non troppo in fondo per poter vedere bene, ma neanche in prima fila dove c’è, addirittura, uno con il cannocchiale. La pelliccia vola via in dieci secondi. Restano il reggiseno e le mutandine che, entro i primi cinque minuti, vengono lanciati verso il pubblico. Ora Ilona Staller è nuda, come l’ha fatta la mamma. Il pubblico si scalda, rumoreggia, si sentono delle grida. “Silenzio”, gridano le maschere del cinema. Parte un fascio di luce sulla platea. Inquadra il Sergio, l’unico in divisa. Poi ancora la Cicciolina che l’ha visto e lo fa alzare: “Vieni davanti bel soldatino”.

Ci scappa da ridere. Sergio deve obbedire, cosa fai? Ti tiri indietro? Ti vergogni? Diventi rosso? La gente applaude. Lui si alza, fa dieci passi. Non ce ne eravamo accorti, ma davanti alla prima fila hanno steso per terra dei materassini. Diciamo, hanno creato una primissima fila. Lì, seduto sui materassi, c’è quello con il cannocchiale e altri cinque o sei che ormai hanno perso la testa. “Fate posto al militare”, ordina la pornostar. Io, Giovanni e il Giuseppino restiamo ai nostri posti. Gli occhi sono per la Cicciolina, le orecchie alla radiolina. Manca un minuto alla fine e chiedono la linea da Udine: “Ha pareggiato Vagheggi”. Maledetto. E maledetti i nostri, non ce l’hanno fatta a nascondere la palla fino al 90°. Parte ancora la musica, la Cicciolina si fa toccare un po’. Poi chiede a ciascuno un oggetto. Il primo toglie dal taschino una biro, Sergio si fruga in tasca e prende un gettone telefonico, altri hanno una spilla, l’ultimo le dà la fede nuziale. Lei risale sul palco, fa due passi di danza e, uno alla volta, si ficca tutti gli oggetti nella vagina. Il pubblico è incredulo. Le urla salgono al cielo. Altre due note, un paio di capriole ed eccola, nella sua nudità, con le gambe larghe e pronta a restituire gli oggetti. Una alla volta, vengono ridati ai “fortunati” della primissima fila.

Lo spettacolo chiude qui. Abbiamo da fare ancora 300  chilometri, con sosta a Verona per il metano. Ci guardiamo in faccia. Ridiamo come i matti. “Qui ci vuole un caffè, che quello del thermos è diventato freddo”. Entriamo in un bar. In tivù si parla di calcio ma noi abbiamo in mente altro. Ci salutiamo, Sergio va alla stazione a piedi: “Faccio due passi”. Giovanni ha da dire ancora qualcosa: “Ci vediamo fra un mese, quando ti congedi. Ma intanto me lo regali quel gettone telefonico?”.

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