Dalla Coppa Verdi del 28 settembre 1913 all’assemblea in un bar di via Saffi: come una festa per il Maestro ha dato al calcio parmigiano il suo nome, la sua maglia e il suo simbolo
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Sabato 7 novembre lo stadio Ennio Tardini ospita Parma-Bologna, undicesima giornata della Serie A 2026/27: derby emiliano, curve accese, croci nere contro rossoblù, due tifoserie che si conoscono a memoria e una partita che pesa più dei tre punti in palio. Sarà una di quelle giornate in cui la città si stringe attorno alla sua squadra e il Tardini diventa il centro di tutto. Ma c’è una storia che il fischio d’inizio non racconterà, e comincia più di un secolo fa.
Il Parma non nacque come una squadra qualsiasi. Nacque da un anniversario. Nell’estate del 1913, per i cent’anni dalla nascita di Giuseppe Verdi, la città mise in campo una formazione con il nome del Maestro: undici ragazzi in maglia gialla e blu, dentro un calcio ancora pionieristico e un po’ improvvisato. Quel club durò pochi mesi, ma da quel gruppo di giocatori uscì la società che oggi gioca in Serie A. È la storia di come una festa per un compositore divenne l’atto di nascita del calcio a Parma.
Un centenario, un compositore e un pallone
Giuseppe Verdi era nato a pochi chilometri dalla città ed era il volto più amato dell’identità parmense, un nome che apparteneva a tutti prima ancora che all’opera lirica. Nel 1913 celebrarlo era un dovere civico prima ancora che culturale: il centenario coinvolgeva teatri, istituzioni e semplici cittadini. Dare il suo nome a una squadra di calcio voleva dire legare la novità più moderna dell’epoca, lo sport arrivato dall’Inghilterra, al nome più caro del territorio. Una scelta che racconta l’orgoglio di una città per cui la cultura era il linguaggio comune.
A Parma il calcio era allora poco più che un passatempo, un dopolavoro giocato sui campi militari, come il Campo di Marte, la piazza d’armi della Cittadella, e i Campi Marchi, a sud del centro storico. La prima partita di cui i giornali diedero notizia risale al 1911: la Pro Verdi contro la Juventus di Salsomaggiore, finita 0-1. Già allora il nome del compositore stava sulla maglia, una casacca a scacchi giallo-blu, i colori della città. Era un calcio di studenti e appassionati, senza stadi, senza campionati e senza pubblico pagante.
A muovere le cose furono soprattutto due gruppi, più che singoli nomi: la Pro Verdi, già in campo dal 1911, e il Lento Club, che qualche mese dopo avrebbero unito le forze. Il programma delle celebrazioni prevedeva anche gare di calcio, concentrate in una sola giornata, il 28 settembre. Non un torneo di cartello, ma una voce nel calendario di una ricorrenza che aveva come protagonista la musica. Fu da quella giornata che il pallone iniziò a diventare una cosa seria per la città.
Dal Verdi FBC al Parma: l’assemblea di via Saffi
Il Verdi Foot Ball Club nacque il 27 luglio 1913, dentro i festeggiamenti per il centenario: era la vecchia Pro Verdi, già in campo dal 1911, che prendeva ufficialmente il nome del Maestro. Il 28 settembre giocò l’unica edizione della Coppa Verdi, organizzata per l’occasione. Pare che tra le squadre invitate ci fossero Bologna, Brescia, Cremona, Modena e Reggio Emilia: il livello degli avversari saliva, e con lui l’ambizione. In tutto l’avventura sotto quel nome durò circa tre mesi, tra luglio e settembre: pochissimo, ma abbastanza per mettere in campo la prima vera squadra della città.
Poi, il 16 dicembre, un’assemblea in un bar di via Saffi. Si racconta che i dirigenti del Verdi FBC e quelli del Lento Club, in un locale pieno di fumo, decidessero che Parma meritava una squadra sola, firmando la fusione e scegliendo il nome che ormai tutti avevano in bocca: Parma Foot Ball Club. Ha il sapore della leggenda, ma il senso è chiaro: unire le forze invece di disperderle. E c’era una ragione quasi naturale dietro al cambio di nome: un nome legato a una ricorrenza difficilmente avrebbe retto oltre l’anno del centenario, una società cittadina sì.
La continuità sportiva è evidente: il cuore del nuovo Parma erano gli uomini del Verdi FBC. Sul piano societario fu più un assorbimento che un semplice cambio di nome: il Verdi si sciolse alla fine del 1913 e confluì nella società appena nata, insieme a chi arrivava dal Lento Club. Il club considera quella storia come propria, tanto da aver festeggiato il centenario il 16 dicembre 2013. Al timone dei primi anni c’era Alberto Poletti, presidente dal 1913 al 1919, prima che la guerra interrompesse tutto.
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Dalla croce nera al Tardini: così il Parma mise radici
Con il nuovo nome cambiò anche il volto della squadra: via la casacca gialloblù, arrivò una maglia bianca con una grande croce nera sul petto. Le sue radici, dice la tradizione, affondano nel Duecento, tra le lotte di guelfi e ghibellini e una brigata di crociati guidata da Giovanni Barisello, che portava la croce nera cucita sul petto. È un’ipotesi suggestiva, più leggenda che certezza. Quella divisa viene attribuita a due giocatori e dirigenti, Ugo Betti e Torquato Rossini. I colori della città, però, non sparirono: le prime maglie da trasferta erano blu con la croce gialla.
Il Parma non aveva ancora una casa e giocava dove capitava: prima la Piazza d’Armi, poi i Tre Pioppi, alla periferia sud-orientale. Le prime amichevoli contro Reggio Emilia, Modena, Cremona e Carpi avevano portato entusiasmo, ma l’ingresso dell’Italia in guerra spense tutto: nove giocatori furono chiamati alle armi e cinque non tornarono. Eppure, finito il conflitto, la voglia di ricominciare era più forte: i soci erano milleduecento e nel 1919 partì il campionato. Serviva un campo degno di questo nome, e il 31 dicembre 1922 il presidente Ennio Tardini posò la prima pietra dello stadio, in zona Stradone Umberto I, più vicina al centro. Morì poco dopo, e l’impianto prese il suo nome.
Intanto la squadra metteva radici, tra promozioni e nomi che diventavano familiari. Nel 1924-25 il Parma conquistò l’accesso alla massima serie nazionale battendo la Novese 3-2, con i gol di Sacchi, Rossini e Franzini. L’anno dopo l’impatto con la Prima Divisione fu durissimo, con Juventus, Milan e Genoa nel girone, ma ormai la squadra era un pezzo di città. Un secolo più tardi, per il centenario, il club scelse un teatro e non uno stadio. Un galà al Teatro Regio, dove le maglie furono consegnate a due uomini nati nel 1913, Livio Galli ed Erminio Sani. Un cerchio che si chiude, ancora una volta nel segno di Verdi.
Parma e Bologna, due modi di essere città
Più che un classico dal pedigree antico, Parma-Bologna è una sfida di vicinato. Due città affacciate sulla stessa via Emilia ma con un carattere molto diverso. Da una parte Bologna, la città dell’università e dei portici, con i suoi sette scudetti e un’anima grande e popolare. Dall’altra Parma, piccola capitale ducale, cresciuta all’ombra del Teatro Regio e del suo Maestro, dove la cultura è da sempre un motivo di orgoglio quotidiano. Due modi di vivere la città, che il pallone fa incontrare.Quando le due squadre usciranno dal tunnel del Tardini, ci sarà qualcosa di più antico del risultato. Nel 1913 il Bologna sarebbe stato tra gli ospiti della prima festa calcistica di Parma: il primo incrocio, in fondo, comincia da lì. E sullo sfondo resta la musica di un compositore che prestò il nome a una squadra e, senza saperlo, a una squadra più grande. Una storia che, prima del pallone, aveva già le note giuste.
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